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L’impennata dei prezzi delle materie prime (+33%) crea grandi difficoltà alle imprese

La preoccupazione di Confartigianato: questi aumenti diventano un freno agli ordini

La crisi delle materie prime introvabili, o dai prezzi insostenibili, arriva all’attenzione della Commissione europea, alla quale è stata presentata una interrogazione che chiede un rapido intervento delle istituzioni comunitarie in merito.

“Confartigianato da tempo chiede al Governo di affrontare il problema, attraverso strumenti e misure ad hoc – commenta il presidente Gianluca Cavion – Purtroppo non basterà la dimensione domestica a contrastare un fenomeno di portata
internazionale. Le imprese vicentine sono, infatti, parte di filiere di produzione europea con altri Paesi che scontano ovviamente analoga situazione”.

Una sollecitazione raccolta dall’eurodeputata vicentina Mara Bizzotto che ha comunicato a Confartigianato l’impegno di portare all’attenzione dell’Unione il tema, comunicando eventuali aggiornamenti o interventi in merito.

Quello delle materie prime è un argomento di forte impatto sulle aziende. In particolare quelle manifatturiere faticano reperirle, poi devono fare i contri con i prezzi che aumentando vertiginosamente, con il risultato che la produzione di moltissime aziende viene messa a rischio.

Soprattutto per quanto riguarda acciaio, ferro, alluminio, legnami, pelli, plastiche, gomma, resine, la carenza dei materiali sta generando non poche preoccupazioni nel mondo delle imprese e problemi nelle diverse produzioni; con conseguenze che si riflettono anche sulla competitività e la definitiva ripartenza del mondo produttiva in questa fase ancora complessa di
convivenza con la pandemia.

Da Confartigianato arrivano i dati: ad aprile 2021 gli aumenti dei prezzi delle commodities non energetiche sono stati del +33,4% rispetto ad un anno prima; rincari maggiori si registrano per i metalli di base con +65,7% tra marzo 2020 e marzo 2021.

Sul fronte delle materie prime energetiche i prezzi a marzo 2021 aumentano addirittura del 93,6% su base annua. Un’impennata che può provocare un effetto dirompente, come detto, sui costi sopportati dalle piccole imprese manifatturiere
italiane per l’acquisto di beni necessari alla produzione. L’Ufficio studi di Confartigianato ha ipotizzando uno scenario base: con aumento del 16,5% in media annuale dei prezzi delle materie prime, ne consegue un maggiore costo di materie prime per le imprese fino a cinquanta addetti dei settori interessati pari a 406 milioni di euro.

In uno scenario più severo, con aumenti che progrediscono anche nella seconda metà dell’anno, generando un aumento dei costi del 26,2%, si stimano maggiori costi annui per 644 milioni di euro. Nella media tra i due scenari, l’aumento dei costi di acquisto delle materie prime sarebbe del 21,4% e genererebbe maggiori costi annui per le 12.342 Pmi vicentine (quelle dei settori maggiormente interessati: legno e mobili, articoli in gomma e materie plastiche, metallurgia, prodotti in metallo,
fabbricazione di apparecchiature elettriche e non elettriche, fabbricazione di autoveicoli, costruzioni) pari a 526 milioni di euro (di cui 164 milioni nelle Costruzioni).

“Il timore diffuso, soprattutto nelle piccole aziende del settore della meccanica di produzione e della carpenteria legata alle costruzioni ed alle grandi opere che stanno per ripartire, è che proprio la questione delle materie prime sia un pericoloso collo di bottiglia: se l’effetto degli aumenti non si arresterà e si verificherà una conseguente difficoltà di approvvigionamento a costi stabili – aggiunge Cavion – Da qui parte degli ordini verranno messi in discussione e ci sarà prudenza nell’accettarne altri, in una domanda che, torna a crescere nella meccanica ed è trainata dall’Ecobonus nell’edilizia. E non solo: il rischio è il blocco di tanti cantieri con gravi ripercussioni economiche, sociali e sull’attuazione del Pnrr”.

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