giovedì, 9 Febbraio 2023

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Nasce “Vicenza valore comunità”, venti associazioni che vogliono fare crescere il benessere in città

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Il primo obiettivo è rispondere all’emergenza educativa: “Sono triplicati i casi dei ragazzi in crisi a scuola”

Guido Zovico, coordinatore di “Vicenza valore comunità”

Vogliono arginare, come prima risposta alle emergenze sociali, la povertà educativa a Vicenza. Che rappresenta un allarme, perché si sta allargando a tutte le fasce sociali. È questo il primo obiettivo concreto di “Vicenza valore comunità”, il network (o per usare un termine italiano una rete) appena nato di associazioni provenienti dal mondo sociale, culturale, educativo e imprenditoriale che vogliono migliorare la società e la città.

Spiega Guido Zovico, che si definisce “tessitore sociale” ed è il coordinatore di questa iniziativa in cantiere da un anno: “Mancano nove anni al 2030, quindi pochi, e dobbiamo pensare al futuro in termini di benessere sociale. La nostra Rete ha come primo progetto l’attivazione di una comunità educante territoriale, che attraversi le generazioni e tutti i settori della vita a Vicenza, per arrivare a istituire un patto educativo”. Che sia un contributo decisivo, l’ha ricordato alla presentazione dell’iniziativa anche l’assessore Matteo Tosetto: “Il Comune non può avere risorse per tutto”.

Guido Zovico: “Siamo assieme per contribuire a un progetto e non per spartirci qualche torta”

Sara Resina di “Libera”

A formare “Vicenza valore comunità” per ora ci sono venti organizzazioni: Agendo, Alda, Alinsieme cooperativa sociale, Beate Vivo Farm, Csi, Cooperativa Insieme, Enaip veneto, Frutti di Marta, Istituto “Boscardin”, Cooperativa Il PomoDoro Aps, Liceo “Quadri”, Parco delle Stagioni, Pastorale sociale della diocesi, presidio Libera “Pietro Sanua”, Rete famiglie aperte, Sintesi aps, Società del Quartetto Vicenza, Tangram cooperativa sociale, Villa Zileri Motterle (Cirmolo srl), Valore comunità aps. È previsto a breve l’ingresso di altre organizzazioni. Tra i presenti alla presentazione del progetto anche Piergiorgio Meneghini del “Quartetto” e Sara Resina di Libera.

“Quello che si è realizzato in questi mesi – prosegue Zovico – è uno dei tanti esempi di generatività sociale, cioè di quella capacità delle persone, anche attraverso le organizzazioni cui appartengono, di desiderare qualcosa di buono, di utile e di vantaggioso per il proprio territorio e la propria comunità. Si tratta di passare dalla pura delega a un’assunzione di responsabilità”. Zovico precisa, con una metafora concreta, che “si partecipa a questa Rete con l’idea di contribuire a realizzare qualcosa e non con l’intento di spartirsi la torta di un qualche vantaggio”.

Il progetto di comunità educante, specifica sempre Zovico, si articola in tre punti: migliorare la qualità dell’essere cittadini, rigenerare i luoghi urbani, dialogare con le imprese. E proprio alle imprese, o meglio al discorso all’aasemblea dell’associazione della presidente di Confindustria, Laura Dalla Vecchia, ha fatto riferimento Zovico per indicare l’emergenza-giovani cui bisogna dare risposta anche a Vicenza.

L’esperienza di Alinsieme e del liceo Quadri per sostenere i ragazzi in difficoltà con lo studio

Alessandra Cecconello presidente di Alinsieme, cooperativa sociale che segue 200 ragazzi nel doposcuola
Diego Peron, vicepreside del liceo “Quadri”

Come spiega Alessandra Cecconello, presidente di Alinsieme, il primo obiettivo concreto di Vicenza valore comunità è di arginare la povertà educativa, una realtà, o meglio un’emergenza, che si sta allargando. Cecconello conosce bene la situazione: la sua cooperativa Alinsieme, nata nel 2008, con 16 soci e 7 educatori dipendenti, tra Vicenza e Grumolo segue circa 200 ragazzi che hanno difficoltà scolastiche, ad ampio raggio.

Che le dimensioni del fenomeno siano in crescita l’ha spiegato Diego Peron, vicepreside del liceo “Quadri”, che con i suoi 1620 iscritti è la seconda scuola della provincia, dopo il “Brocchi” di Bassano. Peron ha illustrato il fenomeno degli studenti marginali, con un piede dentro e uno già fuori dalla scuola: “I casi, forse non elevati come numeri assoluti, si sono però triplicati in quest’ultimo anno, a causa anche dei disagi derivanti dalla pandemia. È una tendenza, che notiamo tra gli studenti di quarta e quinta, che ci preoccupa. Questi ragazzi presentano mote difficoltà, sia di rapporti sia di profitto, e sono tentati di abbandonare la scuola o, come si dice adesso, di prendersi un anno sabbatico, che poi porta allo stesso risultato. Il liceo sta organizzando attività di vario tipo, anche in collaborazione con la cooperativa Tangram, che offrono a questi ragazzi esperienze esterne alla scuola, per esempio affidando loro compiti in contesti di assistenza. Per due giorni alla settimana vivono queste realtà, che si possono anche contabilizzare nell’alternanza scuola-lavoro, ma non rompono il legame con l’istruzione”.

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