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Este: va in scena Schiavonia, l’ospedale con un paese intorno

Domenica 12 settembre, alle 21, a Este va in scena uno spettacolo dedicato alla frazione che è stata teatro della prima morte per Covid fuori dalla Cina. L’attore svelerà anche storie di identità forte di cui il paese è stato ed è protagonista: battaglie ecologiste e di volontariato soprattutto. L’evento è inserito nella rassegna “Incontri d’Estate” organizzata dal Comune di Este

Ospedale di Schiavonia
Ospedale di Schiavonia

Schiavonia, un ospedale con un paese intorno. Domenica 12 settembre, alle 21, sul palcoscenico del chiostro di San Francesco (ex Vescovile), spettacolo inedito di Dario Carturan “Schiavonia, metà tua e metà mia. Ma neanche il Covid la porta via”. Una serata dedicata al teatro, ma anche alla storia di Schiavonia, frazione di Este e comunità dall’identità forte. Capace 40 anni fa di occupare l’inceneritore di rifiuti e farlo chiudere e, attraverso il volontariato, poi scrivere altre pagine importanti. Non mancherà una galleria di personaggi popolari e, sullo sfondo, un po’ di storia della vivace frazione di ‘confine’, divisa fra i territori di Este e di Monselice.

Lo spettacolo nato da un’idea dello stesso Dario Carturan, di Renato Malaman e di Marco Fratucello, con la collaborazione di Rosetta Bertazzo e Stefano Muraro, è presentato dalla Polisportiva Schiavonia ed è organizzato dal Comune di Este, nell’ambito della rassegna ‘Incontri d’Estate – Este 2021”. L’ingresso è libero. In caso di maltempo lo spettacolo si svolgerà al vicino Teatro dei Filodrammatici.

L’attore Dario Carturan, che ha al suo attivo numerose produzioni dedicate a paesi e realtà della Bassa Padovana, accompagnerà il pubblico, anche con qualche accento comico per dare leggerezza al racconto, attraverso la pandemia, le zone rosse e le vicende di una comunità che dà il nome all’Ospedale della Bassa Padovana (che ufficialmente si chiama “Ospedali Riuniti Padova Sud “Madre Teresa di Calcutta”). Tra passato e presente. Una Spoon River della Bassa Padovana, che racconterà i terribili momenti vissuti nel 2020, ma anche la storia locale di una frazione geograficamente appartata, divisa tra Este e Monselice, che accoglie una comunità forte e ricca, che manifesta a gran voce la propria identità.

Realizzato in collaborazione con la Polisportiva Schiavonia, fulcro dell’attività sportiva e di volontariato da 50 anni, lo spettacolo si propone di celebrare l’anniversario dall’inaugurazione del campo sportivo (6 marzo 1971) attraverso la narrazione delle vicende più significative degli ultimi anni.

Dario Carturan, noto ‘cantore della Bassa Padovana’ da oltre 20 anni, racconterà, attraverso la sua proverbiale comicità, la storia della comunità, partendo proprio dal pomeriggio del 21 febbraio 2020, data che ha segnato il passaggio di un’epoca. Proprio quel giorno, infatti, si registrava purtroppo la prima vittima da Covid-19 al di fuori della Cina, Adriano Trevisan di Vo’. Evento che ha portato alla chiusura immediata dell’Ospedale e all’avvento del difficile lockdown, prima locale e poi nazionale. Schiavonia, suo malgrado, diventa protagonista in tutti i media, anche nazionali e internazionali, ispirando un racconto che mette in scena un luogo dell’anima, ma anche una comunità. Insieme all’attore, Renato Malaman, Marco Fratucello, Rosetta Bertazzo e Stefano Muraro hanno ideato e scritto la rappresentazione dedicata a Schiavonia, al Covid e alla storia della sua gente: «Schiavonia è una frazione del Comune di Este che ha una storia antica e preziosa, testimoniata da un toponimo e dai documenti conservati nel suo archivio parrocchiale – spiegano gli autori. – i primi risalgono al XIII secolo. E’ abitata da una comunità che ha saputo difendere la sua forte identità alimentando attività di volontariato dall’ampia partecipazione, difendendo la sua stessa esistenza di fronte a fenomeni del passato più o meno recente che ne hanno profondamente segnato il territorio: dalle ferrovie, alle strade e superstrade, fino alle discariche e all’inceneritore. Le sue sono storie di provincia, non di periferia, in cui il globale incrocia il locale e la modernità si incontra (o scontra?) con la società tradizionale, generando situazioni paradigmatiche in cui possono riconoscersi anche altre piccole comunità. Della Bassa Padovana e non solo»

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