domenica, 29 Gennaio 2023

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Scoppia il caso Biosapori che non chiede il green pass: controlli a tappeto e tre multe a Bassano

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Biosapori si ritiene estraneo alla giurisdizione e al fisco italiano perché territorio veneto: appartiene al “Fronte Venetkens”

È esploso il “caso Biosapori”, il gruppo di negozi alimentari, con tanto di mensa-ristorante, che esibisce all’esterno del locale a Vicenza un avviso ritenendosi estraneo al fisco italiano e alle istituzioni italiane, richiamandosi alla giurisdizione del fantomatico “Venetkens For Freedom Front”, che gli consente anche di aggirare le nome sul green pass.

L’articolo che descrive questa realtà, uscito sul Giornale di Vicenza a firma di Nicola Negrin, ha suscitato non solo commenti ma anche un intervento delle forze dell’ordine su mandato della prefettura.

Come spiega un comunicato diffuso dalla Questura, “sono stati eseguiti mirati controlli amministrativi a vari punti vendita della Biosapori srl presenti in provincia, per la verifica del rispetto della normativa di settore per il contenimento del contagio da covid 19 e in particolare per il rispetto della normativa sulla certificazione verde anti covid 19 (è il cossidetto green pass)”.

Su incarico della prefettura, le forze dell’ordine hanno controllato tutti i negozi della rete nel Vicentino

L’interno del negozio Biosapori al Mercato nuovo a Vicenza

“I controlli, disposti dalla prefettura, sono stati svolti dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri, dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia Locale di Vicenza. Molti degli esercizi pubblici della Biosapori controllati sono risultati perfettamente a norma, rispettando la normativa di settore. Regolare è stato anche il controllo degli avventori seduti a consumare cibi e bevande, risultati in possesso del green pass, come previsto dalla normativa”.

“Al punto vendita di Bassano del Grappa, invece, sono stati controllati due avventori risultati sprovvisti di green pass al momento della consumazione al tavolo. Pertanto, nei loro confronti, così come nei confronti del titolare che ha verosimilmente omesso il controllo, sono state sollevate le sanzioni amministrative previste dalla legge”. Vale a dire una multa, a carico del cliente e dell’esercente, che varia da 400 a 1000 euro.

Sulla vicenda, c’è da registrare anche una presa di posizione del consigliere comunale Ciro Asproso.

Asproso: “Il comportamento mette in pericolo la salute pubblica ed è anche una forma di concorrenza sleale”

Ciro Asproso, consigliere comunale di Coalizione civica, da lungo tempo in sala Bernarda

“Da giorni il caso Biosapori era al centro delle discussioni in chat per quella vetrofania delirante di “Venetkens For Freedom Front” sulla extra-territorialità veneta e la non assoggettabilità al fisco e alle istituzioni italiane. In molti avevano pensato ad una sorta di serrata fiscale, e più di qualcuno si era ripromesso di boicottare l’esercizio commerciale”.

“Ma essendo da tempo un cliente fidelizzato – sottolinea il consigliere comunale di Coalizione civica – avevo obiettato che gli scontrini fiscali vengono sempre rilasciati con il massimo scrupolo e che forse, si trattava di un’iniziativa non riconducibile all’azienda in questione”.

“Evidentemente mi sbagliavo sulla involontarietà, ma se la vera ragione di quel cartello risiede nel rifiuto di adeguarsi alle norme anti-covid – come risulta da un’inchiesta del Giornale di Vicenza – la questione non è certo meno grave”.

“A detta della titolare la volontà è quella di non discriminare nessuno, nemmeno chi non è in possesso del green pass. Pur tuttavia, conoscendo la tipologia del negozio, il sospetto è che si tratti di un escamotage e che dietro il paravento di una battaglia “ideale” si nasconda un più prosaico calcolo commerciale”.

“In effetti, entrambi i due negozi Biosapori della città non dispongono di sufficiente spazio esterno da utilizzare come plateatico e gli avventori della tavola calda non possono far altro che consumare i pasti all’interno. Da qui la necessità di richiedere inderogabilmente l’esibizione del green pass”.

“Questo genere di comportamenti illeciti, oltre a mettere a rischio la salute pubblica, rappresentano una forma di concorrenza sleale nei confronti di chi rispetta le regole”, conclude Asproso.

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