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Cavarzere, un video per tornare ad accendere le luci su attori e spettacoli

Giorgia Gambato ci porta a conoscere la #luceinpalcoscenico, un video per tornare ad accendere le luci su attori e spettacoli. Il messaggio di speranza dell’attrice della compagnia di Filodrammatica di Cavarzere (Venezia) dopo un anno difficile

Ebbene sì, Signore e Signori: il teatro italiano è sconfitto. Sconfitto da un anno che non gli ha lasciato scampo, un anno duro che ha visto da una parte la perdita di tantissimi spettacoli e dall’altra la malinconia negli occhi di quelli che amano con tutto il cuore questo mestiere: gli attori.

L’interesse per l’oblio nel quale il teatro italiano si trova è stato messo alla luce dall’attrice Giorgia Gambato, cavarzerana doc. (continua a leggere dopo la gallery)

Giorgia, infatti, grazie alla disponibilità data dal sindaco Henri Tommasi e dal vicesindaco e assessore alla Cultura Paolo Fontolan, ha usufruito del Teatro Tullio Serafin di Cavarzere (Venezia) per realizzare un video molto significativo in ricordo della categoria alla quale appartiene.

Attrice da quando è ragazzina, Giorgia fa parte della compagnia della Filodrammatica di Cavarzere che, come racconta Fontolan, nasce agli inizi del ‘900 ed è una realtà ben consolidata in paese.

Giorgia, da dove è partita in te l’idea di creare un video di questo genere?

“Sicuramente dalla mancanza fisica del teatro, del palcoscenico, del pubblico, dei colleghi. Inoltre, volevo far conoscere una realtà che non è abbastanza conosciuta. Ho pensato ad un modo per invogliare le persone a tornare a teatro, per sensibilizzare le attività teatrali e soprattutto per coinvolgere i giovani di oggi”.

Nel video si denota una grande nostalgia di tutto ciò che avveniva prima e dopo la messa in scena dello spettacolo. Cosa ti manca di più?

“Mi manca la quotidianità. Mi manca arrivare in ritardo, ridere e piangere con i colleghi, i suggerimenti del regista. Mi manca pure la stanchezza che ti assale quando, dopo una giornata di lavoro, devi andare a teatro per provare. La mia, infatti, è una passione. La filodrammatica di Cavarzere rientra nella categoria di Teatro Amatoriale e io ho iniziato a recitare in questa compagnia quando avevo quindici anni”.

Nello spettacolo reciti in veneziano degli spezzoni tratti da “Il Campiello” di Carlo Goldoni. Abituata ad un pubblico sicuramente numeroso e partecipativo, cosa hai provato ad esibirti in una sala vuota acclamata da applausi di spettatori virtuali?

“È stato molto strano, emozionante. L’emozione che ho provato però non era del tutto positiva. Nell’ultima scena, infatti, ho salutato Venezia e in quell’esatto momento mi sono staccata dal personaggio che interpretavo perchè l’emozione è stata troppo forte nel vedere il teatro vuoto. Le battute non erano scelte a caso perché pensando a Venezia ho pensato al “mio” teatro, l’ho salutato con dispiacere e ho pianto. È stato molto triste”.

Quando sei sul palco ti senti diversa o sei sempre la stessa?

“Non credo di essere una persona diversa però sono fortemente convinta che il palcoscenico ti offre l’occasione per far emergere ciò che quotidianamente non emerge, un lato di te stesso che le persone non conoscono”.

“Tutto è finto, niente è falso” con questa frase di Gigi Proietti si è aperto e chiuso il sipario (virtuale). Sei d’accordo?

“Sì, sono pienamente d’accordo. Il teatro riporta situazioni puramente inventate però ciò che lo anima è tutto vero: l’amore, la tristezza, tutti i sentimenti più forti che caratterizzano l’essere umano sono reali sul palcoscenico.  Poi sta alla bravura dell’attore riportare nella finzione la verità di un’emozione. Il teatro fa riflettere, il teatro insegna”.

Sul tuo profilo Facebook hai scritto che i teatri sono stati avvolti completamente dal buio, che meritano di essere aperti per tornare a brillare come prima. Con questo video certamente hai smosso la curiosità anche di persone che non sono mai state sedute in platea. La vostra compagnia ha altri progetti in futuro?

“Dipende tantissimo dalle risorse che abbiamo, in questo momento siamo fermi poiché finché non saremo tutti vaccinati abbiamo deciso di aspettare. Uno dei nostri obiettivi è quello di cercare di coinvolgere i giovani e, perché no, magari creare dei progetti con e per loro. Io ho iniziato proprio così, con un progetto intitolato “T come Teatro” che prevedeva delle lezioni per imparare l’arte di recitare”.

Alla fine c’è una dedica in ricordo del vostro regista Franco Penzo. Cosa rappresenta per te, anzi, per voi?

“Franco è stato il nostro regista per moltissimi anni ed è stato proprio lui a farci scoprire questa commedia che purtroppo non abbiamo mai portato sul palcoscenico. Questo video è un ringraziamento per tutto ciò che ci ha insegnato. Volevo inoltre ringraziare le persone che hanno contribuito a realizzarlo: Devid Penguti, Marco Samiolo, Paolo Allodoli, Elaborazioni Aeree”.

Giorgia, insieme a tutti i membri della Filodrammatica, spera di tornare presto alla normalità…

“Dobbiamo ripartire da capo; c’è tanta voglia di divertimento, di bellezza, di arte e il teatro gioca un ruolo importante. Come Teatro Tullio Serafin cerchiamo di fare proprio questo: un cartellone vario e soprattutto di qualità. Siamo già al lavoro con tantissime iniziative. Posso affermare con sicurezza che il nostro pubblico ritornerà presto nel nostro teatro” è il commento dell’assessore alla Cultura Fontolan.

 

 

Benedetta Cesaro

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