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Trebaseleghe: Caso Grafica Veneta, Cgil: “Una vertenza fra le più gravi che abbiamo affrontato”

Il caso di Grafica Veneta. Vittime diversi lavoratori stranieri che prestavano lavoro di imballaggio

Grafica Veneta
Grafica Veneta

Sta entrando nel vivo la vertenza Grafica Veneta, che ha visto come vittime diversi lavoratori stranieri che prestavano lavoro di imballaggio, attraverso la ditta Bm Service di Trento, nella società di Trebaseleghe. “Questa vertenza è fra le più gravi che abbiamo affrontato perché parla di lavoro nero, di pestaggi, di sfruttamento. Parla di aziende che non vogliono riconoscere le proprie responsabilità e di un sistema industriale malato e distruttivo” commenta Loris Scarpa, segretario generale della Fiom di Padova.

Christian Ferrari
Christian Ferrari

“Stiamo parlando di persone costrette a lavorare in condizioni inaccettabili, prive di qualunque tutela, sette giorni su sette senza possibilità di riposi – ricorda il segretario generale Cgil Veneto, Christian Ferrari –. Chi cercava di ribellarsi veniva brutalmente picchiato. Fenomeni di caporalato che in Veneto sono tutt’altro che circoscritti. Negli ultimi anni la Cgil ha denunciato più volte il fenomeno che, nella nostra regione, interessa in particolare settori come l’edilizia e la logistica, oltre naturalmente all’agricoltura. Che organizzazioni criminali di questo tipo possano inserirsi anche negli appalti di un’azienda di fama internazionale come Grafica Veneta dovrebbe allarmare non solo i sindacati, ma tutta la società civile”.

Inchiesta Grafica Veneta: i due manager coivolti chiedono il patteggiamento

Intanto si legge, dalle ultime dichiarazioni fornite dall’Ansa, che i due manager dell’azienda Grafica Veneta di Trebaseleghe, coinvolti nell’inchiesta su intermediazione illecita di manodopera e violenze ai danni di 11 operai, hanno presentato richiesta di patteggiamento.

“Quanto accaduto – continua il segretario generale della Cgil Veneto – ci deve far riflettere al di là del piano giudiziario e farci rendere conto del processo degenerativo che sta subendo il sistema degli appalti e dei subappalti. Questo si fonda sulla riduzione dei costi scaricati per intero sulle spalle dei lavoratori, anche per ciò che riguarda la loro sicurezza, e sulla massimizzazione dei profitti. È in questo meccanismo che si infiltrano vere e proprie organizzazioni criminali che praticano non solo il caporalato, ma una diffusa illegalità economica, che va dall’evasione fiscale e contributiva alla violazione dei contratti collettivi, per arrivare a calpestare i diritti fondamentali di chi per vivere ha bisogno di lavorare. Grazie all’impegno del sindacato è stata reintrodotta la responsabilità solidale per l’azienda appaltatrice rispetto alle imprese in appalto, il che determina che in caso di mancato pagamento degli stipendi o di contributi da parte delle seconde, risponda in solido la prima. Ma non basta, va fatto valere il principio per cui il ciclo produttivo non deve essere frantumato strumentalmente e l’appalto reso possibile solo per attività effettivamente specialistiche ed esterne rispetto a ciò che l’azienda produce”.

Endrius Salvalaggio

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