mercoledì, 18 Maggio 2022

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    DDL Zan affossato in Senato, la rabbia dei social

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    Il Senato, con voto segreto, ha affossato il DDL Zan scatenando l’ira della comunità lgbt+ verso il centro destra.

    La “tagliola” voluta da Lega e Fratelli d’Italia per il ddl Zan ha avuto successo: con voto segreto 154 senatori hanno affossato il DDL Zan, il Disegno di Legge che tutela la comunità lgbt+, scatenando l’esultanza delle destre e la levata di scudi sui social.
    Chi per mesi, dopo l’approvazione alla Camera, ha seguito le sirene sovraniste che volevano affossare il ddl Zan è il responsabile del voto di oggi al Senato. È stato tradito un patto politico che voleva far fare al Paese un passo di civiltà. Le responsabilità sono chiare”, questo il tweet del deputato PD Alessandro Zan.

    Le trattative degli ultimi giorni sono fallite perché il centrodestra e i renziani chiedono di snaturare il testo. Per loro i crimini d’odio non dovrebbero riguardare le discriminazioni sulla base dell’identità di genere e non si dovrebbe fare prevenzione nelle scuole. Lega, Fi, Fdi e Italia viva chiedono di tornare al tavolo e far ricominciare da capo l’iter della legge ma, se anche fosse, le posizioni restano troppo inconciliabili perché si arrivi a un accordo.

    Aspre critiche ai “voltagabbana” di Italia Viva e Forza Italia

    Molti i commenti negativi sotto i tweet dei membri di Italia Viva, partito che viene additato come grande voltagabbana del DDL.
    In primo luogo verso il Senatore Matteo Renzi, che non ha partecipato alla votazione trovandosi in Arabia Saudita, ma anche verso Ivan Scalfarotto. Proprio il sottosegretario di Stato aveva sostenuto inizialmente l’approvazione alla Camera del testo integrale, salvo poi cambiare rotta seguendo il leader del partito.

    Anche alcuni membri di Forza Italia non sono stati esenti a biasimo da parte della comunità lgbt+: Anna Maria Bernini ha ricevuto aspre criticata per aver postato una foto volta a celebrare il coming out day salvo poi votare contro la discussione del DDL Zan.

    Esemplificative le parole di Elly Schlein, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna “Il voto segreto ha permesso a destre e complici di affossare il DDL Zan, tradendo le attese di chi subisce discriminazioni e le speranze della società. Alla Camera la maggioranza c’era, al Senato col voto segreto no, scommettiamo che nessuno se ne assumerà la responsabilità? Vergogna.”

    Che ne sarà del DDL Zan?

    Poco prima della votazione, intervenendo a “L’aria che tira” su La7, aveva detto: “Se passa la tagliola, la legge è morta“. Sembra proprio questo il destino del provvedimento: approvato dalla maggioranza giallorossa compatta a novembre scorso, con l’arrivo di Draghi al governo Italia Viva ha deciso di schierarsi con la destra per chiedere ulteriori modifiche. E, come dimostrato dal voto di oggi, tra assenze e franchi tiratori, far passare la legge sembra una sfida ormai impossibile.
    Diventa sempre più difficile sperare in un progresso culturale nel nostro Paese guardando le immagini del Senato: persone che esultano per aver negato i diritti fondamentali di una comunità.

    Non tanto perché sia sufficiente una legge a risolvere il problema dell’omolesbobitransfobia, ma perché, volendo citare le parole di Cecilia Strada, “le leggi non servono solo a sanzionare chi sgarra, le leggi sono anche un’occasione di fare cultura, di comunicare ciò che la nostra società ritiene giusto o sbagliato […] le leggi dicono ai cittadini: «Noi vogliamo questo. Questa è la nostra idea di società­».”

    Oggi il Senato ha perso un’occasione per dire «Noi vogliamo essere una società che non accetta l’insulto o l’aggressione omofobica, sessista o abilista».

     

    Enrico Caccin

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