venerdì, 1 Marzo 2024
 
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Debito privato: qual è la situazione delle famiglie italiane?

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Il debito sia pubblico che privato è aumentato a causa della pandemia Covid-19. Ecco la situazione delle famiglie italiane

La pandemia di Covid-19 ha causato non solo una profonda recessione economica, ma ha fatto aumentare il debito privato e quello pubblico. Se da un lato lo Stato è dovuto ricorrere a un maggiore indebitamento per affrontare l’emergenza sanitaria, sostenere cittadini e imprese e rilanciare l’economia, le famiglie italiane sono ricorse al credito in modo più sostenuto per superare le difficoltà economiche imposte dal SARS-CoV-2.

Secondo i dati del Crif, nel primo semestre 2021 è salito del 3,6% il ricorso delle famiglie al credito rispetto allo stesso periodo del 2020, sia prestiti che mutui, con il 42,7% della popolazione con più di 18 anni d’età che risulta avere un debito attivo. Al contempo, le misure introdotte dal governo hanno consentito di rendere il debito più sostenibile, con la riduzione del tasso di default dall’1,6% pre-Covid all’1,2% rilevato durante la crisi sanitaria tra il 2020 e il 2021.

Ovviamente il quadro potrebbe cambiare nel corso del 2022, tenendo conto della progressiva diminuzione delle misure pubbliche di sostegno, con l’attesa durante l’anno in corso di un aumento del livello di insolvibilità e un incremento della richiesta di liquidità da parte delle famiglie. Molto dipenderà dalle performance economiche durante il 2022 e dal contenimento delle varianti del Covid-19, soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità del debito privato strettamente legata alla ripresa dei consumi e alla crescita dell’economia.

Il credito al consumo delle famiglie italiane nel periodo post-Covid

Dopo una prima fase contraddistinta dal crollo dei consumi e da un vistoso calo delle richieste di liquidità, secondo le rilevazioni Crif nei primi 9 mesi del 2021 è avvenuta una decisa ripresa del credito al consumo, seppur non ancora tornato ai livelli pre-pandemia. Da gennaio a settembre 2021 i volumi del credito al consumo sono aumentati del 18,8% rispetto allo stesso periodo del 2020, rimanendo però più bassi del 9,7% in confronto ai primi 9 mesi del 2019.

Tra le soluzioni creditizie più in crescita ci sono stati i mutui (+21,3%) e i prestiti finalizzati (+22,3%), i primi trainati dai tassi d’interesse bassi e dalle agevolazioni pubbliche per l’acquisto della prima abitazione, i secondi favoriti dagli incentivi per la
mobilità sostenibile per l’acquisto di auto e moto a basso impatto ambientale. Bene anche la cessione del quinto, che ha registrato un aumento 15,3% nei primi 9 mesi del 2021 e una contrazione di appena il 3,5% rispetto al periodo pre-Covid (qui viene spiegato come funziona).

Tra le opzioni di credito meno utilizzate dagli italiani durante la crisi sanitaria ci sono stati i prestiti personali, per i quali il Crif ha registrato un crollo delle domande del 18,1% comparando il 2021 con il 2019. Allo stesso tempo rimane minimo il tasso di default su tutte le tipologie di credito, dai mutui ai prestiti finalizzati e personali, una situazione che indica un’elevata qualità del debito delle famiglie italiane durante il 2021. Tale condizione è dettata da alcuni fattori principali, tra cui i tassi minimi applicati dalla BCE, la responsabilità finanziaria delle famiglie e gli interventi di supporto al reddito e al debito da parte dello Stato.

