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Aggressione razzista a un medico a Chioggia

La moglie del medico camerunense denuncia su Facebook l’aggressione del marito a Chioggia

Ecco il suo post:

“Cosa significa essere un medico nero a Chioggia nel 2021.

È il 2 giugno, stai aspettando con la tua bimba che il suo papà torni dal lavoro per mangiare una pizza. Invece ti arriva una telefonata in cui lui ti dice con voce strozzata che ha chiamato la polizia perché lo stanno inseguendo in moto e lo vogliono picchiare.

Se sei un medico fiscale nero e lavori a Chioggia è questo quello che ti succede.

Succede che in orario di visita un uomo che non era in casa, avvisato telefonicamente dai vicini, arriva in bicicletta indossando il costume e invece di giustificare con vergogna la propria assenza, ti sequestra chiudendo il cancello della palazzina e ti minaccia ripetutamente di morte.

Succede che avvicina la mano a un bastone mentre ti urla “Negro di merda, da qui non esci vivo”, “Non puoi venire in Italia a fare il cazzo che ti pare”, “Tu mi firmi che ero in casa o ti spacco la testa”, poi ti strappa il tablet dalle mani e lo scaraventa su un muretto rompendolo in mille pezzi.

Succede che tutto avviene davanti ai vicini affacciati alle finestre e ai cancelli e, mentre tu chiedi “Per favore chiamate la polizia”, “Per favore aprite il cancello”, loro ti guardano sghignazzando, si piazzano sulla sedia che lui ci ha messo davanti per bloccarti la strada e si prendono gioco di te “No, adesso te la vedi con lui”.

Succede che nonostante le tue richieste di aiuto di fronte a un uomo violento, nessuno viene in tuo soccorso o prova a calmarlo. Anzi, mentre tu tenti di chiamare il 112 in un momento di distrazione dell’uomo, le vicine lo informano che hai chiamato la polizia, che hai il cellulare nascosto tra i fogli e lui te lo strappa privandoti della tua unica possibilità di salvezza.

Succede che per salvarti la vita vieni obbligato a sottoscrivere il falso e quando finalmente riesci ad allontanarti e ad entrare nella tua auto, l’uomo ti raggiunge per dirti “Sei morto, ti vengo a prendere” e con violenza inaudita divelle la maniglia della portiera dell’auto di cui stai pagando le rate, per scagliarla contro il tuo finestrino. E mentre tu tenti di andartene, un altro vicino gli offre un passaggio in moto per inseguirti mentre scappi.

Perché sei nero.

Non importa se sei la persona più buona e corretta del mondo, se ti sei laureato in medicina a Padova, se parli italiano meglio di un madrelingua, se ti presenti sul lavoro sempre ben vestito e con un cartellino identificativo, se sei sempre cordiale ed educato. A Chioggia sei un nero di merda.

E dopo mesi di lavoro in una città tanto ostile ti abitui alla maleducazione della gente che ti accoglie sempre con un “Che cosa vuoi? Vattene da qui” senza mai lasciarti il tempo di dire chi sei.

Ti abitui alla sconcertante mancanza di vergogna di tutti quelli che ti intimano di andartene mentre sei seduto in macchina ad aspettare tranquillo l’orario delle visite.

Ti abitui ad ascoltare il loro agghiacciante “Eh sai (dandoti rigorosamente del tu), ci sono stati dei furti qui in zona” quando chi ha provato a cacciarti malamente è il destinatario della visita fiscale.

Ti abitui al macellaio del paese che, dopo aver parlato mezz’ora serenamente con te e averti indicato alcuni indirizzi impossibili da trovare , chiama la polizia dicendo che c’è un uomo sospetto davanti al suo negozio.

Ti abitui all’ignoranza razzista di una comunità che ti fa tornare a casa ogni sera con l’amaro in bocca, un senso di inadeguatezza e di profonda tristezza.

Cerchi perfino di giustificare la signora che, dopo averti fatto entrare e accomodare in casa per procedere alla visita, scappa improvvisamente impaurita per le scale urlando “Mi vuole derubare, mi ha spruzzato qualcosa in faccia” perché a distanza di due metri da lei hai pulito col disinfettante il tablet prima di appoggiarlo sul tavolo per tutelare la sua salute.

Chissà se qualcuno si è chiesto quanta paura abbia provato l’uomo nero vedendo arrivare il vicino di casa che brandiva un cacciavite.

