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Grafica Veneta, lavoratori in sciopero a Trebaseleghe

Dopo il patteggiamento Fiom-CGIL e ADL cobas continuano la battaglia per tutelare i lavoratori sfruttati.

Lavoratori in sciopero sfilano tra le strade di Trebaseleghe, dalla sede della fabbrica di Grafica Veneta fino al Comune, per chiedere giustizia per i lavoratori sfruttati, ricattati e picchiati.
Sono passati 4 mesi da quando è emerso l’ennesimo caso di caporalato in Veneto, nell’azienda leader di stampa e rilegatura, ma la condizione dei lavoratori -12 ore al giorno pagati 4,50€ l’ora- non è cambiata, anzi.

La nostra lotta non si ferma col patteggiamento – esordisce il segretario della Fiom CGIL Padova Loris ScarpaGrafica Veneta deve garantire contratti in regola e salari dignitosi per i lavoratori

Il patteggiamento dei due manager

I due manager dell’azienda Giorgio Bertan, 43 anni, e Giampaolo Pinton, 60, erano stati arrestati dai carabinieri di Cittadella lo scorso luglio e sono ricorsi al patteggiamento di una pena di sei mesi di carcere, commutata in 45 mila euro di multa, per il reato di sfruttamento del lavoro.

Le condizioni dei lavoratori

I lavoratori sfruttati erano tutti richiedenti asilo, quindi molto facilmente ricattabili dal gruppo a cui Grafica Veneta aveva subappaltato una parte del lavoro. Non solo: dopo l’arresto dei responsabili di questo gruppo insieme ai manager dell’azienda, i lavoratori sfruttati, senza più lavoro né stipendio, si sono ritrovati senza gas, elettricità o acqua nelle case in cui abitano. Abitazioni dove vivevano anche in più di 20 persone ammassate, messe a disposizione dall’organizzazione che si avvaleva di connazionali di fiducia per gestire il tutto.
È un brutto segnale quello dell’amministrazione comunale di Trebaseleghe – prosegue Scarpa – lascia presagire che di fronte a un’ingiustizia verso la cittadinanza loro sceglieranno sempre la parte del più forte

Presenti anche gli studenti del Veneto

Al fianco di chi lavora, anche le rappresentanze studentesche con Udu Padova e Rete degli Studenti Medi del Veneto: “I rappresentanti di questa azienda lamentavano di non trovare giovani da assumere ed incolpavano il reddito di cittadinanza o la presunta pigrizia dei giovani– denuncia Olga Ortolani della Rete degli Studenti Medi- ora sappiamo che il reddito di cittadinanza offriva un’alternativa all’essere sfruttati e picchiati lavorando per una delle aziende più ricche del Veneto”.

Solo pochi mesi fa per Zaia, questa era un’azienda orgoglio per il Veneto -prosegue Domenico Amico- ma si sbaglia di grosso: l’orgoglio del Veneto è chi studia e chi lavora, chi ogni giorno si impegna per rendere migliore il posto in cui vive”.

Enrico Caccin

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