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Mercato Ittico di Chioggia “Il nostro pescato apprezzato per qualità”

Il Mercato Ittico all’ingrosso di Chioggia non ha bisogno di grandi presentazioni. Già molto conosciuto in tutto il Veneto, è infatti in questo luogo che transita una buona parte del pesce che finisce nelle tavole dei consumatori del nord Italia.

Emanuele Mazzaro

La città, forte di una marineria tra le più consistenti e attrezzate dell’Alto Adriatico, è intimamente legata a questa eccellenza che, oltre ad essere un vanto per i cittadini, “fa da traino” per l’economia locale. Abbiamo intervistato il suo direttore, l’avvocato Emanuele Mazzaro.

Anche se siamo un po’ in anticipo, è possibile fare un sommario bilancio di come è andato l’anno 2021 per il Mercato Ittico?

“Il 2021 è stato sicuramente un anno difficile per tutto il settore ittico e per la pesca in generale. La progressiva uscita dalla pandemia sta facendo registrare dati positivi sul consumo e la vendita di pesce su scala europea, ma i problemi da risolvere sono ancora numerosi e complessi. In generale, però, il clima è positivo e la marineria di Chioggia – dopo il tradizionale fermo pesca biologico – è ritornata in piena attività, offrendo un prodotto eccezionale che in molti, anche all’estero, ci invidiano”.

Esiste qualche progetto o aspetto specifico sul quale c’è l’intenzione di puntare per migliorare ulteriormente l’offerta?

“Abbiamo in cantiere un ventaglio di progetti ambiziosi relativi al nostro brand che si sta affermando non solo su scala nazionale. Il pescato dell’alto Adriatico viene percepito dal consumatore e da tutta la filiera ho.re.ca. come un prodotto di primissima qualità e la nostra persistente attività di comunicazione digitale e mediatica sta svolgendo la funzione di catalizzatore d’interessi anche della Gdo grande distribuzione. Sulla scia delle nostre campagne di comunicazione sono nate iniziative di promozione del nostro pescato nei reparti del fresco o freschissimo di più catene di ipermercati. Da questo punto di vista è fondamentale perseverare nella promozione della pesca di Chioggia e più in generale in Veneto”.

Ci può spiegare quali sono le dinamiche che legano il prezzo del pesce all’ingrosso con quello del mercato al minuto?

“I meccanismi di definizione del prezzo del prodotto ittico sono legati ad alcune variabili che dipendono solo marginalmente dalla catena di produzione. Ci spaventa molto in questo momento lo scenario di aumenti generalizzati e spropositati del costo dell’energia. I pescherecci utilizzano ancora il gasolio e solo per un’uscita di pesca (che non sempre va a buon fine) un armatore può spendere anche 1500/2000 euro. Poi c’è la questione relativa alla domanda che pur essendo in crescita, è sempre soggetta alla mutazione di mode, abitudini alimentari e quantità di prodotto sul mercato. I pescatori non sono come gli agricoltori che seminano un campo a fagioli e raccolgono fagioli, nella rete un giorno puoi trovare sgombri, un altro sardine, un altro chissà”.

Dove arriva prevalentemente il pescato nostrano?

“Il nostro pescato fa anche dei viaggi molto lunghi. Noi riforniamo anche altri mercati ittici come quello all’ingrosso di Milano, che pur essendo dimensionalmente più grande del nostro, tratta anche fiori, carni, verdure e non ha ovviamente una flotta di pescherecci. Quotidianamente arrivano tir da Spagna e spesso anche da Germania ed Est Europa a fare il pieno di pesce azzurro sulle nostre banchine”.

Il settore tutto è sicuramente in fermento. Cosa non piace ai pescatori locali delle norme europee di settore?

“Il mondo della pesca nella sua globalità sta subendo un attacco manifesto e non solo dal punto di vista delle norme restrittive messe in campo dalle istituzioni comunitarie, ma, da un punto di vista quasi esclusivamente ideologico. Sta crescendo una sorta di moda da parte di alcuni creatori di contenuti a livello mondiale (a partire dall’uscita di Seaspiracy il discusso docufilm di Netflix) di mettere alla berlina e criminalizzare un intero comparto economico che poi è anche strategico dal punto di vista sociale, storico e simbolico. La riduzione dello sforzo della pesca nei nostri mari così com’è stato prospettato a stretto giro comporterebbe una vera catastrofe sociale con migliaia di posti di lavoro persi e una catena di effetti negativi a cascata nei nostri territori. Solo il distretto ittico di Rovigo e Chioggia fattura quasi 1 miliardo di euro per capirci… Quando si parla di pesca sostenibile deve essere tenuta in debito conto tutte le variabili, non solo quelle che fanno comodo per partito preso. I nostri pescatori poi assolvono ogni giorno un ruolo fondamentale per gli ecosistemi marini: per noi sono i veri e propri Custodi dell’Adriatico. Se ci sono persone a cui sta a cuore sinceramente la salute del mare sono di certo i pescatori”.

Luca Rapacciuolo

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