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Marco Belli, l’autore del giallo polesano parla di sè

Lo scrittore ferrarese presenta il suo ultimo romanzo “Canalnero”

Marco Belli
Marco Belli

Marco Belli, professore, fotografo e scrittore ferrarese, è una delle voci contemporanee più originali e autorevoli del romanzo giallo polesano. Ha esordio nel 2015 con Il Romanzo dell’ostaggio. Segue nel 2017 Uno sbaffo di cipria e l’ultima pubblicazione, sempre per Edicola Ediciones, di Canalnero (2021).

Il secondo libro con protagonista Vivian Deacon. I suoi lettori lo aspettavano da molto tempo.

“Sono passati quattro anni dall’uscita Uno sbaffo di cipria nel 2017. Insieme alla mia casa editrice, Edicola Ediciones, abbiamo deciso di rimandare la pubblicazione a causa dell’emergenza sanitaria. Questa seconda indagine è ambientata nel 2018; la trama l’ho concepita quando ancora vivevo in Polesine, a Magnolina, nel comune di Gavello.”

Cosa la unisce a quest’insolita e tenace investigatrice?

“Vivian Deacon, ha settant’anni, è una clochard, vive ai margini della società, non conosce le arti marziali, non è una femme fatale, non possiede una pistola. Mi piacciono i detective amatoriali, quelli che in un’investigazione hanno numerosi handicap da superare nella risoluzione di un caso non avendo un distintivo da mostrare o un incarico ufficiale che dà pieni poteri durante un’indagine. Vivian, però, possiede uno straordinario istinto addestrato dalla vita di strada, ‘l’invisibilità della clochard’ per guardare le persone senza dare nell’occhio e una laurea in medicina che non ti aspetti da una donna come lei.”

La creazione del personaggio è frutto solo della sua fantasia? O, in questo modo, ha dato luce e vita a una signora anonima, magari incontrata per caso? In un giorno qualunque?

“Come scrivo nella nota iniziale di Canalnero, il personaggio di Vivian Deacon è ispirato a una donna che vive e percorre da decenni le strade della mia città, Ferrara, anche se le vicende che ho narrato sia nel primo che nel secondo libro sono opera di fantasia. Tutti la conoscono in città: frequenta il mondo universitario, i bar del centro, la Biblioteca Ariostea. Nel 2011 incominciammo a vederla anche al “Centro Sociale La Resistenza”, uno spazio intergenerazionale che gestivo insieme ad altri amici; un giorno mentre lavavo dei bicchieri al bancone del bar mi misi a osservarla: era perfetta, avevo trovato la protagonista per una nuova serie.”

Nei suoi romanzi, e in particolar modo in quest’ultimo, quanto il reale condiziona l’immaginazione? 

“Moltissimo. I miei romanzi sono pieni di storie ascoltate nei bar, alla fermata dell’autobus o a una cena tra amici; a volte le mie vicende personali diventano parti integranti della narrazione. Gli ambienti che descrivo, spesso li ho fotografati prima.”

Un altro elemento che ricorre è quello dell’ambientazione: il Polesine

 “Sì, è vero. Il Polesine è presente sia nella prima che nella seconda indagine di Vivian. Canalnero è totalmente ambientato nel Medio Polesine, il territorio è il vero protagonista del romanzo con i suoi silenzi, il suo piano orizzontale che può disorientare, il fango in cui si può rischiare di sprofondare.  Il Polesine è uno spazio in cui ho abitato sei anni e che continuo a frequentare e a percorrere in lungo e in largo con inalterata meraviglia”.

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