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Da Rovigo un appello a non lasciare l’Afghanistan in mano ai talebani

Situazione in Afghanistan: la presidente della commissione rodigina rilancia le dure parole di una donna afghana

Donna afghana
Donna afghana

“La situazione è davvero brutta. Tutte le donne che ho sentito, impegnate nel mondo dell’associazionismo per la difesa dei diritti delle donne, stanno lasciando il luogo in cui vivono in cerca di un posto sicuro. Ribadisco: la situazione è estremamente drammatica”. Inizia così la dichiarazione di una delle maggiori sostenitrici dei diritti delle donne afghane resa il 10 agosto all’emittente turca TRT World.

“Quello che mi rende molto triste è il fatto che l’Afghanistan e il popolo afghano siano diventati per il mondo unicamente hashtag su Twitter. L’Europa e le Nazioni Unite come il resto del mondo guardano passivamente. Cosa pensano che possa accadere in Afghanistan? Non ci aspettiamo che sia il Governo afghano a proteggerci. Il Governo non ha nessun piano per noi”.

“Le strade sono piene di persone che scappano e in cerca di cibo – spiega -. Le persone dormono per strada e lasciano le proprie abitazioni. Le donne afghane non si aspettano che il Governo le protegga. Come già visto in Siria e in Iraq anche in Afghanistan noi donne saremo le vittime di questa guerra”.

E continua con amarezza: “Vorrei dire a tutto il mondo: vergognatevi per ciò che avete fatto a noi e all’Afghanistan. Ci prendete in giro e ci usate. Non contiamo più su di voi, non ci fidiamo più di voi. Non vorrei nemmeno parlare con voi perché il tempo per parlare è finito. Ci siamo rivolte a voi, vi abbiamo chiesto aiuto, vi abbiamo presentato le nostre richieste, abbiamo fatto di tutto e a voi non è importato nulla di tutto ciò. Gli uomini di potere del mondo che prendono decisioni secondo i propri interessi prendendo in considerazione solo alcune delle nostre richieste, hanno così distrutto tutto quello che abbiamo costruito con fatica. Siete tutti disgustosi”.

“Tutti i leader del mondo e tutto il mondo, vergognatevi per tutto quello che avete fatto in Afghanistan. Non conto più su di voi, perciò non ho nemmeno voglia di rivolgermi a voi. Perché ormai il tempo per parlare è finito. Tutto quello che accade oggi in Afghanistan riporterà il paese a 200 anni indietro. Come riusciremo a sistemare tutto? Io non potrò vedere le cose sistemate, morirò prima. Nemmeno la prossima generazione potrà mai vedere il mio Paese tornare in equilibrio. I giovani se ne andranno, migreranno. Che cosa vi aspettate da loro? Pretendete che rimangano a combattere per essere sconfitti di nuovo? Dovremmo sacrificare l’ennesima generazione per una guerra scoppiata da una stupida decisione? Quanto durerà tutto questo? Forse, fino a quando non saremo tutti morti. È questo quello che sta avvenendo. Non capisco, mi dispiace, non capisco…”.

E conclude così, questo messaggio disperato: “Vi ringrazio per avermi dato l’opportunità di dirlo. Siete, tuttavia, tutti disgustosi”.

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