giovedì, 30 Giugno 2022

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    Treviso: fra mancati congressi e minacce di espulsioni in casa Lega ormai volano gli stracci

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    L’ultimo mal di pancia nascerebbe dall’accusa di scarso impegno rivolta ai parlamentari (anche leghisti) partita da Conte sulla questione bandi: Treviso sarà l’epicentro di un terremoto che potrebbe modificare profondamente gli equilibri veneti?

    Mario Conte
    Mario Conte

    Il capoluogo della Marca continua ad essere pervaso di tensioni, più o meno evidenti, che animano il dibattito politico. Detto, nel numero precedente di questa fantasiosa rubrica – che non ha la pretesa di prevedere il futuro ma di seguire degli indizi e immaginare delle traiettorie – come il sindaco possa essere, per caratteristiche e appeal, un perfetto “dopo Zaia” alla guida della Regione, l’obiettivo si sposta di poco e va ad inquadrare quanto sta accadendo in casa Lega. La pietra dello scandalo, se così si può dire, è rappresentata dal cosiddetto “Bando per la rigenerazione urbana” emanato, dentro al filone dei fondi europei, dal Governo. Bene: per un accordo quadro il 40 per cento dei milioni stanziati per il rilancio delle città è stato destinato al Sud, mentre il rimanente 60 su scala nazionale. Peccato che i ministeri competenti abbiano inserito un parametro “aggiuntivo”, ovvero l’Indice di vulnerabilità sociale.

    Un mix di fattori quali l’alfabetizzazione, il grado di scolarizzazione, il reddito pro capite e la percentuale di disoccupazione e inattività giovanile. Morale della favola? Nord completamente tagliato fuori, Veneto compreso. A tuonare contro questa decisione Mario Conte, che oltre ad essere sindaco di Treviso è presidente di ANCI Veneto, che senza mezzi termini ha accusato tutti i parlamentari di scarso impegno, in primis quelli del suo partito, la Lega. Volano gli stracci. Conte, forte di una popolarità importante e di una rivendicazione tangibile, come un novello Mosè ha aperto a metà le acque padano-venete: da una parte gli zaiani, proprio come lui, e dall’altra i salviniani del commissario regionale Alberto Stefani. E le due fazioni se le sono suonate di santa ragione, rendendo plastica questa divisione che va ben oltre la questione del bando e dei mancati finanziamenti. A condire la questione, un mal di pancia sempre più evidente per la mancata convocazione dei congressi di partito e la minaccia di espulsione a carico dell’europarlamentare, già sindaco di Vittorio Veneto, Gianantonio Da Re reo, a suo volta, di non nascondere il proprio disappunto per le modalità di conduzione della Lega da parte dei commissari. Se i trevigiani Fulvio Pettenà e Giancarlo Da Tos si sono immediatamente schierati al fianco di Conte e Da Re, chi non ha rinunciato a graffiare è stato il deputato Dimitri Coin, che ha ricordato come la politica si faccia anche in silenzio e non soltanto comportandosi da influencer sui social. Che ce l’avesse con Conte (e forse anche con Zaia) a molti è sembrato molto evidente, anche se il deputato non ha fatto riferimenti diretti. Staremo a vedere. Quello che è certo è che dietro al bando rigenerazione urbana si è, di fatto, aperto il congresso della Lega dove, per la prima volta, le due distinte anime, da sempre silenziate per disciplina di partito, si affronteranno a viso aperto. Adesso attendiamo le convocazioni formali, consapevoli che Treviso – con il Sindaco Conte che accarezza l’idea di andare in Regione e l’onorevole Coin quella, forse, di diventare segretario provinciale del suo partito – sarà l’epicentro di un terremoto che potrebbe modificare profondamente gli equilibri veneti.

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