sabato, 13 Aprile 2024
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Trivellazioni, Cestari: “No nuovi insediamenti davanti alle coste del Polesine”

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La consigliera regionale di Liga Veneta per Salvini Premier Laura Cestari ribadisce con fermezza il no alle trivellazioni in Polesine.

La consigliera è intervenuta sulla questione nella seduta di ieri, martedì 6 luglio, dopo aver già depositato una mozione nello scorso mese di maggio con la quale ribadisce la sua ferma contrarietà a nuovi insediamenti per ricerca ed estrazione di idrocarburi, “una battaglia che porto avanti quando ero consigliera provinciale a Rovigo”, ha spiegato.

Nel documento che a stretto giro approderà dunque in aula per l’approvazione, si ripercorre brevemente la storia delle trivellazioni, avviata in Italia con tecniche industriali a partire dalla seconda metà dell’Ottocento: le prime perforazioni in Polesine sono datate 1935 ma già prima del secondo conflitto mondiale, dai 13 pozzi iniziali si arriva a 64 mentre le centrali di compressione passano da una a 3. Nel 1946 il gas estratto supera i 26 milioni di metri cubi e nel 1950 si toccano i 170 milioni, ma è solo l’inizio: nel 1951, l’anno dell’alluvione, i pozzi sono 993 e nel 1959 diventano 1424 per 281 milioni di metri cubi estratti. A rischiare maggiormente è il Delta dove l’abbassamento del terreno, la cosiddetta “subsidenza”, arriva a punte di 3,5 metri tanto che nel 1961 diverse centrali tra Adria e il mare devono chiudere i battenti.

Una vicenda che rischia ora di ripetersi: nel sito del neo Ministero della Transizione Ecologica (già dell’Ambiente, ndr) compaiono infatti alcune messe in produzione di giacimenti, tra cui quello ribattezzato “Teodorico”, giusto davanti alle coste polesane, e i relativi decreti a firma dei ministri Cingolani e Franceschini hanno già avuto l’ok per la Valutazione di impatto ambientale, come riportato peraltro anche dalla stampa nazionale che ha fatto pure i nomi delle società autorizzate, ovvero Po Valley, Siam ed Eni.

“Il Veneto e in particolare il Bassopolesine – chiosa la Cestari – hanno già dato e non intendono sposare azioni che potrebbero causare altri danni irreparabili ad un territorio che invece sta cercando di valorizzarsi e promuoversi in chiave ambientale e turistica. Quello della subsidenza è un pericolo enorme ed irreversibile che comporta anche rischi per il settore della pesca, altra risorsa dell’area, dove vivono specie come delfini e tartarughe e dove esistono pure diversi Siti di interesse comunitario”. La consigliera parla di “incongruenze pesanti tra gli obiettivi dell’agenda green dettata a livello europeo e il ritorno a pratiche del passato come le trivellazioni: se guardiamo agli obiettivi 2050 della Commissione Europea – incalza -, che punta ad una riduzione dei gas serra del 55% rispetto ai livelli del 1990 entro questo decennio, una scelta come quella come quella di nuove trivellazioni appare del tutto anacronistica e in contrasto con i dettami dell’Europa stessa”.

Di qui l’impegno rivolto alla Giunta affinchè “si faccia portatrice di iniziative nei confronti del Governo anche in coordinamento con i Comuni polesani per cancellare i progetti di trivellazione e stoccaggio, preservando l’ecosistema dell’Alto Adriatico e impedendo l’inserimento di piattaforme capaci di minare un territorio tanto fragile come quello del Delta del Po”.