giovedì, 11 Agosto 2022

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    HomePadovanoBassa PadovanaSchiavonia, la chiamata di papa Francesco a don Marco Galante

    Schiavonia, la chiamata di papa Francesco a don Marco Galante

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    Il cappellano dell’Ospedale Madre Teresa di Schiavonia riceve una chiamata inaspettata da papa Francesco. Don Marco Galante aveva inviato una lettera al pontefice per condividere la preghiera dei malati di Covid

    Alle 11:37 di mercoledì mattina quando Don Marco Galante, cappellano all’Ospedale “Madre Teresa” di Schiavonia (Ulss 6), riceve una chiamata sul suo cellulare da un numero sconosciuto. «Ero in canonica – racconta il don – e avevo appena terminato un collegamento di formazione con un gruppo di preti e mi preparavo a uscire per tornare in ospedale».
    La sorpresa più grande arriva, però, quando risponde alla chiamata. Dall’altra parte della cornetta una voce dice: “Pronto, parlo con don Marco Galante? Sono papa Francesco”. (continua a leggere dopo la gallery)

    La lettera di don Marco al papa

    In realtà, era stato proprio don Marco a contattare il papa con una lettera per condividere la preghiera dei malati di Covid ricoverati a Schiavonia, ma mai si sarebbe aspettato di ricevere una chiamata da Francesco. Il cappellano della Diocesi Di Padova è stato quattro minuti e più al telefono con la massima autorità della Chiesa cattolica: «mi è sembrato un tempo surreale – confessa don Marco – mi tremavano le gambe e mi sentivo confuso interiormente. Ho ascoltato più che parlare. Al termine della telefonata papa Francesco mi ha detto che mandava la sua benedizione all’ospedale di Schiavonia, per gli ammalati e tutte le persone che ci lavorano e spendono la loro vita accanto a chi soffre e una benedizione anche alle quattro comunità che seguo. Mi ha sorpreso quanto fosse informato! E poi immancabilmente ha concluso: “mi raccomando, continui a pregare per me!”».

    Il cappellano: “Vivo ancora un misto di stupore, gratitudine e senso di inadeguatezza”

    Un’emozione che don Marco Galante non dimenticherà facilmente. «Vivo ancora un misto di stupore, gratitudine e senso di inadeguatezza… ma con tanta gratitudine e desidero riportare questo messaggio e questa benedizione ai malati e a tutte le persone che si stanno dedicando a chi soffre e a condividere con quanti insieme a me, e a nome della Chiesa, cercano in tante corsie di ospedale di portare conforto, soprattutto in questo tempo così difficile e particolare che stiamo vivendo».

     

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