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Vicenza, il col. Kloepper al comando dei parà Usa della 173esima brigata: è tornato a casa

E’ alla terza assegnazione a Vicenza: “Questo è un posto incredibile dove vivere e lavorare”

Il colonnello Mike Kloepper assieme alla moglie Ellen: ha assunto il comando della 173esima brigata dei parà alla “Del Din”

È tornato a casa. Mike Kloepper, nuovo comandante della 173ª brigata paracadutisti Usa, è la terza volta che è assegnato a Vicenza. C’era stato da capitano, comandante di compagnia, nel 2003-2006 quando i baschi viola erano ancora alla Ederle, quindi alla caserma Del Din nel 2014-2017 da tenente colonnello, come comandante di battaglione, e ci torna adesso nella veste di colonnello a comandare la brigata, dopo la laurea al War College.

Basta andare a leggere qui per capire la carriera del colonnello e la sua filosofia militare e di vita. È un coach che studia ed applica la leadership più efficace, che cerca di motivare gli uomini per ottenere il massimo.

Il generale a due stelle Andrew M. Rohling, comandante della Setaf – Africa, durante la cerimonia del passaggio di consegne svoltasi ieri nella base Usa, che da otto anni ha preso il posto dell’aeroporto “Dal Molin”, lo ha lodato pubblicamente: “Mike s’è laureato con distinzione, cosa che non ho fatto io a suo tempo, ma non sarà una sorpresa per molti di voi. Dimostra il suo talento. Io l’ho conosciuto quando era un giovane capitano e io un maggiore, tutti e due alla Setaf dopo la missione in Iraq, e in Afghanistan dove era al comando della compagnia Battle. Ho seguito la sua carriera da quel momento”.

Il gen. Rohling: “Questa è la migliore brigata dell’esercito degli Stati Uniti”

Il generale a due stelle Andrew M. Rohling, comandante della Setaf – Africa

Il generale, a margine della cerimonia, dissimula la sua indubbia verve con amabilità e perfino con qualche battuta. Lo ha scelto lei il nuovo comandante? “Figuriamoci – risponde – È Washington che decide. Se avessi potuto, certo, avrei scelto lui”. Bisogna credergli, anche se appare difficile pensare che una telefonatina da Washington non gliela abbiano fatta almeno per un parere, visto il grado, la conoscenza diretta e l’esperienza: anche il generale, infatti, ha comandato la 173ª brigata vicentina, che non è un’unità di secondo piano.

È una brigata che s’è guadagnata un posto nella Storia in Vietnam e l’appellativo di Sky soldiers, soldati del cielo. È l’unico reparto dell’esercito americano di stanza fuori dagli Usa che interviene immediatamente, come unità di pronto intervento, dove c’è una crisi: che sia Africa o Asia, se scoppia un guaio sono i parà della “Del Din” che vengono inviati.

Si comprende, allora, perché il generale Rohling abbia nel suo discorso ufficiale definito così la 173ª: “Questa è la migliore brigata dell’esercito degli Stati Uniti”. E, sempre dalla tribuna, rivolto al nuovo comandante ha aggiunto: “Affinché rimanga tale è necessario che tutti voi lavoriate ogni giorno per essere all’altezza dell’eredità di coloro che sono venuti prima”.

Il col. Burgess che ha lasciato il comando a Vicenza destinato a un’importante missione a Riad

Il colonnello Ken Burgess lascia Vicenza per un importante comando a Riad, in Arabia Saudita

Il colonnello Kloepper, che indubbiamente visto il cognome vanta ascendenti tedesco-europei, ha preso il comando dal colonnello Ken Burgess dopo i canonici due anni di mandato. Il generale Rohling non s’è nascosto dietro un dito e li ha definiti così: “Sono sicuro che non erano quelli che il col. Burgess si aspettava all’inizio. Ma nonostante l’imprevisto covid, non ha mai smesso di porre l’enfasi sulla prontezza, la salute e il benessere dell’intera famiglia dei suoi soldati. Ho assistito in prima persona alla tenacia e alla determinazione di Ken. Ha trattato il covid come un qualsiasi nemico su un campo di battaglia. Ha analizzato il suo comportamento, esaminato le sue tattiche, determinato i suoi punti deboli e ha stabilito una rotta che avrebbe consentito alla brigata di continuare ad addestrarsi. Grazie al suo acume tattico, alla pianificazione e alla leadership, la 173ª ha mantenuto la sua prontezza”.

Adesso il colonello è trasferito a Riad, con 43 gradi all’ombra, perché gli è stata affidata una “incredibile nuova responsabilità”, come spiega il generale: diventerà “program manager” del programma di modernizzazione della Guardia nazionale dell’Arabia Saudita, Paese da sempre grande alleato degli Usa: sarà responsabile di “un programma multimiliardario di vendite militari estere – ha aggiunto Rohling – uno dei più grandi del dipartimento della Difesa”. Se queste sono le premesse, tutto lascia pensare che Burgess diventerà anche generale, ma se chiedete conferma al generale Rohling, lui resta cortese ma diventa sfuggente e liquida l’interrogativo con un “mah”. Anche in questo caso probabilmente sa più di quanto (correttamente) possa ammettere.

Risponde invece convinto quando gli si rivolge un’altra domanda: “È vero che quella di Vicenza è una sede assai ambita dagli ufficiali americani?”. “Il migliore del corso a West Point – spiega Rohling – ha la possibilità di scegliere la sede di destinazione. E immancabilmente tutti scelgono Vicenza”. Parla per esperienza: anche per lui è la terza assegnazione a Vicenza e ha un figlio nato a Padova, che per un americano abituato alle mega distanze è come dire dietro casa.

 Il generale: “Vicenza è la prima scelta dei migliori diplomati a West Point”

Le bandiere schierate sulla piazza principale della caserma Del Din a Vicenza

Che sia un ritorno a casa anche per il colonnello Kloepper lo si capisce dal suo discorso, piuttosto inconsueto. Ricorda, infatti, tutte le persone che ha incontrato durante la sua carriera e che ritrova a Vicenza. A cominciare dal generale comandante della Setaf: “Ho messo alla prova la tua pazienza quando ero un impaziente capitano, mi dispiace”. E sgrana un rosario di nomi, situazioni, missioni e Paesi. Si comprende che ha girato il mondo, in pace e in guerra. Conclude: “Questo è un posto incredibile dove vivere e servire. Per i paracadutisti schierati qui che si chiedono di cosa stia parlando rispondo: fidatevi di me, state costruendo la vostra storia, è solo difficile da vedere adesso”.

Il colonnello, che ha due lauree e un master, come detto è un appassionato studioso di leadership. La domanda è d’obbligo: si sente più militare combattente, studioso o coach? La risposta è convincente: “Non si possono separare i tre aspetti. Un buon leader militare deve usare la storia per avere la capacità di guidare e di avere buone relazioni con tutti, colleghi e subordinati”. (Antonio Di Lorenzo)

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