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Pfizer e Moderna aumentano i prezzi dei vaccini per l’Unione Europea

Un aumento vertiginoso nei nuovi contratti di fornitura dei vaccini tra le aziende farmaceutiche e l’Unione Europea

 

L’Europa, aggredita in queste settimane dalla variante Delta e dalla possibilità di una terza dose di vaccino, si trova quindi a fare i conti con un aumento dei prezzi di quelli a mRNA forniti da Pfizer e Moderna.

Il Financial Times ha riportato la notizia e reso note le cifre del nuovo accordo stipulato tra le case farmaceutiche di New York e Cambridge con l’UE: Ft, 19,5 euro e 25,5 dollari a dose per la fornitura al 2023.

Un aumento dei prezzi del 25 e del 13 per cento che riguarda 2,1 miliardi di dosi totali fino al 2023 per i due vaccini che erano risultati più efficaci nel combattere il virus.

Già a partire dallo scorso marzo, quando erano emerse le prime problematiche politiche con i vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson, i governi e le istituzioni europee avevano privilegiato le trattative con i produttori “premiati” da questo rincaro.

Proprio i rincari, contestualmente al boom della domanda, faranno sentire i loro effetti sui conti dei due colossi farmaceutici: se Pfizer ha stimato infatti un rialzo del 30% dei ricavi dal vaccino per il Covid a 33,5 miliardi di dollari nel 2021, per Moderna gli analisti prevedono un balzo dei ricavi da vaccino a 30 miliardi di dollari.

 

Intanto la commissione europea ha riconosciuto il certificato vaccinale di San Marino

La campagna di vaccinazione iniziata a San Marino alla fine di febbraio ha visto l’85% dei residenti della repubblica ricevere il vaccino “Sputnik V“, sviluppato dal Centro Gamaleya del Ministero della Salute della Russia. Si tratta di una novità indifferente, visto che il prezzo del vaccino russo è molto inferiore ai due precedenti, e visto che non era stato riconosciuto come valido dalla Commissione Europea.

Questo nuovo sviluppo, che è di natura tecnica, potrebbe permettere all’UE degli scambi economicamente più vantaggiosi con altre aziende farmaceutiche, dal momento che i brevetti sui vaccini non sono stati resi pubblici dai colossi privati e non è possibile farlo produrre autonomamente dai centri di ricerca scientifici e dalle università presenti nel territorio italiano ed europeo.

La priorità sottolineata dalla comunità scientifica è la vaccinazione di tutta la popolazione: il vaccino è l’arma migliore a nostra disposizione per contrastare gli effetti del virus e la sua proliferazione visto che proprio durante la sua riproduzione aumenta la possibilità di varianti più pericolose e resistenti.

 

La terza dose di vaccino è già sperimentata a Cuba

Nell’isola caraibica, a causa del blocco commerciale imposto dagli Stati Uniti, non possono essere importati medicinali, ecco perché il governo cubano, costretto a produrli autonomamente, da anni impegna la maggior parte delle sue risorse in istruzione e ricerca scientifica. 

Il vaccino Soberana, uno dei quattro vaccini sviluppati a Cuba dalla società farmaceutica pubblica Biocubafarma e donato anche alla popolazione dei paesi africani, ha un’efficacia dimostrata del 91% e si struttura proprio in tre dosi: due del vaccino «Soberana 2» e una terza del «Soberana plus». 

Per di più il suo brevetto è pubblico e quindi può essere prodotto autonomamente dagli stati per difendere la propria popolazione anche nel caso in cui non si possano permettere i prezzi imposti dal mercato.

 

Enrico Caccin

 

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