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Veneto, garante alla persona: Laura Cestari illustra la relazione regionale 2017-2020

Veneto, garante alla persona: nel fotografare il periodo 2017-2020, la consigliera Cestari ha posto l’accento sull’ultimo anno, contraddistinto dalla pandemia e che ha significato ulteriori disagi a una condizione già di per sè pesante

Laura Cestari
Laura Cestari

Laura Cestari è stata chiamata ad illustrare all’aula di Palazzo Ferro Fini la relazione 2017-2020 del Garante regionale dei diritti alla persona. Compito delicato ma anche prestigioso quello affidato all’esponente della Liga Veneta per Salvini Premier: il giorno dopo la nomina di Mario Caramel in sostituzione di Mirella Gallinaro, la consigliera regionale polesana ha ripercorso, scendendo nel dettaglio, l’attività dell’ultimo quadriennio.

La figura del garante alla persona in Veneto

“Quello del Garante – ha esordito la Cestari – è un ruolo difficile, fatto di tanta responsabilità per un lavoro faticoso ma di cui esser profondamente grati”. Tre le aree in cui si opera questa figura: difesa civica, tutela dei minori e soprattutto tutela delle persone ristrette nella libertà personale. Nel fotografare il periodo 2017-2020, la consigliera ha posto l’accento sull’ultimo anno, contraddistinto dalla pandemia e che, specie nel caso di si trova carcerato, ha significato ulteriori disagi a una condizione già di per sè pesante: “In Veneto non si sono registrate sommosse come in altre parti del Paese, ma non son mancate proteste che si son concentrate soprattutto sulla richiesta di amnistia e indulto”, ha rilevato. Anche nel nostro territorio, infatti, al pari del resto d’Italia, la realtà vede un sovraffollamento cresciuto nel tempo e che a fine dicembre faceva segnare 2287 detenuti a fronte comunque di una capienza regolamentare di 1908 posti.

Cestari: “La pandemia ha riportato al centro del dibattito la questione della detenzione”

“Pure in questa situazione – incalza la consigliera – e indipendentemente dalla ragioni della protesta, i Garanti si sono prontamente mobilitati e grazie a uno sforzo sinergico con le istituzioni carcerarie su è riusciti ad esempio a cablare le aule per la didattica a distanza e potenziare l’uso di cellulari per sostituire con videochiamate i colloqui in presenza. La pandemia ha riportato in ogni caso al centro del dibattito la questione della detenzione e l’equilibrio che esiste tra certezza della pena, rieducazione e dignità della condizione carceraria”. 

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