mercoledì, 18 Maggio 2022

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    Truffa auto di lusso, fatture false e Iva non pagata: in due agli arresti e obbligo di firma per un terzo

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    Truffa auto di lusso: disposto il sequestro di 2 milioni e 337 mila euro

    Al centro, il maggiore Alberto Potenza della Finanza di Bassano e il maggiore Stefano Bortone dei carabinieri

    Truffa delle auto di lusso, fatture false e Iva non pagata. Nelle indagini sviluppatesi a partire dall’attività della concessionaria Autokew di Montecchio Maggiore (il caso scoppiò tre anni fa) tre persone sono state oggetto di misure restrittive della libertà personale e altre cinque sono state denunciate a piede libero. Sul fronte fiscale, invece, sei persone sono sotto inchiesta, compresi le tre che sono rispettivamente in carcere, ai domiciliari e con obbligo di firma alla pg. Si tratta di Paolo Stevan 48 anni, di Pove del Grappa, che è in carcere a San Biagio; Jhonny Pizzolato, 49 anni, di Vedelago (Treviso) e di Luigino Campagnolo, 46 anni, di Marano Vicentino, sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

    Le altre persone coinvolte nell’inchiesta di carabinieri e guardia di finanza sono accusate di aver avuto ruoli minori, per esempio di essere prestanome, in questa attività illegale di cui i militari ritengono che Stevan fosse a capo, tant’è che, fra i vari reati, è accusato anche di associazione a delinquere.

    L’operazione che s’è conclusa ieri l’altro è stata illustrata dal maggiore Stefano Bortone, comandante del nucleo investigativo dei carabinieri di Vicenza e dal maggiore Alberto Potenza, comandante della guardia di finanza di Bassano. L’indagine è stata coordinata dal pm Jacopo Augusto Corno.

    Un primo piano del maggiore dei carabinieri Stefano Bortone e del collega della Finanza Alberto Potenza

    Tutto inizia dal caso della concessionaria Autokew di Montecchio Maggiore del 2018 che trattava auto di lusso. I carabinieri hanno accertato che aveva messo in atto 56 truffe, più un’altra tentata, con un introito di 1 milione e 200 mila euro. Il meccanismo era semplice: il concessionario esponeva l’auto su siti Internet, si accordava con un possibile compratore che provava la vettura, consegnava una caparra o il saldo ma al momento di ritirare l’auto sia la vettura che il concessionario sparivano. Capitava anche che una stessa auto fosse “venduta” a più compratori.

    Le indagini, secondo la nota della procura, hanno accertato “condotte di riciclaggio e trasferimento d fraudolento di valori, poiché le somme di denaro accreditate alla Autokew erano state distratte a favore di conti esteri”. “Dall’altro lato – spiega sempre la procura – dopo la declaratoria di fallimento dell’impresa su istanza della procura, si è arrivati a ricostruire plurimi fatti di bancarotta fraudolenta per distrazione, bancarotta documentale e per operazioni dolose”.

    In altre parole, chiusa l’attività dell’Autokew, hanno iniziato a operare altre società, precisamente prima la Diva srls a Bassano e quindi la Macan srls, con sede a Marano. In un primo momento, secondo la ricostruzione dei finanzieri, la Diva annotava fatture per un importo di 4 milioni su operazioni inesistenti, evadendo l’Iva per 233 mila euro. In un secondo momento, è stata cambiata strategia: anziché in campo nazionale, la società ha acquistato auto in ambito comunitario (dove l’Iva non è dovuta) e poi le rivendeva in Italia senza pagare l’Iva che in questo caso era dovuta. “Il meccanismo fraudolento adoperato è quello che la procura indica come il cosiddetto falso consumatore finale”, sottolinea la procura.

    Sono stati contestati dal pm i reati di emissione di fatture per operazioni inesistenti e di omesso versamento dell’Iva, in relazione alle quali è stato disposto il sequestro preventivo di 1 milione e 100 mila euro solo per questo aspetto.

    Nel complesso il gip ha emesso un decreto di sequestro preventivo di 2 milioni e 337 mila euro, che comprende anche 1 milione e 200 mila euro incassati dalla Autokew.

    L’associazione, quindi, facente capo a Paolo Stevan e agli altri indagati, in tesi d’accusa avrebbe incassato 1 milione e 200 mila euro dalle truffe delle auto e 1 milione e 100 mila euro dalla frode dell’Iva.

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