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Rovigo, mostra a palazzo Roncale per i 70 anni dalla Grande Alluvione

Il 23 ottobre arriva a Rovigo una nuova mostra, promossa dalla Fondazione Cariparo, sulla lunga marcia del Polesine dopo la drammatica alluvione del ’51

Da una catastrofe può derivare anche qualcosa di positivo? L’interrogativo, non privo di attualità, è alla base della mostra “70 anni dopo. La Grande Alluvione”. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, e curata da Francesco Jori, è in programma a Rovigo a palazzo Roncale dal 23 ottobre al 30 gennaio.

Muraro (Cariparo): “Ricordare è un dovere sociale

“Ricordare oggi, a settant’anni di distanza, quell’evento è un dovere sociale – afferma il presidente della Fondazione, Gilberto Muraro -. Non tanto, o non solo, per ripercorre una cronaca che si è fatta storia, ma per capirne la genesi, ciò che nel tempo ha condotto a quei terribili giorni. Per riflettere, nell’oggi, sull’eterna e disattesa urgenza di rispettare i fiumi e l’ambiente. Ed è anche occasione per capire, mentre i testimoni diretti dell’evento diventano sempre più rari, cosa di esso sia rimasto nel dna personale e sociale dei polesani. Di quelli che hanno continuato a vivere in Polesine e di quelli costretti a nascere e crescere altrove. Per tutti la Grande Alluvione è un brano importante della storia familiare, ancora presente ma fatalmente destinato ad evaporare generazione dopo generazione”.

Il curatore Jori: “Il Polesine ha un patrimonio ambientale e umano altrove perduto

“In carenza di un vero sviluppo del comparto industriale – annota il curatore della mostra Francesco Jori – il Polesine ha puntato su quello agricolo, riqualificandolo e riqualificandosi, dal riso alla orticoltura. Un territorio che ha fatto di un Delta abbandonato e nemico, di una terra di malaria prima e di pellagra poi, una delle più ambite e importanti aree umide d’Europa, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio della biosfera. In questi 70 anni non sono certo mancati distorsioni ed errori, fisiologico frutto dei tempi e della legittima necessità di lavoro e di benessere. Nel suo insieme questo territorio costituisce oggi un patrimonio ambientale e umano altrove perduto. Un patrimonio che consente oggi al Polesine di continuare a pianificare un futuro di qualità”.

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