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Vicenza, dopo i “no vax” adesso all’ospedale spuntano anche i no-tamponi

E sul green pass la dg dell’Ulss 8 ribadisce: “E’ una procedura automatica, noi non c’entriamo”

E adesso all’ospedale spuntano anche i no-tamponi. Lo racconta la direttrice generale, Giusy Bonavina, che si limita a definire la vicenda “antipatica”: vorrebbe usare un termine più forte, ma essendo una signora si limita. Per ora si tratta “alcuni casi” come testimonia anche Maria Teresa Padovan, direttrice del Sispi, ma la tendenza esiste. Chissà se è frutto delle stesse motivazioni, in questo caso ancora meno comprensibili, che spingono a rifiutare il vaccino.

Di sicuro, i negazionisti del tampone mettono in difficoltà l’organizzazione sanitaria che, per il momento, ha adottato una linea soft. Il tampone serve, naturalmente, a chi deve essere sottoposto a un intervento o deve sottoporsi a un esame. Di fronte al rifiuto del tampone, al San Bortolo prima spiegano e cercano di convincere, poi – se è possibile – spostano l’appuntamento più avanti sperando che l’interessato cambi idea, infine passano al tampone salivare, visto che il prelievo delle mucose nel naso è vietato dal paziente.

In questo modo, di solito, la situazione si risolve. Va ricordato che, sulla scorta delle disposizioni del garante della privacy, l’Ulss non può chiedere al paziente il green pass: se lo mostra di sua spontanea volontà è un conto, altrimenti non se ne parla. Sbotta la direttrice Bonavina: “Le istituzioni dovrebbero lavorare in modo integrato, alla fine è questione di rispetto anche del nostro lavoro”.

Maria Giuseppina Bonavina, direttrice generale dell’Ulss 8

GREEN PASS. A proposito, l’Ulss tiene a ricordare le disposizioni che regolano questo lasciapassare, che sono cinque. Primo. Il green pass è rilasciato dal ministero, che avvisa automaticamente quando esistono le condizioni. “È inutile chiederlo all’Ulss – insiste la dg Bonavina, che evidentemente deve rispondere a parecchie richieste del genere – perché non c’entriamo e non possiamo fare niente”.

Secondo. Il green pass viene rilasciato a chi ha completato il ciclo vaccinale da 14 giorni. È valido 270 giorni, grossomodo nove mesi, dalla data della seconda dose. È ammesso solo per i 4 vaccini riconosciuti in Europa: chi si vaccina con il siero cinese o russo non ottiene niente.

Terzo. Il green pass è riconosciuto anche a chi non s’è vaccinato ma è guarito dal covid: vale di meno, 180 giorni dalla data del primo tampone negativo dopo la malattia. Quarto. C’è anche un green pass temporaneo: vale 48 ore dopo aver fatto un tampone. Quinto. I bambini al di sotto dei sei anni sono esentati dal tampone.

DOSI ESTERE. A corollario, spunta un interrogativo: chi ha fatto la prima dose all’estero può fare la seconda in Italia? Il tema è sentito nel Vicentino, terra dove risiedono molti stranieri, a iniziare dagli americani. Risposta della dottoressa Padovan: “Per ora le prime dosi all’estero non possono essere neanche contabilizzate in Italia. Intanto a protezione delle persone, li vacciniamo con la seconda dose. E speriamo di risolvere i problemi burocratici presto. Ma non dipende da noi”.

Servizio igiene pubblica Ulss 8
Maria Teresa Padovan, responsabile Sispi dell’Ulss 8

TAMPONI AL RIENTRO DALL’ESTERO. L’ordinanza della Regione, che entra in vigore martedì 20, raccomanda (e non obbliga) a chi rientra dai Paesi europei a rischio di effettuare il tampone entro 24 ore dal rientro. La raccomandazione vale per chi ha trascorso fino a 14 giorni prima in: Regno Unito, Malta, Spagna, Grecia, Slovenia, Croazia, Paesi Bassi, Belgio, Portogallo, Francia, Cipro, Lussemburgo, Romania e Bulgaria. Nel caso degli operatori sanitari, la norma è molto più restrittiva e vale per chi ha trascorso anche solo 3 giorni all’estero. Il tampone diventa un obbligo, invece, per chi ha trascorso periodi al di fuori dell’Unione europea. Nell’ultima settimana i tamponi effettuati dall’Ulss 8 sono stati quasi 12mila, un migliaio in più rispetto alla settimana precedente.

CONTAGI. Anche all’Ulss 8 confermano che i contagi di questo periodo sono nettamente superiori a quelli di un anno fa. L’ultimo bollettino parla di 24 contagi e quello di lunedì, che riporta i dati del fine settimana, ne contava 42. Un paziente è in terapia intensiva: è un sessantenne che non era stato vaccinato. Il covid colpisce soprattutto i giovani: la media degli ammalati è di 33 anni e si sta velocemente abbassando. Nettissima prevalenza della variante Delta e facile previsione: nel giro di un mese saranno tutti contagi Delta.

La media dei vaccinati nell’Ulss è del 66% ma il 100% l’ha raggiunto solo la fascia degli ottantenni

VACCINATI. Oltre 290mila sono i vicentini residenti nell’Ulss 8 ad avere ricevuto la doppia dose: vale a dire il 66.2%. Se si tiene conto dei prenotati fino a Ferragosto la percentuale arriva al 72%. Commenta la dg: “Me l’avessero detto cinque mesi fa sarei stata soddisfatta, adesso no. Sarò tranquilla quando avremo raggiunto il 90 per cento”. La percentuale del 66% in realtà è una media che è formata da varie percentuali rispetto all’età. Il 100% di vaccinazioni è della classe degli ottantenni e oltre, poi si scende: i 70enni e oltre sono al 91.7%; i 60enni sono vaccinati all’86.4% (“e non c’è verso di farli aumentare”); i 50enni sono vaccinati al 76.9%; i 40 enni al 64.4%; i 30enni al 43.3% (“ma sono molti i prenotati”); i 20enni sono al 44.2%; i 12enni sono al 16.2%. “Per queste ultime classi di età – conclude la dg – è evidente che nel primo caso tocca a loro decidere e nel secondo tocca alle famiglie portarli”.

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