È troppo per un uomo. È troppo per un bravo ragazzo. È troppo per la società del ventunesimo secolo. È troppo per me, che lo amo e non posso continuare ad aver paura di non veder rincasare la sera il meraviglioso padre di mia figlia. Non è più ignoranza, maleducazione o stupidità. Questa è violenza. Violenza del branco”.

Aggressione medico a Chioggia, la solidarietà del Comune

Il Comune di Chioggia si fa sapere subito solidale con il medico aggredito: «L’Amministrazione Comunale esprime massima solidarietà al #medico fiscale, che nei giorni scorsi è stato aggredito in un quartiere della nostra città durante il suo lavoro – commenta il sindaco Alessandro Ferro -. Una violenza assurda, aggravata da frasi razziste.
Ha fatto bene il medico a denunciare pubblicamente ciò che gli è accaduto.
E, noi come lui, non dobbiamo tollerare episodi incresciosi come questi, dove individui usano il colore della pelle per insultare. Questa NON è Chioggia e non è la società che vogliamo per i nostri figli».

Montanariello e Zottis (PD): “Solidarietà al medico aggredito a Chioggia, necessarie azioni più incisive contro razzismo e violenza”

“Quanto accaduto a Chioggia è disgustoso: aggredire una persona che sta semplicemente svolgendo il proprio lavoro e per di più con insulti razzisti, non ha senso. Siamo vicini al medico dell’Inps: ha fatto benissimo a denunciare, ma rattrista che nessuno si sia mosso in sua difesa”. A dirlo sono Jonatan Montanariello e Francesca Zottis, consiglieri regionali PD, commentando l’episodio accaduto a Chioggia e che ha avuto come vittima un medico dell’Inps originario del Camerun, impegnato in una visita fiscale. “Abbiamo letto il suo racconto e imbarazza dover sentire, ancora nel 2020, certe espressioni, così come comprendiamo la richiesta di voler lavorare altrove per non mettere a rischio la propria incolumità e quella dei suoi familiari. Purtroppo la battaglia contro il razzismo e la violenza sono ben lontane dall’essere vinte: da parte delle istituzioni è necessario rafforzare le azioni di contrasto a partire dai più giovani, affinché diventino degli adulti migliori di quelli attuali. Casi come questo non vanno assolutamente sottovalutati o banalizzati”.

Chioggia, solidarietà al medico aggredito dal Veneto che vogliamo

Ecco la nota di Veneto che vogliamo:

“Cosa significa essere un medico nero a Chioggia nel 2021”.  Inizia così il post della moglie del medico aggredito a Chioggia il 2 giugno. Segue la descrizione di ciò che è accaduto.
E ciò che è accaduto è agghiacciante, brutale. Sembra l’Alabama del 1800, l’Alabama del Ku Klux Clan.
È accaduto che il medico è stato aggredito, offeso, sequestrato, minacciato di morte, inseguito. È accaduto mentre stava svolgendo il suo lavoro: visita fiscale. La persona non era a casa, è arrivata avvisata da qualcuno e da lì è iniziata la delirante sequenza di brutalità, mentre i vicini guardavano. Come uno spettacolo.
L’indifferenza attorno è ancora più agghiacciante. Gente che osserva senza muovere un dito. C’è da vergognarsi. Ma non da stupirsi. Sono anni che la destra in Italia butta benzina sul fuoco dell’odio razziale. Un mestiere che hanno ereditato dal benito, il ducetto, di cui esaltano le doti e ne vantano l’eredità.
Quello che succede a Chioggia viene da lì e dall’indifferenza, dal clima di lassismo che per anni ha tollerato le manifestazioni fasciste.
Abbiamo chiesto le dimissioni della Donazzan, assessora in regione nota per cantare faccetta nera e per prendere posizione contro i transgender. Ed è ancora li. Abbiamo chiesto le dimissioni di Furlanetto, consigliera comunale ad Adria che si dice contenta di essere SS. Ed è ancora lì. Le dimissioni non vengono date. La maggioranza in questa regione li vota e sostiene. Noi siamo con quella parte che non è razzista e che vede il pericolo, l’abisso nel quale stiamo entrando tollerando tutto ciò. Saremo sempre un baluardo contro l’odio razziale. Esprimiamo solidarietà e vicinanza morale al medico aggredito e alla sua famiglia. C’è altro in Veneto rispetto a quanto avvenuto a Chioggia. È un altro che deve prendere sempre più voce. Nessuna tolleranza e indifferenza verso l’odio razziale che pascola nell’ignoranza e nel fascismo.

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