La riduzione del reddito delle famiglie italiane durante la pandemia

Secondo l’ultima relazione annuale della Banca d’Italia, nel 2020 il reddito delle famiglie italiane ha subito una decisa contrazione, tuttavia la riduzione è stata inferiore alla diminuzione del PIL grazie agli interventi straordinari di sostegno introdotti dal governo. In particolare, il forte calo dei consumi avvenuto nel 2020 ha provocato due fenomeni opposti:
da un lato ha portato alla riduzione del reddito, dall’altro ha favorito un sensibile aumento della propensione al risparmio da parte delle famiglie.
Questa tendenza è stata condizionata dalla diminuzione delle spese e dall’incertezza sul contesto socioeconomico, condizioni che hanno spinto molte famiglie a tagliare più del necessario le spese e incrementare la quota di risparmio per motivi precauzionali. Secondo la Banca d’Italia, nel 2020 il reddito delle famiglie italiane è diminuito del 2,8%, con un calo del reddito da lavoro autonomo del 12,2% e una riduzione del reddito da lavoro dipendente del 6,9%.
Anche nel 2021 è stato rilevato un andamento simile, tuttavia il miglioramento dell’emergenza sanitaria e la ripresa dell’economia hanno favorito l’aumento del credito al consumo e la riduzione del livello di risparmio registrato nel 2020. Secondo gli ultimi dati della Fabi, la Federazione Autonoma Bancari Italiani, durante la pandemia sono stati incrementati i risparmi e ridotti i debiti, con le giacenze delle famiglie che sono passate da 1070 miliardi di euro del periodo pre-pandemia a un valore di 1130 miliardi di euro del post-Covid.

È sceso anche l’ammontare delle insolvenze, infatti durante la crisi sanitaria il totale delle rate non pagate di mutui e prestiti è diminuito di circa 2 miliardi di euro, grazie alle moratorie che hanno permesso alle famiglie di mantenere il debito sostenibile. Tuttavia, dall’inizio della crisi sanitaria ad oggi c’è stato un progressivo incremento dell’indebitamento degli italiani, con una percentuale della popolazione maggiorenne con un debito attivo passata dal 39,40% del pre-Covid al 42,70% del primo semestre 2021, a fronte però di un calo costante della rata media mensile da rimborsare e dell’importo medio da estinguere.

L’indebitamento delle famiglie e le prospettive per il 2022

Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la liquidità messa da parte dalle famiglie italiane durante la pandemia potrebbe funzionare da volano per l’economia durante il 2022, favorendo la ripresa dei consumi e soprattutto gli investimenti. Allo stesso modo la situazione reddituale delle famiglie non è omogenea, infatti come indicato da Francesco Cacciola, presidente dell’Osservatorio Nazionale sul Debito con banche e finanziarie (OND), in Italia sono più di 500 mila le famiglie vulnerabili dal punto di vista del debito.

Per l’OND, l’indebitamento di questi nuclei familiari arriva al 60% del reddito, un livello considerevole che compromette la capacità di spesa delle famiglie che si trovano in condizione di difficoltà economica e a forte rischio di insolvenza. Questa circostanza richiede dunque delle misure ad hoc per garantire la sostenibilità del debito, evitando che la trasformazione in crediti deteriorati in quanto potrebbero mettere in crisi banche e finanziarie. Inoltre, è fondamentale sostenere le famiglie più povere secondo il Centro Studi sulla Crisi Economica delle Famiglie Italiane (CSCEFI), un fenomeno in crescita con circa 1,9 milioni di persone in difficoltà oggi.

Secondo il Crif, nel biennio 2022-23 il settore del credito al consumo dovrebbe consolidarsi dopo la ripresa avvenuta nel 2021, soprattutto se dovesse essere confermato il quadro economico positivo e la riduzione delle incertezze legate alla pandemia di Covid-19. Tuttavia, il governo sarà chiamato a introdurre delle nuove misure di sostegno al reddito, per evitare un aumento della rischiosità con il potenziale incremento del livello di insolvenza delle famiglie italiane, interventi giudicati essenziali da parte dei rappresentanti delle parti sociali per mantenere il debito sostenibile.

Allo stesso modo è importante incentivare l’educazione al risparmio e una maggiore conoscenza in merito alle soluzioni di credito, per garantire la scelta di prodotti adatti alle proprie esigenze e in grado di assicurare una rata sostenibile. È essenziale essere consapevoli anche delle misure disponibili in caso di difficoltà economiche, le quali ovviamente vanno potenziate e rese accessibili per tutto il 2022, per gestire in modo ottimale eventuali situazioni debitorie fuori controllo minimizzando il rischio di insolvenza, il deterioramento del credito e le conseguenze che ne derivano per le famiglie che non riescono a pagare i propri debiti.

 
 
 

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