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Primo maggio, Zaia: “È la festa di tutti i veneti”

Il messaggio del Presidente del Veneto Luca Zaia in occasione della Primo Maggio.

Anche quest’anno celebriamo la Festa del Primo Maggio mentre il Covid 19 e le sue ripercussioni economiche impongono ad un numero tanto grande e diversificato di cittadini, come mai prima nella nostra storia recente, di confrontarsi sul valore del lavoro come garanzia di crescita, di benessere per sé e la propria famiglia, di sicurezza sociale e di progresso. Ma è anche vero che mai come di fronte alle difficoltà di oggi e alla crisi che ne è conseguita siamo tornati a percepire la necessità vitale del lavoro come strumento di ripresa, di riscatto, di rinascita. Dalla situazione in cui questa pandemia ci ha trascinato ne usciremo e sono certo che la via maestra per farlo sarà irreversibile quando ci saremo lasciati alle spalle l’incertezza riguardo al lavoro che oggi sono in troppi a vivere. Questo Primo Maggio, quindi, rappresenta una sfida comune; soprattutto in un tessuto produttivo come il nostro, composto in massima parte da aziende con meno di quindici dipendenti, dove il rapporto tra imprenditore e dipendente è diretto e strettissimo. Anche per questo la festa perde ogni patina ideologica e assume il significato di un momento di rispetto dovuto alla Persona e al valore del Lavoro. Non è la festa di pochi o di alcuni, per noi è la festa di tutti i Veneti.

La storia del Primo Maggio come festa dei lavoratori ci trasmette la memoria di un impegno unitario nelle lotte per il riconoscimento di diritti, la conquista di tutele sociali, il raggiungimento di traguardi sindacali. Impegno non solo affidato ai libri di storia come ci ricordano ancora oggi le trattative dei dipendenti di importanti poli industriali nella nostra regione, sostenuti attentamente dalla nostra unità regionale per le crisi aziendali.

È la ricorrenza annuale in cui onoriamo le tante vite perse proprio sul lavoro. Una tragica coincidenza vuole che questo Primo Maggio giunga all’indomani dell’incidente mortale che, a Montebelluna, ha coinvolto un giovane operaio. Esprimo solidarietà e vicinanza ai familiari, alla fidanzata e ai colleghi di cantiere.  Ci troviamo ancora una volta a riflettere sul valore di un simile sacrificio che, nonostante le leggi e gli strumenti di maggior tutela raggiunti, continua ad essere un rischio come la cronaca ci ricorda ancora troppo spesso. Un rischio mai debellato negli ambienti di lavoro tradizionali e che, in quest’ultimo anno, ha visto toccate da vicino le categorie più esposte al contagio: da tutte le figure professionali della Sanità e dei Servizi sociali ai lavoratori nell’ambito della Sicurezza, della Difesa e del Soccorso, dagli operatori dei servizi essenziali e della distribuzione a quelli dei trasporti e della logistica. A tutti questi cittadini desidero giunga un sentito grazie.

Ma un grazie penso sia doveroso anche a coloro che sono stati costretti a stringere i denti, astenendosi dal lavoro per un tempo così tanto prolungato, in ossequio alle disposizioni di contrasto alla pandemia. Penso a tanti occupati nel commercio, nel turismo e nella ristorazione, nello spettacolo e nella cultura, nel settore fieristico e in quello delle imprese viaggianti. Un’astensione non facile, che mai si sarebbe creduta possibile prima. Lo dico conoscendo la passione per il lavoro di noi Veneti che vediamo nell’attività lavorativa quotidiana una quasi professione religiosa irrinunciabile, un mezzo di proiezione ottimistica nel futuro, una ricchezza indipendentemente dal successo finanziario. Ma è questa nostra caratteristica che mi convince a guardare con fiducia alla ripresa. Potrebbe sembrare un controsenso perché fino all’inverno scorso il Veneto vantava una situazione occupazionale, nel quadro nazionale seconda solo al Trentino Alto Adige; oggi si prospetta una flessione di 60.000 posti di lavoro. Ma sappiamo anche di essere la regione dove, con il lavoro di ogni giorno in 600.000 imprese, si raggiungono i 150 miliardi di Pil.

Come nel dopoguerra il Veneto grazie all’impegno e alla forza del mondo del lavoro ha conosciuto una crescita economica senza precedenti, fino a diventare uno dei primi poli produttivi d’Europa, dopo questa crisi pandemica troverà ancora nel lavoro l’arma della ripresa.

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