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Cinema, riaperture: “Suonala ancora Sam”

Riaperture. Dopo le date di avvio della programmazione, la vera scommessa è il futuro delle sale cinematografiche

Negli ultimi tredici mesi le sale cinematografiche sono state aperte per poco più di due. Gli incassi del 2020, a livello mondiale, hanno registrato un meno 80% rispetto al 2019. Gli spettatori, coccolati da divano e piattaforme, non hanno risentito in modo altrettanto drammatico della mancanza del prodotto audiovisivo (e un giorno ne riparleremo). La domanda che in tutto il mondo ci facciamo non è più legata alla data delle riaperture, ma al futuro della sala. Per rispondere ho dialogato con tre noti addetti ai lavori padovani.

Alberto Fassina del cinema Multiastra, Demetrio Pala del cinema Rex e Marco Sartore, direttore di AGIS Triveneto. Scopro un dato positivo comune. I ristori, assieme alla CIG per i dipendenti, permettono a molte sale di resistere e pagare le spese di affitto e utenze. Non era scontato. Quelli che chiuderanno nell’immediato lo faranno soprattutto per problematiche che erano croniche pre-pandemia. Del resto non possiamo fingere che tutto andasse bene e nemmeno benino. Il cinema Multiastra è il cinema d’essai di Padova per elezione.

Nelle poche settimane di apertura il pubblico ha mostrato grande affetto. Fassina ci racconta che il suo è un cinema in cui lo spettatore entra perché si fida della programmazione proposta e quel rapporto viene coltivato da anni. Non si preoccupa delle piattaforme e delle nuove abitudini di fruizione, “il cinema è sopravvissuto alle VHS, ai DVD, alla pirateria dello streaming, e sopravviverà alle piattaforme”.

Piuttosto a preoccuparlo sono una filiera che non riesce ad armonizzarsi (produzione, distribuzione, esercizio) e un primo periodo che risentirà della contrazione economica e, probabilmente, anche della paura di ritornare in una sala chiusa. Le idee per il futuro sono molte, una deriva da quello che abbiamo imparato in questi mesi. Ci siamo abituati alle videochiamate di gruppo e questo permetterà di garantire un appuntamento settimanale fisso con registi e cast in streaming live, prima o dopo la presentazione del film in sala, annullando le problematiche di logistica e di budget.

Il cinema Rex è uno di quei cinema che dalla parrocchia ha esteso negli anni la propria influenza ai quartieri limitrofi e al resto della città. Demetrio Pala non ci nasconde di aver passato un anno difficile, soprattutto per le incertezze ricorrenti. Si apre, si chiude, si riapre, si richiude. Ogni nuovo progetto veniva disatteso La parte difficile per le piccole sale chiuse da mesi è ricordare al pubblico della propria esistenza. Il Rex ha optato per affiliarsi a Io resto in sala, una piattaforma online. “Ci è servita per dare attualità alla nostra newsletter che è il dialogo principale con i nostri spettatori”.

Secondo Pala un anno è abbastanza lungo per minare le abitudini e alcuni spettatori non si rivedranno. Nel futuro del Rex c’è molto. “Negli ultimi anni abbiamo sviluppato attività laterali, stiamo diventando una sala di quartiere, un punto di riferimento per associazioni e cittadini. La nostra programmazione con le serate tematiche, i festival di cortometraggi e gli ospiti in sala ci stanno insegnando che il pubblico c’è, ma va intercettato”.

Marco Sartore di AGIS ha un punto di vista privilegiato. Mi ha colpito una sua frase “I problemi pre pandemia c’erano e si conoscevano. La vera paura è che sarà tutto come prima”. Secondo Sartore la ripartenza delle sale, ma dello spettacolo dal vivo in generale, dovrà avere come mantra lo spettatore al centro.

I grandi gruppi faranno le proprie scelte secondo logiche di mercato, ma l’esercizio di prossimità andrebbe difeso dallo Stato come bene collettivo, un presidio culturale in cui lo spettacolo diventerebbe un diritto di cittadinanza, un modo per consentire alle persone di incontrarsi e confrontarsi. Mi verrebbe da dire “Suonala ancora Sam”, frase di un film su cui nessuno avrebbe puntato un penny e invece è Casablanca.

Christian Cinetto

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