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Prosecco vs Prosek: la guerra delle bollicine

Prosecco vs Prosek. Anche Roma promette battaglia. E il fronte comune si annuncia come un vero e proprio esercito a difesa del vino italiano più venduto e amato all’estero.

Un vino simbolo indiscusso del made in Italy e che nell’anno e mezzo di pandemia ha fatto da traino all’economia del sistema Paese.

Il nostro unico e inimitabile Prosecco. Bollicine Doc e Docg di Marca contro il beneplacito dell’Unione Europea alla domanda di protezione geografica del Prosek, bianco passito della Dalmazia che con il frutto delle Colline UNESCO ha da spartire un’assonanza clamorosa e nulla più. Tanto basta a far salire su barricate bipartisan, pronti alla guerra delle bollicine al grido “è una follia, giù le mani dal Prosecco”, il governatore Zaia, l’assessore veneto all’agricoltura Caner, il ministro e il sottosegretario alle politiche agricole Patuanelli e Centinaio, i leghisti Bizzotto e Da Re, le dem Serracchiani e Moretti oltre naturalmente i presidenti del Consorzio Prosecco Doc Zanette e del Docg Bartolomiol.

In ballo non ci sono solo i 550 milioni di bottiglie previste per il 2021. Il rischio, se la faccenda finisse con un gol della Croazia, è una totale confusione che l’Italian Sounding produrrebbe all’estero con la conseguenza di un potenziale danno enorme per i produttori trevigiani (e per l’Italia). Con un precedente – quello del Tocai, a vantaggio dell’Ungheria – che mette paura.

“Di questa Europa che non difende l’identità dei suoi territori non sappiamo cosa farcene”, ha tuonato il presidente della Regione, che giudica vergognoso quello che sta accadendo. “Così non si difende l’agricoltura e così non si difendono gli investimenti. Ma soprattutto così si mortifica la storia e l’identità di un territorio”. In questa guerra ormai dichiarata, la provocazione di Zaia è perfetta: si sarà costretti a discutere anche sul nome di un sito già proclamato ufficialmente Patrimonio Mondiale dell’Umanità? Ci sono due mesi di tempo dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale europea del via libera alla registrazione della menzione tradizionale Prosek per provare a radere al suolo a suon di carte la decisione di Bruxelles e difendere il territorio, il suo prodotto, la tradizione, la storia e il lavoro di migliaia di aziende. A difendere il nostro Prosecco. (s.s.)

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