venerdì, 1 Luglio 2022

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    Vicenza, un aiuto a “Donna chiama donna” con la nuova sede del centro antiviolenza ai Ferrovieri

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    L’associazione “Donna chiama donna” di Vicenza gestisce 246 casi

    La nuova sede del centro antiviolenza ai Ferrovieri

    Un’immagine dell’interno del centro ai Ferovieri da sistemare

    Poche persone, molte energie, moltissimi casi da seguire. È la fotografia dell’associazione “Donna chiama donna” che segue le donne in difficoltà, vittime di violenze, abusi, scappate di casa, spesso con la responsabilità dei figli. Sono un piccolo esercito, purtroppo. L’associazione, che è presieduta da Maria Zatti, ne segue 246 nel territorio dell’Ulss 8: di queste, soltanto nel 2021 ne ha prese in carico 111. Spiega la presidente Zatti: “La pandemia e la convivenza forzata hanno aumentato i casi che sono cresciuti sia di numero che di gravità. Vi assicuro che esistono situazione incredibilmente complicate”.

    Un aiuto arriva all’associazione dal Comune che ha destinato 50mila euro, prelevati dai fondi giunti a motivo del covid, per sistemare la palazzina in via Vaccari 113 ai Frrovieri: diventerà la nuova sede del centro antiviolenza, che adesso si trova nella sede di “Donna chiama donna” con evidenti problemi di spazio e convivenza. La decisione è stata del sindaco, sollecitato dal consigliere comunale Ivan Danchielli. Come testimonia l’assessore al sociale Matteo Tosetto, “la situazione del centro antiviolenza in coabitazione con l’associazione in stradella dei Cappuccini ormai era diventata ingestibile”.

    La pandemia ha fatto aumentare il numero e la gravità dei casi di violenza alla donna a Vicenza

    La presentazione della nuova sede del centro antiviolenza. Da sinistra, Massaro, Rucco, Albiero, Tosetto, Zatti e Danchielli

    Il fabbricato ai Ferrovieri, già sede dell’associazione “La Casetta”, si trova accanto alle ex scuole “Loschi” e mette a disposizione 200 metri quadri su due piani. C’è bisogno di lavori di manutenzione, ma non di una radicale ristrutturazione: tutto dovrebbe essere pronto abbastanza celermente, sostanzialmente in primavera.

    Come detto, le esigenze di “Donna chiama donna” sono notevoli: secondo i dati, dal 2012 a oggi sono state 1072 le donne che hanno bussato all’associazione di Maria Zatti.

    La sua attività si può sintetizzare in tre parole che iniziano con la “a”: ascolto, accoglienza, accompagnamento; sotto quest’ultimo titolo si ricomprendono varie attività di sostegno, dall’offerta di un servizio legale all’inserimento lavorativo fino alla concreta protezione offerta nelle case rifugio per situazioni-limite. La fascia maggiormente interessata è quella che va dai 30 ai 51 anni.

    “Donna chiama donna” a Vicenza ha grande generosità e pochi mezzi

    Maria Zatti, presidente dell’associazione “Donna chiama donna”

    Tre sono le operatrici attive per “Donna chiama donna”: un’educatrice, una psicologa e un assistente sociale. Assieme a loro lavorano quattro volontarie dell’associazione, che ha una trentina di socie, e due tirocinanti, alle quali è chiesta una permanenza di 1000 ore per dare sostanza all’apprendimento.

    Oltre a questo lavoro sul campo, c’è un impegno educativo nelle scuole, affidato a quattro persone scelte da “Donna chiama donna”: incontrano i ragazzi dalle elementari alle superiori e insistono soprattutto sul tema del rispetto, come spiega la presidente Zatti, lasciando da parte questioni di gender che potrebbero innescare polemiche.

    Per questo scopo, il Comune ha destinato altri 15 mila euro, mentre Agsm Aim ha sostenuto l’iniziativa con 5 mila euro, come ha testimoniato Anna Massaro che fa parte del Cda dell’azienda.

    La nuova sede del Centro antiviolenza è stata presentata ufficialmente dal sindaco Rucco, dagli assessori Albiero e Tosetto, dal consigliere Danchielli e dalla stessa Massaro.

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