Logo testata di vicenza

HomeRodiginoAdriaPolesine: alla scoperta delle radici greche dell’antico delta padano

Polesine: alla scoperta delle radici greche dell’antico delta padano

Facchi (Museo Archeologico): “Il territorio del Delta del Po è pronto a riconoscere il suo passato e presente multietnico, di luogo di frontiera, fluido melting pot nostrano che senza sforzo riconosciamo essere caratteristica distintiva della città anfibia più famosa, Venezia”

“Mistero Adriatico – Il viaggio di Filisto e le radici greche dell’antico delta padano”
“Mistero Adriatico – Il viaggio di Filisto e le radici greche dell’antico delta padano”

Il libro di Diego Crivellari “Mistero Adriatico – Il viaggio di Filisto e le radici greche dell’antico delta padano”, edito da Apogeo, rappresenta un bel biglietto da visita per la città etrusca che si proietta su tutto il Polesine. Significativo, a tal proposito aver affidato la postfazione ad Alberta Facchi, direttrice del museo archeologico nazionale, che delinea con chiarezza e precisione il valore storico culturale dell’opera.

“Il territorio del Delta del Po – scrive la direttrice – è pronto a riconoscere il suo passato e presente multietnico, di luogo di frontiera, fluido melting pot nostrano che senza sforzo riconosciamo essere caratteristica distintiva della città anfibia più famosa, Venezia. Un appunto al titolo del libro forse è d’obbligo in questo contesto: la metafora delle ‘radici’ riferite a un territorio (e soprattutto a questo territorio), come bene scrive Maurizio Bettini, non è l’unica possibile e, retrospettivamente, sappiamo bene quanto possa essere pericolosa. Le radici di un albero si ancorano saldamente nel terreno – il passato – costruendo sopra di sé un tronco robusto, protetto dalla corteccia: un’entità distinta, stabile, che non si mescola alle altre entità del vasto bosco. Alla metafora delle radici, Bettini propone di sostituire (se proprio dobbiamo usarla, una metafora) quella dello scorrere dell’avventura umana nel tempo visto come lo scorrere di un grande fiume, alimentato da innumerevoli affluenti e che dà origine a infiniti effluenti. Con una foce ampia, a ventaglio, dove le acque di un canale si mescolano fino a confondersi con quelle di un altro canale che, magari, ha origine da un altro fiume”.

Diego Crivellari
Diego Crivellari

“La metafora del fiume è applicabile ad ogni entità geografica o politica, ma è soprattutto adatta alla terra tra Adige, Tartaro e Po, che fin dal secondo millennio prima di Cristo ha scambiato, commerciato, legato pianura Padana, Oltralpe e mondo mediterraneo. Insieme alle merci viaggiavano le persone, le idee, i saperi tecnici, le culture, in un reciproco scambio capace di modificare e mescolare Dna biologico e culturale” aggiunge.

Infine: “Il periodo storico a cui riporta questo lavoro è la fine del V e prima metà del IV secolo a.C.,epoca che forse si tende a dimenticare più di altre. Tra l’apogeo dell’Atene periclea e le conquiste di Alessandro Magno non vi è solo la lunga guerra del Peloponneso, ma anche un intreccio di rapporti politici e di forze che, tra le altre cose, vedono il ritorno della potenza di Corinto – già protagonista nei commerci adriatici prima di Atene – e della sua colonia in Sicilia, Siracusa, con uno spostarsi del baricentro verso Occidente”.

Melania Ruggini

Le più lette