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Nel Piovese e in tutta la Bassa Padovana, via libera all’abbattimento delle nutrie

Con il nuovo piano regionale di controllo gli agricoltori possono ricominciare a posizionare le trappole per limitare i danni all’agricoltura e al sistema geologico locale

Nutrie
Nutrie

Via libera della Regione alle catture e agli abbattimenti delle nutrie. Una presenza che, specie nel Piovese e in tutta la Bassa padovana, crea da tempo problematiche all’agricoltura e al sistema idrogeologico locale. Con l’entrata in vigore del nuovo piano regionale di controllo, che resta in vigore fino a fine 2025 e che riprende in gran parte il precedente provvedimento fatta salva la nuova competenza di attuazione affidata non più alle Provincie, vista la soppressione dei Servizi provinciali caccia e pesca, ma alle Unità Organizzative Coordinamento gestione ittica e faunistico venatoria dipendenti dalla Regione, gli agricoltori possono ricominciare a posizionare le trappole che hanno in comodato e possono riprendere anche gli abbattimenti diretti.

“Ci siamo trovati nel bel mezzo dell’estate – spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padovaalle prese con le scorribande delle nutrie senza potere intervenire, con solo la possibilità di segnalare alla Polizia provinciale il passaggio e i danni provocati dagli animali selvatici che ormai hanno colonizzato le nostre campagne. In certe zone sono veramente numerose e proprio il mese scorso abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di danni alle coltivazioni. Alla ricerca d’acqua e di nutrimento, le nutrie hanno razziato persino le angurie pronte per la raccolta, oltre ad altri ortaggi. Senza contare i rischi che provocano con le loro gallerie lungo gli argini. Da una parte per noi agricoltori alla guida di mezzi che potrebbero ribaltarsi in caso di crolli, dall’altra per la sicurezza idraulica con gli estesi franamenti lungo i corsi d’acqua”.

Censimenti ufficiali sulla consistenza delle nutrie non ce ne sono ma la Regione stima la presenza media di una nutria per ogni ettaro di superficie. Nel padovano si calcola che possano essere presenti tra i 220 mila e i 250 mila esemplari, con una concentrazione maggiore nella Bassa padovana, nel Piovese e lungo i corsi d’acqua. Per quanto riguarda i metodi di intervento è confermata la preferenza della cattura con gabbie trappola ma è possibile anche l’abbattimento diretto con arma da fuoco, tutto l’anno e anche nelle ore notturne da parte del proprietario conduttore dei fondi, in possesso di licenza di caccia. 

“Servono – aggiunge Bressan – interventi di sostegno da parte della Regione in grado di potenziare l’attuazione delle attività di cattura e abbattimento. Vanno riconosciuti l’impegno richiesto agli agricoltori e i costi vivi dei cacciatori volontari appositamente formati”. 

Alessandro Cesarato

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