Logo testata di vicenza

Home Vicenza Arzignano, mancano infermieri al centro anziani: il Cda vuol chiudere l'hospice i...

Arzignano, mancano infermieri al centro anziani: il Cda vuol chiudere l’hospice i sindacati dicono “no”

Muro contro muro allo “Scalabrin” di Arzignano tra sindacati e amministrazione

Scalabrin
Il centro per anziani “Scalabrin” è nella bufera del confronto fra sindacati e Consiglio d’amministrazione

Mancano infermieri al centro anziani “Scalabrin” di Arzignano: il Cda vuole chiudere l’hospice per dirottare il personale, ma i sindacati si oppongono e chiedono di inviare infermieri dall’Ulss.

Le organizzazioni sindacali – informa una nota – che hanno incontrato l’amministrazione del Centro per anziani “Scalabrin” di Arzignano, esprimono grande preoccupazione per la drammatica carenza di infermieri all’interno della struttura.
Nel centro sarebbe previsto uno standard minimo di 17,6 infermieri, ma attualmente ve ne sono in servizio solo 9,6 per garantire il servizio sia nella Casa di Riposo che per la realtà dell’hospice (reparto di ricovero e assistenza per malati terminali).

Di fronte a questa grave carenza, l’amministrazione ha prospettato l’imminente chiusura dell’hospice, asserendo che questa sarebbe una soluzione necessaria a garantire l’assistenza a tutti gli altri ospiti della casa di riposo.
Questa soluzione per noi è inaccettabile, sostiene la nota firmata da Andrea Mantiero per la Cgil, Renato Lanaro per la Cisl e Rosanna Marostagan per la Uil.

Il problema della grave carenza di infermieri – prosegue la nota – non è un caso isolato alla sola Arzignano: con intensità diverse, il problema è ormai da tempo presente in moltissime altre realtà, vicentine e venete.

La chiusura dell’hospice per i malati terminali non risolve il problema, ma lo aggrava

Le migliori condizioni economico-contrattuali e le diverse possibilità di sviluppo professionale nella sanità pubblica, cui si sommano carichi di lavoro e orari sempre più pesanti all’interno delle strutture residenziali per anziani, stanno provocando un progressivo abbandono delle Rsa da parte di molti infermieri e di personale socio-sanitario.

Il problema nasce da lontano e non è più rinviabile l’avvio di una discussione e di una diversa programmazione di queste strutture da parte della Regione. È evidente, quindi, che non è la chiusura di un hospice che risolve il problema.

Si tratterebbe anzi di un’ulteriore ferita, che ricadrebbe su una delle categorie più deboli. Significherebbe mettere in discussione un servizio importante, che garantisce a persone in condizione di particolare fragilità di trascorrere gli ultimi giorni della loro vita accudite e accompagnate in una fase così delicata ed importante.

Le soluzioni ci sono: Regione e Ulss 8 Berica, ognuna per quanto di competenza, possono intervenire con risposte concrete per affrontare il problema. Oltre alla possibilità di una gestione diretta dell’hospice, vi sarebbe la possibilità di inviare temporaneamente personale dipendente in comando dall’Ulss, per fornire una soluzione in emergenza.
Le promesse fatte finora non hanno portato ad interventi concreti – conclude la nota – che però non sono più rinviabili!

Le più lette