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Il ruolo della Elastometria Epatica nella Sindrome Metabolica

Fibroscan per la steatosi o fegato grasso

Fegato grasso
Fegato grasso

La sindrome metabolica (SM) rappresenta una condizione patologica multifattoriale associata ad un maggior rischio di sviluppare diabete mellito (tipo II) e malattie cardiovascolari.

La steatosi epatica non alcolica (NAFLD), nota anche come “fegato grasso”, è la più comune forma di malattia epatica cronica dei paesi occidentali, con un aumento costante che nella popolazione generale oscilla dal 15% al 35%, avvicinandosi al 100% nei pazienti obesi.

Il “fegato grasso” rappresenta la manifestazione epatica della sindrome metabolica e comprende una serie di alterazioni epatiche che vanno dalla semplice steatosi, alla steatoepatite non alcolica (NASH), alla cirrosi e all’ epatocarcinoma, spesso associate ad obesità viscerale, insulino-resistenza, dislipidemia ed ipertensione arteriosa.

Per sapere se il nostro fegato è in salute, è fondamentale effettuare periodicamente esami del sangue, dai cui risultati il medico potrà trarre delle indicazioni utili ed eventualmente consigliare ulteriori approfondimenti (Ecografia Epatica, TAC o Risonanza Magnetica). Ricordiamo il dosaggio di enzimi di origine epatocitaria (ALT, AST, gGT, ALP), bilirubina diretta e indiretta, proteine plasmatiche (quantità totale, albumina e/o globuline), tempo di protrombina.

L’esame Ecografico mostra un fegato chiaro, definito, brillante ma non consente né la differenziazione tra steatosi pura e NASH, né la stadiazione della patologia epatica. E’ indispensabile per il medico identificare i soggetti che presentano un’epatopatia avanzata o cirrosi per effettuare le scelte terapeutiche corrette e gestire tempestivamente le eventuali complicanze.

La biopsia epatica fornisce informazioni sulla struttura istologica del fegato e sull’evidenzia di danno epatico (tipo, grado e fibrosi), e questa informazione può essere essenziale non solo per la diagnosi, ma anche per la stadiazione, la prognosi e la gestione.

Negli ultimi anni ha avuto un grande rilievo l’utilizzo di metodiche strumentali innovative, non invasive ed alternative alla biopsia per la determinazione della fibrosi epatica, tra cui la Elastometria Epatica ad impulsi (Fibroscan). Si tratta di una metodica che ci permette di valutare il grado di elasticità del parenchima epatico (Liver Stiffness Measurment) indice indiretto di fibrosi epatica, tramite una sonda applicata sulla cute ed un sistema elettronico di controllo. Inoltre, questo strumento implementato con il sistema CAP (Controlled Attenuation Parameter) può valutare oltre alla fibrosi, anche il grado della steatosi epatica con alta efficacia diagnostica.

Essendo il FibroScan un esame rapido e non invasivo può essere effettuato con una frequenza di gran lunga superiore rispetto alla biopsia epatica, di conseguenza è uno strumento diagnostico di prima linea e anche di grande utilità nel monitoraggio dei pazienti con malattie epatiche croniche.

Negli ultimi 35 anni, i casi di tumore al fegato nel mondo sono aumentati in maniera impressionante e l’incremento riguarda soprattutto gli uomini con più di 60 anni.

Il sovrappeso e l’obesità si associano a un aumento del rischio di diversi tipi di cancro, che insieme rappresentano circa il 40% di tutti i tumori diagnosticati negli Stati Uniti. La lista include i tumori del: cervello, esofago, seno, tiroide, colecisti, stomaco, fegato, pancreas, rene, colon-retto, ovaie, e mieloma multiplo. In linea con questi dati, modelli di previsione al 2030 stimano un importante incremento nel numero di casi incidenti di epatocarcinoma e di scompenso epatico, nonché di decessi per cause epatiche ed extraepatiche attribuibili alla NASH.

E’ pertanto importante monitorare con il Fibroscan tutti i pazienti con SM, per poter individuare i soggetti a maggior rischio per sottoporli ad un approccio terapeutico multidisciplinare mirato alla correzione dello stile di vita e dei disordini metabolici. L’esame non necessita di alcuna preparazione specifica, in quanto analogo alla comune Ecografia dell’addome superiore, se non il digiuno da almeno 6 ore.

 

Istituto Flebologico Italiano
Dr. Giorgios Anastassoupolus
Specialista in Medicina Interna
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