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Venezia e il Mose

Venezia è una delle città italiane più frequentata dai turisti per le sue bellezze naturali e per i monumenti che la impreziosiscono. Uno di questi, la Piazza di San Marco, con la sua Basilica, viene messo sempre in pericolo, così come larga parte della città, in occasione dell’acqua alta, che colpisce Venezia e la sua laguna. Per ovviare a questo problema, la soluzione è stata la realizzazione del Mose, acronimo di Modulo Sperimentale Elettromeccanico, un sistema che comprende 78 paratoie indipendenti che funzionano come dighe mobili.

Venezia

Il Mose quindi avrà il compito di proteggere Venezia, una delle città più belle d’Italia, ricca di fascino ed opere d’arte che attirano migliaia di visitatori ogni anno. La città lagunare è famosa anche per il Casinò di Venezia, considerato uno dei migliori casino italiani fondato nel 1638 e riconosciuto come la casa da gioco più antica al mondo.

Scopriamo insieme qualcosa di più su questa grande opera di ingegneria!

Il Mose di Venezia

Il Mose è un sistema di 78 paratoie indipendenti che funzionano come dighe mobili, ed ha lo scopo di proteggere la città di Venezia dai problemi di allagamento dovuti all’acqua alta. La sua costruzione, dopo diversi anni di progettazione, è stato avviata nel 2003 e pochi giorni fa, il 3 ottobre 2020, è stato innalzato per la prima volta, con esito positivo, impedendo l’arrivo dell’acqua in città. L’opera non è ancora completa e fino al momento del suo completamento le paratoie mobili saranno alzate soltanto quando la marea avrà superato una altezza di 130 centimetri. Questo non permetterà di salvaguardare la piazza e la Basilica di San Marco, che si allaga quando il livello dell’acqua raggiunge i 90 centimetri. I mosaici che si trovano nella basilica resteranno ancora a rischio.

Quando saranno completati i lavori di costruzione del Mose partirà anche lo sviluppo di un piano che garantisca l’impermeabilizzazione della piazza stessa, che sarà terminato entro 2 anni.

Cosa pensano i veneziani sull’utilizzo del Mose

Dopo questo primo esperimento del 3 ottobre 2020, che ovviamente ha fatto gioire tutti i veneziani, la decisione di utilizzare le paratoie solo quando la marea arriva a quota 130 centimetri, ha riportato delusione e fatto scattare l’allarme. Carlo Alberto Tesserin, Procuratore di San Marco, parlando del valore innegabile dell’opera ha sottolineato come ci sia la necessità di mettere al più presto in sicurezza tutta l’area della Basilica che è una delle più basse della città. Ogni “alzata” delle barriere del Mose costa, comprendendo sia il personale addetto che l’elettricità necessaria, circa 300.000 Euro e la stima del costo per il funzionamento e la manutenzione, una volta terminata la costruzione, è di circa 100 milioni di Euro annui.

In occasione della prima prova erano presenti anche molti personaggi politici, sia della Regione Veneto che del Governo. La differenza tra alzare le barriere con 110 centimetri, come è stato in occasione della prova generale dello scorso 3 ottobre, e con 130 centimetri è sostanziale, in quanto con una marea di altezza 110 centimetri la parte di Venezia che viene invasa dall’acqua è pari all’11% della superficie, mentre quando la marea raggiunge i 130 centimetri questa superficie è pari al 70%.

Il funzionamento del Mose

Le paratoie del Mose, suddivise in 4 barriere poste in punti strategici, due alla bocca del Lido, una alla bocca di Malamocco e una alla bocca di Chioggia, in condizioni di bassa marea sono piene d’acqua. Il loro funzionamento avviene tramite l’aria compressa che viene immessa al loro interno e determina la fuoriuscita dell’acqua. Questo le fa ruotare attorno alla cerniera centrale e determina il loro galleggiamento a protezione della laguna. Nel sistema del Mose sono presenti anche delle conche di navigazione che permettono il passaggio delle navi anche con le barriere alzate.

La storia del Mose e gli scandali

Nella lunga storia del Mose sono presenti scandali e rallentamenti, che sono avvenuti sia durante l’iter progettuale che durante i lavori di costruzione (secondo il programma dovevano terminare nel 2016). Questo ha portato a dei ritardi, tanto che il suo completamento è previsto soltanto per la fine del prossimo anno. Quest’opera di ingegneria idraulica è stata anche criticata da vari esperti, che hanno sottolineato come tutte le città che si trovano a confrontarsi con il pericolo dell’acqua alta abbiano fatto ricorso al sistema delle dighe galleggianti. Persistono anche delle perplessità riguardo all’impatto che il Mose ha sull’ambiente circostante e solo lo scorso anno, uno studio, effettuato dal Cnr, aveva evidenziato che i lavori di costruzione hanno generato un erosione dei fondali della laguna.

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