domenica, 5 Febbraio 2023

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Due anni di Covid, Zaia: “Spero ne usciremo migliori”

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Oggi, a due anni esatti dal primo morto italiano, Luca Zaia ha ripercorso i primi momenti della pandemia

Luca Zaia

“Ci sono stati due momenti peggiori di altri: l’inizio quando eravamo a mani nude, e molti dei morti dell’inizio ora tra vaccini e cure sarebbero quasi certamente vivi. Poi un altro momento tragico è stato il dicembre 2020 quando tutti avevano coccolato l’idea che l’estate ci avrebbe ripulito dal virus”. Così afferma il presidente del Veneto Luca Zaia ripercorrendo gli ultimi 24 mesi di pandemia, a due anni esatti dal primo decesso italiano di Covid, avvenuto proprio in Veneto, in provincia di Padova.

“Spero che ne usciremo migliori, magari più umani e rispettosi della sofferenza, più attenti alle libertà altrui, con una scala valoriale cambiata – ha proseguito – pensate al valore di una stretta di mano prima e oggi la pandemia: abbiamo capito cosa significa perdere la libertà a causa di una malattia. Poi qualcuno è peggiorato e lo si vede dalle dichiarazioni. E così ci sono vini che migliorano con il tempo e quelle che invece sanno di tappo”.

Covid, Zaia: inizia terza fase, quella della convivenza

“Siamo entrati nella terza fase, quella di convivenza piena, riconosciamo la validità delle vaccinazioni, e dobbiamo avere ancora l’attenzione di portare la mascherina. Non siamo più quelli di prima, e il pensiero va a chi ha perso la vita e ai loro familiari. Sono tutti morti da soli, si devono vergognare quelli che banalizzano questo virus. I morti nella prima fase sono morti da soli”. Così il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ricordando l’inizio della pandemia, il 21 febbraio 2020. “Ringrazio le prime linee, gli operatori sanitari, i medici, i volontari, chi ha curato i nostri cittadini. I bambini sono stati il mio faro, parte di questa comunità, sono stati quelli che hanno sofferto di più a stare chiusi in casa”.

Covid: esperienza tragica, intollerabile chi banalizza

“E’ stata una esperienza tragica, per tutti noi veneti, in particolar modo per chi l’ha vissuta in prima linea. Una tragedia che mai un amministratore vorrebbe vedere: non ti candidi per gestire questo. Ho visto l’alluvione del 2010, il terremoto in polesine, l”aqua granda’ di Venezia, Vaia, la tromba d’aria della Riviera del Brenta ma mai avrei pensato di vedere i miei veneti morire a causa di un nemico che non puoi vedere o misurare”. Così continua il governatore del Veneto Luca Zaia, tracciando un bilancio dei 24 mesi di pandemia, a due anni esatti di distanza dal primo decesso italiano, avvenuto proprio in Veneto il 21 febbraio 2020.

“Abbiamo scoperto un popolo eccezionale che sono i veneti, scoperto la solidarietà, la compassione, lo spirito di comunità, ma non possiamo dimenticare quasi 14mila persone che hanno perso la vita – ha concluso – non siamo piu’ quelli di prima, nessuno di noi lo è per privazioni, sacrifici o per persone care perse. Per questo non posso tollerare che qualcuno banalizzi questo virus, chi lo fa si deve vergognare”.

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