sabato, 25 Giugno 2022

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    HomePadovanoArzergrande, area sgambamento cani: "Chiuso per inciviltà dei proprietari"

    Arzergrande, area sgambamento cani: “Chiuso per inciviltà dei proprietari”

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    La volontaria dell’associazione Onda Emotiva: “Nell’area troviamo di tutto: deiezioni degli animali non raccolte, mozziconi, buche non ripristinate, cartacce e rifiuti abbandonati”

    cane neroChiuso per inciviltà dei proprietari. E’ la scritta sul cartello appeso da alcune settimane al cancello d’ingresso dell’area sgambamento cani di via Matteotti. Si tratta dell’area verde nella zona artigianale che tre anni fa il Comune di Arzergrande ha dato in comodato d’uso, per trasformarla in un centro cinofilo, a Onda Emotiva, associazione che si occupa di educazione base e avanzata. Una parte del terreno è stata dedicata proprio allo sgambamento, con ingresso libero e senza limiti di orari. Proprio l’associazione, per propria iniziativa, si è occupata di recintare quest’area e provvedere alla sua manutenzione, come per lo sfalcio dell’erba. Uno spirito di servizio che ha dovuto da subito purtroppo fare i conti con i comportamenti poco civili di alcuni proprietari dei cani. Fino a superare il limite della decenza.

    “Ci dispiace per le persone che si sono comportate sempre civilmente – spiega Laura Masiero, volontaria dell’associazione – ma nonostante il regolamento affisso, i cestini, i cartelli, i sacchetti e i post sui social, nell’area continuiamo a trovare di tutto. Non si contano le deiezioni animali non raccolte, i mozziconi di sigarette, le buche non ripristinate, le cartacce e i rifiuti abbandonati. Ci siamo confrontati anche con il sindaco Filippo Lazzarin e abbiamo concordato di chiudere temporaneamente l’area”.

    Adesso? “Per l’ennesima volta – dice la volontaria – ripristineremo la situazione e provvederemo alla riapertura che sarà però per un periodo di prova, durante il quale si verificherà se i comportamenti dei proprietari miglioreranno. Si sta valutando anche la possibilità di installare delle telecamere di sorveglianza”.

    Alessandro Cesarato

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