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Tumore alla prostata

Tumore alla prostata
Tumore alla prostata

Epidemiologia

La neoplasia prostatica è attualmente la seconda neoplasia solida più frequente nell’uomo e rappresenta circa il 15% di tutte le neoplasie diagnosticate. Il fattore primario di rischio è l’età. Il tumore della prostata è raro negli uomini al di sotto dei 40 anni, ma diventa più comune con l’avanzare dell’età (l’età media al momento della diagnosi è di 65 anni). Altri fattori rivestono un ruolo importante nell’insorgenza di questa patologia come la familiarità, la dieta occidentale, la razza e lo stile di vita, in particolare obesità e diabete.

Diagnosi

La diagnosi di neoplasia prostatica è più frequentemente incidentale, essendo tale patologia asintomatica nella maggior parte dei casi. Per tale motivo è consigliabile sottoporsi dopo i 40 anni ad una esplorazione rettale (procedura minimamente invasiva che consente di valutare le dimensioni, la forma e la consistenza della prostata) e ad un esame ematochimico volto a valutare il PSA, l’Antigene Prostatico Specifico.

Nel caso di sospetto tumore della prostata la risonanza magnetica della prostata rappresenta una particolare tipologia di esame RM, che prevede l’acquisizione di multiple immagini della prostata, ciascuna delle quali fornisce differenti informazioni anatomiche, strutturali e funzionali. Per lo studio multiparametrico della prostata con RM è necessario uno specifico equipaggiamento, con apparecchiatura RM di ultima generazione, operante ad elevata intensità di campo magnetico (almeno 1,5 Tesla), e con una specifica dotazione hardware e software. Data la complessità dell’esame, sono state codificate delle linee guida internazionali, definite PI-RADS, per l’esecuzione e la refertazione dell’esame della prostata, che permettono una valutazione oggettiva delle lesioni prostatiche, assegnando loro un punteggio compreso tra 1 e 5, che rappresenta un indice di probabilità che la lesione costituisca una neoplasia prostatica aggressiva; maggiore è il punteggio PIRADS, maggiore è la probabilità che il nodulo sospetto sia un tumore maligno. La RM multiparametrica è oggi considerata la metodica di diagnostica per Immagini più efficace nello studio della prostata, in grado di ottenere ottimi risultati nell’individuazione delle neoplasie prostatiche significative, cioè delle forme neoplastiche aggressive.

L’accuratezza della RM multiparametrica è compresa tra l’84% e il 90%; il dato più significativo della RM prostatica è l’elevato valore predittivo negativo (94%), il che significa che se l’esame è negativo vi è un’elevata probabilità (superiore al 90%) di non avere una neoplasia prostatica aggressiva. La tecnica bioptica standard nel sospetto di un tumore della prostata prevede l’esecuzione di biopsie prostatiche sotto guida ecografica, mediante prelievi sistematici sui diversi settori della ghiandola, senza però la possibilità di poter mirare l’area da campionare con l’imaging. Ciò è dovuto principalmente alla bassa accuratezza dell’ecografia utilizzata durante la biopsia di individuare le lesioni neoplastiche. I limiti della tecnica bioptica standard sono pertanto rappresentati dalla possibilità di mancato campionamento o di campionamento solo parziale delle lesioni, e dalla possibilità di campionamento di lesioni non significative. Una soluzione a questi problemi è data dalla tecnica biopsia di “fusione”, in grado di utilizzare le immagini RM per mirare l’esecuzione dei prelievi delle biopsie ecoguidate, combinando la precisione della risonanza multiparametrica nell’identificare le lesioni neoplastiche, con la semplicità e l’ottimale rapporto costo-beneficio della biopsia ecoguidata. Per l’esecuzione della “fusion biopsy” vengono utilizzati sistemi in grado di fondere e co-registrare le immagini della risonanza multiparametrica.

Terapia

Attualmente il trattamento più frequentemente utilizzato nel caso di una neoplasia prostatica non metastatica è l’intervento chirurgico robotico che consiste nell’asportazione completa della ghiandola prostatica, delle vescicole seminali e, laddove vi sia indicazione, dei linfonodi loco-regionali. A differenza dell’intervento a cielo aperto, consente infatti di operare con un ingrandimento visivo fino a circa 20 volte e con una visione a 3 dimensioni. Questo permette al chirurgo di apprezzare la profondità di campo, cosa non possibile ad esempio con la tecnica laparoscopica classica. La visione intraoperatoria robotica permette di riconoscere anche i più piccoli dettagli anatomici e di eseguire l’intervento con una accuratezza significativamente superiore a quanto sia possibile ottenere con la chirurgia classica a cielo aperto o con la chirurgia laparoscopica. Grazie a questi vantaggi è possibile ottenere dei risultati oncologici paragonabili all’intervento a cielo aperto garantendo tuttavia una migliore e più rapida ripresa funzionale. Inoltre i tempi di degenza, recupero e le perdite ematiche sono significativamente inferiori.

L’intervento, nella maggioranza dei casi, è curativo in presenza di malattia localizzata e le sequele come l’incontinenza urinaria sono molto meno frequenti rispetto al passato. Grazie alla tecnica “nerve-sparing” che preserva i nervi deputati all’erezione, la maggior parte dei pazienti sottoposta a tale intervento può recuperare la propria funzione erettile.

Dott. Alessandro Crestani
specialista in Urologia
Via Cavazzana, 39 – 35123 Padova, Italia
Tel: +39 049 8787479
Email: info.morgagni@affidea.it

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