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Vicenza, gli imprenditori vendono le aziende: così il capitalismo familiare veneto cambia volto

Xoccato: “Non è un fatto negativo, per molti aspetti”

Giorgio Xoccato, presidente della Camera di commercio di Vicenza

Lo studio sui capitali stranieri nelle aziende del Vicentino rivela un aspetto interessante, anche questo, naturalmente, inedito. La presenza dei capitali stranieri nelle aziende, infatti, assume in oltre la metà dei casi una funzione di controllo, con una quota di oltre il 50 per cento. Sono infatti 356 le società che registrano una partecipazione superiore o pari al 51% mentre 258 hanno una partecipazione totale pari al 100% (più della metà).

Questa caratteristica interessa 111 società manifatturiere su 159 (circa il 70%). Probabilmente nel manifatturiero la ricerca di partner da inserire nella propria catena di fornitura sfocia nella volontà di un controllo diretto.

“Sono investimenti che portano sviluppo alle nostre aziende”

È naturalmente l’acquisizione totale che balza agli occhi: sono il 72% le aziende straniere che hanno il controllo totale dell’impresa vicentina. In altre parole, in tre casi su quattro l’imprenditore ha venduto l’azienda. Ma che cosa significa, che il capitalismo familiare, quello che ha fatto la fortuna del modello veneto, sta cambiando volto? Gli imprenditori hanno voglia di vendere le aziende? Risponde il presidente della Camera di commercio, che non vede negativamente quella che considera un’evoluzione del sistema: “Viviamo in un contesto nel quale c’è scarsa apertura al capitale da parte dell’imprenditore. Qui parliamo di 258 aziende su 20mila società di capitali. Siamo ancora a numeri ristretti, però c’è una tendenza”.

“Piccolo è stato bello, ci ha fatto ricchi. Ma adesso non è più così”

Prosegue Xoccato: “Da parte delle aziende straniere si tratta sicuramente di un investimento strategico e, in secondo luogo, di un investimento importante anche nel capitale messo in gioco. Ma questi investimenti importanti, secondo me, alzano il livello dei territori, perché portano iniezioni di managerialità e cultura d’impresa. Insomma, questi investimenti significano potenzialità di sviluppo. Inoltre, è da ricordare che molti imprenditori, dopo aver ceduto l’attività ripartono con altre iniziative, non vanno in pensione”.

Insiste Xoccato: “Non dobbiamo essere troppo affezionati al nostro modello di capitalismo familiare: piccolo è stato bello, ci ha fatti crescere, spesso diventare ricchi, ma non è più come una volta. È necessaria un’apertura ai mercati: si può essere piccoli ma essere grandi, e non necessariamente grossi. Siamo di fronte a un processo evolutivo, di crescita, che comporta un saldo positivo”.

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