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Beccate 17 ditte “apri e chiudi”: la GdF individua una frode da 5 milioni di euro, denunciato imprenditore cinese

Denunce per evasione fiscale e per la violazione di numerosi articoli del testo unico sulla sicurezza sul lavoro. Scoperta una frode all’erario da 5 milioni di euro. Sequestri preventivi su otto soggetti per 650mila euro. E individuate ben 17 aziende “apri e chiudi”. E’ il bilancio della operazione della Guardia di Finanza di Vicenza denominata “Re-Itinera”.

Gdf davanti Inps di Vicenza
Un’auto di servizio della Gdf passa davanti all’Inps di Vicenza in viale San Felice

Nelle scorse settimane i Finanzieri del Comando Provinciale di Vicenza hanno eseguito il sequestro preventivo per equivalente di beni fino a concorrenza di oltre 650.000 euro nei confronti di otto persone fisiche di nazionalità cinese.

Le indagini, condotte dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Schio nell’ambito dell’operazione “Re-itinera”, avevano tratto origine, nel 2019, dall’avvio di un controllo in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro eseguito, in orari notturni e congiuntamente all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Vicenza, nei confronti di un’impresa individuale con sede operativa a Schio (Vicenza) ed attiva nel settore economico delle confezioni di abbigliamento, riconducibile ad un titolare originario della Repubblica Popolare Cinese.

 

TUTTE LE AZIENDE SEMPRE NELLO STESSO LABORATORIO

L’attività di polizia economico-finanziaria ha permesso di individuare, complessivamente, 17 soggetti con medesima natura giuridica, che si sono avvicendati, anche accavallando i relativi periodi di operatività, all’interno dello stesso laboratorio dal 1998 ad oggi, per poi chiudere la partita I.V.A. o cessare di fatto l’attività dopo pochi anni.

Tutte le imprese sono state accomunate dallo spregio degli obblighi tributari in materia di presentazione delle dichiarazioni e versamento delle relative imposte, nonché degli oneri previdenziali relativi ai rapporti di lavoro dipendente.

Complessivamente, difatti, le ditte hanno accumulato un debito nei confronti dell’Erario (scaturito da attività di accertamento eseguite dall’Agenzia delle Entrate o dall’I.N.P.S. di Vicenza) ed iscritto a ruolo per circa 5 milioni di euro, comprensivo di imposte evase, sanzioni ed interessi passivi di mora maturati sino ad oggi. Tutte le cartelle esattoriali sono in toto non onorate e non è mai stata avanzata alcuna istanza di rateizzazione.

 

I LAVORATORI ERANO SEMPRE GLI STESSI

L’indagine ha permesso poi di rilevare come gran parte dei dipendenti fosse trasferita da una ditta all’altra all’atto della cessazione della partita I.V.A.; che il lavoro svolto nel laboratorio rimanesse esattamente lo stesso, come medesime rimanessero le controparti commerciali; infine, che tutte le imprese siano state gestite dal titolare della prima ditta individuale (attiva dal 1998 al 2005), il quale successivamente è stato inquadrato quale dipendente in tutte le altre, formalmente intestate a connazionali, del tutto estranei alla gestione aziendale (meri operai tessili) e spesso ignari della titolarità formale rivestita.

In sintesi, una commistione totale tra i soggetti giuridici, solo cartolarmente terzi, da un punto di vista di amministrazione, lavoratori dipendenti, sede, contratti stipulati e controparti commerciali. Alla luce di ciò, la vorticosa apertura di partite I.V.A. insistenti presso il medesimo indirizzo e formalmente intestate a soggetti diversi, ha avuto come unico obiettivo quello di rendere inefficaci le numerose procedure di riscossione coattiva (pari al numero delle ditte) instaurate dall’Amministrazione finanziaria.

 

TUTTA L’ATTIVITA’ RICONDUCIBILE A UN SOLO IMPRENDITORE

L’imprenditore, il quale nel 2019 ha trasferito il centro dei propri interessi in provincia di Varese, consegnando la gestione delle imprese scledensi al fratello, ha avuto il completo controllo di tutte le partite I.V.A., tanto da utilizzarle sovente, dopo la cessazione dell’operatività commerciale, per emettere fatture per operazioni inesistenti a beneficio delle ditte subentranti o di società operanti nel varesotto, permettendo a queste ultime di finanziare con l’evasione fiscale le nuove iniziative imprenditoriali.

Il dominus delle ditte individuali è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Vicenza, in concorso con tutti i titolari di diritto (complessivamente, 16 persone fisiche), per i delitti di dichiarazione fraudolenta, omessa dichiarazione, emissione di fatture per operazioni inesistenti e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (reati puniti dagli artt. 2, 5, 8 e 11 del D.Lgs. 74/2000).

 

GRAVI CARENZE SULLA SICUREZZA SUL LAVORO

L’accesso ispettivo congiunto con i funzionari dell’I.T.L. di Vicenza aveva permesso anche di rilevare come i locali adibiti a laboratorio tessile fossero privi di alcuni dei requisiti di sicurezza previsti dal D.Lgs. 81/2008. Nello specifico, i quattro estintori presenti erano privi di etichette di manutenzione ovvero non revisionati, come da legge, ogni 36 mesi (né controllati ogni 6 mesi); le uscite di emergenza non erano fruibili in quanto occluse da materiale tessile; infine, l’impianto elettrico era privo di regolare dichiarazione di conformità, oltre che pericolante e sospeso sulla testa dei dipendenti.

Il titolare della ditta, il quale ha successivamente estinto la contravvenzione eseguendo versamenti F23 per circa 5.000 €, era pertanto stato anche segnalato per i reati di cui agli artt. 55, comma 5, lettera c), 68, comma 1, lettera b) e 87, comma 2, lett. e) del D.Lgs. 81/2008.

Il G.I.P. presso il Tribunale di Vicenza ha emesso nei confronti dell’imprenditore apposito decreto di sequestro preventivo per equivalente fino a concorrenza di € 656.952, profitto illecito del reato di emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti.

Lo studio di consulenza contabile di riferimento delle ditte tessili, con sede in Emilia Romagna, è stato segnalato ai Reparti territorialmente competenti del Corpo per l’eventuale inosservanza delle disposizioni relative all’obbligo di adeguata verifica della clientela e di segnalazione delle operazioni sospette, di cui alla normativa antiriciclaggio.

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