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Marinelli trasforma la “Storia del soldato” di Stravinskij in una favola allegra

Sarà uno spettacolo da bambino, ricco di suggestioni infantili, e non “per bambini”

Giancarlo Marinelli, direttore degli spettacoli classici all’Olimpico

Uno spettacolo da bambino. Attenzione, non “per” bambini, ma ideato, costruito e allestito con gli occhi di un bambino. Che naturalmente sono quelli del regista, Giancarlo Marinelli: così il regista ha riempito la “Histoire du soldat” di Stravinskij (omaggio al musicista a 50 anni dalla morte) delle sue suggestioni e dei suoi ricordi infantili, trasformando la “Histoire” in una favola e riempiendola di gioia e di allegria.

Ha capovolto la tradizione, in altre parole: la sua sarà una “Histoire” diversa, come accade sempre, qualunque cosa Marinelli tocchi. La magìa di questo approccio ha contagiato anche gli attori e i musicisti, come hanno testimoniato nell’incontro con la stampa durante il quale è stato presentato lo spettacolo inaugurale del 74° ciclo dei classici.

“Quella musica la ascoltavo a casa da un disco e mia madre faceva da voce recitante”

Marinelli, che è un sincero affabulatore, capace di spingere sul pedale dell’immaginazione senza perdere di vista l’effetto complessivo, ha raccontato che “l’Histoire è soprattutto una favola. Una favola che mia madre mi raccontava nel grande salotto della casa di famiglia affacciata sui boschi. Conservo ancora quel 33 giri. Orchestra diretta da Igor Stravinskij e due sublimi voci recitanti: Glenda Jackson e Rudolf Nureyev”.

Drusilla Foer, voce narrante della Histoire du soldat

“Naturalmente era inciso in inglese e così mia madre, quando la musica finiva, alzava la puntina, bloccava il disco, e leggeva il libretto che era stampato sul retrocopertina del vinile. Mutava quel tanto la sua voce da farmi capire chi in quel preciso momento stesse parlando: il Narratore, il Soldato, il Diavolo, la Principessa, e via via tutti gli altri”.

“Mi appassionai fortemente alla fiaba del Soldato che vende il suo violino al Diavolo per poi pentirsene tutta la vita; tanto che insistetti affinché lo spettacolo in salotto venisse replicato almeno due volte la settimana, scalzando così ogni altra magica intrusione dei fratelli Grimm o del fenomeno del momento, Mister Disney”.

“Complici alcuni giocattoli e oggetti (un bambolotto mefistofelico, un soldato di latta in stile Schiaccianoci, un carillon con una ballerina d’alabastro), assistevo all’Histoire che prendeva vita tra il soffitto, le volute, e gli intrecci tanto improvvisati quanto perfetti del bosco”.

Drusilla Foer: “Mi auguro che si riprenda un’abitudine alla cultura nelle città, a Vicenza come nella mia Firenze, che non è messa meglio”

L’assessore Simona Siotto con la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi

Questa atmosfera tra il surreale e il giocoso si ritroverà a partire da giovedì 23 all’Olimpico di Vicenza, dove lo spettacolo è allestito. “È una visione infantile e allo stesso tempo sorprendente”, ha spiegato Drusilla Foer, una delle protagoniste, che ha citato le parole dell’assessore Simona Siotto sulla riappropriazione della cultura da parte della città: “La cultura se non è vissuta, come è accaduto in questo anno e mezzo, perde il suo senso di esistere. La cultura è tensione all’evoluzione. Mi auguro che si riprenda un’abitudine alla cultura nelle città, a Vicenza come nella mia Firenze. Perché magari uno crede che Firenze sia migliore, vita la sua storia, invece non è così”.

“La musica di Stravinskij era un’antidoto nella “periferia immaginifica” degli anni Settanta”

Quel bambino di Este che viveva nella sua “periferia immaginifica degli anni Settanta, dove il male prendeva la forma dell’eroina devastante e quella della trasformazione paesaggistica dell’ambiente, che avrebbe lasciato il segno per generazioni”, quel bambino trovava in quella musica un’antidoto alla dissoluzione, anche se lo ha capito da grande.

André de la Roche, coreografo e ballerino

E adesso quella ricetta la ripropone con un cast di alto livello. “Beatrice Venezi – spiega Marinelli – fa  venir fuori la contraddizione tra la favola e la realtà. Per la parte che ho affidato a Drusilla non volevo un attore normale, bensì qualcuno con una mostruosa capacità vocale. Sono rimasto incantato: lei è una sintesi delle grandi attrici e dei grandi attori.
Il diavolo, André de la Roche, è una figura da bambino giapponese. È tornato a danzare dopo aver affermato che non lo avrebbe fatto più. Anche questo è un segnale di uno spettacolo in controtendenza”.

“La grande facciata palladiana – anticipa Marinelli – sarà tramutata, grazie alla multivisione di Francesco Lopergolo, nella finestra familiare che guarda il paesaggio esterno (le Vie di Tebe che diventano via via il bosco, il ponte sul ruscello, il villaggio, il castello e ogni altro luogo della partitura); la duttile vocalità di un corpo spurio di poesia come quello di Drusilla Foer (che farà tutte le voci esattamente come mia madre); la grazia principesca, la determinazione e la sapienza musicale di Beatrice Venezi, (nell’idea estetica la vera Principessa dell’Histoire); la coreografia originale, una mimesi danzante di Andrè De La Roche, (sarà anche il Diavolo in scena), faranno dello spettacolo ciò che Stravinskij si era ripromesso fin dall’inizio”.

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