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Treviso, l’intervista a Pelloni capogruppo del PD

Treviso, Pelloni: “Questa giunta manca di visione”. Dito puntato su pedonalizzazione e cultura

Stefano Pelloni

Mica facile fare opposizione in tempo di pandemia. Lo sa bene Stefano Pelloni, capogruppo del Partito democratico in consiglio comunale, che di fronte a un’amministrazione straordinaria di diciotto mesi allarga le braccia: “Non me la sento di esprimere un giudizio grave, si sono limitati a gestire i fondi statali”. Ma guai a credere che il Covid abbia ammorbidito il giudizio dell’ala sinistra di palazzo dei Trecento sulla giunta guidata dal sindaco Mario Conte. “Altra cosa è il post-pandemia”, mette infatti subito in chiaro.

Pelloni va diritto al punto

Credo che questa giunta manchi di visione. Le città medio-piccole come Treviso in questo momento hanno l’opportunità storica di tornare a essere competitive. Penso ai tanti giovani, alle famiglie, ai lavoratori che negli anni si sono trasferiti nelle grandi città e che con le chiusure e lo smart working si trovano ad avere nuove prospettive di vita e magari hanno voglia di tornare. Ma per tornare devono essere incentivati e invece qui si trovano penalizzati”. Una competitività che per il dem significa qualità della vita, ambiente, aria pulita, città pedonalizzata e misura d’uomo, connessione veloce, offerta culturale. “Dobbiamo fare di Treviso un posto in cui si vive bene”, afferma.

Guarda indietro, Pelloni. Con lo sguardo scavalca l’oltre anno e mezzo di emergenza.

Parliamo per esempio di offerta culturale? Meno male c’è stato il Covid che ci ha risparmiato brutte figure. Non dimentico la scelta di perdere le grandi mostre, mandandole a una nostra diretta competitor. Ci aggiungo il progressivo indebolimento della rete dei festival, che non hanno valorizzato. Se la sono trovata fatta, dovevano solo puntare a rinforzarla”. Non tutto è da buttare, però. Stefano Pelloni salva il lavoro fatto su Ca’ Robegan e Ca’ da Noal. Salva pure i lavori di restauro all’ex chiesa di Santa Margherita (“ma con i fondi del Ministero”, precisa) e la mostra di Casaro, “che abbiamo in casa, giusto organizzarla”. Un salvare che rischia di avere il sapore poco battagliero di un appiattimento. “Ah, ma a Treviso non sono appiattite solo le opposizioni. Tutto è tarato sulla giunta, a partire dalle scelte urbanistiche, fatte con la discrezionalità e il potere di sindaco e assessori, svuotando il ruolo del consiglio comunale e delle commissioni”.

C’è un tema in particolare che agita Pelloni. Anzi, che lo sconforta. “Mi dispiace che si sia arrivati a pensare alla pedonalizzazione solo per necessità. La politica sui plateatici è giusta, ma è arrivata tardi e solo per la pandemia. L’idea che abbiamo noi per il futuro è svuotare il centro dalle auto e realizzare parcheggi all’esterno. Si è perso tempo”, ripete scuotendo la testa. “Dopo tre anni si annuncia un protocollo con Benetton e il Vescovado per eliminare il parcheggio al Duomo. Ma come? È un progetto che gli avevamo lasciato pronto, ma bisognava marcare la differenza rispetto a noi, lo hanno chiuso nel cassetto e adesso improvvisamente ci si accorge che il salotto della città è un parcheggio a cielo aperto che nessuna città europea ormai ha. E cosa fanno? Tornano indietro dopo aver abbandonato il progetto del multipiano al Cantarane e tenendo solo quello al pattinodromo”.

Classe 1991, Pelloni si è sentito dare del “moccioso” dal presidente del consiglio Giancarlo Iannicelli. “In consiglio c’è vivacità, è una vicenda chiusa”, taglia corto, ricordando però i pericoli corsi dalla politica in questi mesi gestiti “a distanza”: “Su Zoom le scivolate non te le perdonano”, ride il capogruppo del Pd.

Mancano due anni alle elezioni. “È presto per parlarne. Prima del dibattito sui nomi, serve presentare un’idea alternativa di città. Però di personalità ce ne sono. E di valore. Ma io – sottolinea – sono sempre a favore delle primarie”. Certo, c’è un sindaco in carica che ha un secondo mandato in canna. “Conte ha capitalizzato al massimo la gestione della pandemia dal punto di vista comunicativo, ma per il resto – chiude Pelloni – ha solo realizzato opere già avviate, in primis il parco Eolo”.

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