venerdì, 1 Luglio 2022

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    Este-Monselice: i Sindaci chiedono pari servizi ai cittadini per l’Ospedale di Schiavonia

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    Monselice – Este: per l’Ospedale di Schiavonia i sindaci chiedono pari dignità e pari servizi, una struttura aperta a tutti. Sottratti alle cure ordinarie 180mila cittadini del territorio

    “Vogliamo pari dignità e pari servizi per i nostri cittadini, un ospedale a servizio di tutti” chiosa la sindaca di Monselice Giorgia Bedin in merito alla questione che da due anni verte attorno al polo ospedaliero Madre Teresa di Calcutta della Bassa padovana, trasformato in Covid hospital e quindi sottratto alle cure ordinarie per i 180 mila cittadini del territorio.

    L’emergenza sanitaria sembra stia volgendo al termine, ma nessuna novità è arrivata dalla Regione Veneto e dall’Uls 6 riguardo alla destinazione futura del nosocomio che ha sostituito i quattro ospedali che erano presenti a Monselice, Este, Montagnana e Conselve.

    “In attesa di sedere ai tavoli dei comitati con Uls e Regione per capire al meglio la situazione noi sindaci non ci fermiamo – spiega la prima cittadina Bedin e presidente del comitato dei sindaci -. La nostra azione sarà incisiva per evitare che in una eventuale prossima ondata di Covid o di qualsiasi altra pandemia il peso ricada ancora nel nostro ospedale. Abbiamo fatto e faremo di tutto per evitarlo. Continueremo in ogni sede a ribadire le nostre istanze in merito all’ospedale di Schiavonia” conclude Bedin.

    Anche il sindaco di Este Matteo Pajola mette basi ferme per continuare a portare avanti l’istanza che l’ospedale della Bassa padovana ritorni al suo ruolo di curare acuti ed emergenze: “Dopo la manifestazione dello scorso 19 febbraio non ci sono stati corposi aggiornamenti e passi in avanti – spiega Pajola-. Hanno riaperto alcuni reparti ed il pronto soccorso, ma dal punto di vista normativo regionale sulla carta il nostro ospedale è ancora identificato come Covid hospital”.

    Ed è su questo passaggio che vuole continuare a lavorare il primo cittadino di Este in concertazione con gli altri sindaci: “Il problema che va risolto è la destinazione scelta dalla Regione per Schiavonia. Ad oggi i contagi si sono abbassati, ma appena risaliranno, la situazione tornerà ad essere quella che ormai conosciamo da due anni: ospedale chiuso per acuti ed aperto per malattie infettive. Dobbiamo far modificare il piano ospedaliero che la Regione Veneto ha redatto a marzo 2020. Non si tratta di un elemento formale ma di sostanza, questa è la nostra priorità ma anche l’unica opportunità per poter curare tutte le patologie”.

    Per Pajola il piano della Regione dedicato all’ospedale della bassa ha messo un “bollino” su questo territorio, se dovesse infatti arrivare una nuova pandemia o se dovesse riaccendersi quella del Covid-19, il nosocomio verrebbe nuovamente dedicato solo a queste patologie: “Stanno depotenziando l’ospedale in questo modo, sono moltissimi i medici che se ne stanno andando, hanno infatti capito che in un ospedale dedicato alle patologie infettive non possono svolgere completamente le loro funzioni. Hanno devastato una struttura di eccellenza e noi ne stiamo pagando da tanti punti di vista le pesanti conseguenze” conclude Pajola.

    Giada Zandonà

     

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