sabato, 10 Dicembre 2022

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I “Nidi” di Vinchio profumano di poesia e di Barbera

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L’originale percorso naturalistico, realizzato dalla storica cantina sociale di Vinchio – Vaglio Serra, si ispira alle memorie letterarie di Davide Lajolo: lo scrittore-partigiano definiva l’amata Val Sarmassa un “mare verde”

 

“Vinchio è il mio nido, vi sono nato nella stagione del grano biondo. Quando ritorno qui sono felice, mi libero di tutto”. “Ho faticato con la fantasia sin da bambino, ho costruito castelli e non tutti in aria, perché li ho costruiti con la terra fertile della mia campagna”.

Chi scrive è Davide Lajolo, scrittore, poeta, comandante partigiano e poi deputato (dal 1958 al 1972). E’ stato anche direttore del quotidiano L’Unità. Le colline che incorniciano la sua poesia sono quelle di Vinchio, nell’Astigiano, dove ha trovato concretezza un sogno che si ispira alla sua poetica: un percorso dedicato ai nidi. Nidi che sono un intreccio fantastico di rami, di poesia e di vino… Nidi che si caricano di metafore e di suggestioni.

A Lajolo che fu grande amico di Cesare Pavese e di Giuseppe Fenoglio, è dedicato, dunque, uno dei più originali percorsi natu-
ralistici del Parco Paleontologico Astigiano e in particolare della Val Sarmassa, quella che lo stesso Lajolo definiva il ‘mare verde’, perché è un fondo marino riemerso che sembra quasi galleggiare sull’orizzonte mosso delle colline. Lo si coglie anche lungo lo stesso cammino dei Nidi di Vinchio dove affiora una fine sabbia preistorica che talvolta regala dei reperti fossili. Conchiglie, soprattutto. Un luogo, i Nidi, che sono anche un intreccio fra l’anima di questa terra antica e i suoi vini.
Perché anche qui, tra le suggestive colline del Monferrato-Langhe-Roero (oggi tutelate dall’Unesco), il vino è cultura viva. Ambasciatore di un territorio straordinario per bellezza e valori.

L’idea stessa dei “Nidi”, ispirata a una celebre frase di Lajolo (“Vinchio è il mio Nido”: lo diceva sempre), è nata grazie al vino, al Barbera soprattutto. Il progetto di creare il percorso nel bosco parte dalla storica Cantina di Vinchio – Vaglio Serra (oggi il marchio è “Vinchio Vaglio”) è frutto di un’idea balzata a Lorenzo Giordano, il suo storico presidente.

Questo intimo angolo di Piemonte offre bei borghi e vini d’autore

La Cantina sociale è una delle realtà storiche nel suo settore sia in Piemonte che a livello nazionale. Fu costituita nel 1959 grazie alla passione di 19 viticoltori (oggi gli associati sono ben 197 e il vino della cantina si sta affermando anche a livello internazionale) e con il tempo si è data anche una mission culturale. Perché crede nel turismo legato all’enogastronomia: in questo senso il percorso dei Nidi è un valore aggiunto. Costituisce un motivo in più per recarsi a Vinchio e conoscere meglio tutte le espressioni di Barbera.

Uno dei vini più famosi della Cantina Vinchio Vaglio, un Barbera superiore, si chiama non a caso “I Tre Vescovi” perché ricorda che sulla sommità della collina dei Nidi c’è un cippo di confine fra tre diverse diocesi: Asti, Alessandria e Acqui Terme.
Il percorso parte dal piccolo parco della cantina per poi congiungersi con i percorsi già presenti nella Val Sarmassa e “toccare” la grande panchina rossa “panoramica” opera di Chris Bangle e parte del percorso Big Bench. Lorenzo Giordano, il presiden-
te della Cantina di Vinchio-Vaglio Serra, è come Lajolo: adora la sua terra, la “sente”.

“Per realizzare il sogno dei Nidi, abbiamo acquistato una collinetta e creato un percorso nel bosco, dove le artistiche casette di rami di salice intrecciati a mano costituiscono la sosta ideale per un pic nic – spiega Giordano, che è anche vicepresidente del Consorzio Barbera – ricordo che tutto prese forma da una nostra idea, poi diventata uno schizzo su un tovagliolo tracciato d’istinto dall’architetto Andrea Capellino, durante una degustazione dei nostri Barbera”. I “nidi” sono diventati il simbolo dell’accoglienza familiare che l’azienda riserva ai clienti.

Vinchio compare nei documenti del 948, per una vittoria del marchese Aleramo contro i saraceni. Crocevia di strade per Alba e Asti, da qui transitava anche la via dei pellegrinaggi per Santiago di Compostela. Oggi è un piccolo borgo, dove è possibile gustare curati piatti della tradizione come la Finanziera, realizzata con le frattaglie di carni bovine e bianche (si può trovare al ristorante Piazza Crova 3 nella vicina Vaglio Serra) e dove fare base per tappe a Fontanile, coi suoi muri affrescati con scene di vita contadina, e Acqui Terme, che vale una visita per il suo centro storico e la fontana della Bollente, eretta nell’Ottocento nella bella piazza, da cui sgorga acqua sulfurea a 75 gradi.

Nel 2022 la Cantina di Vinchio-Vaglio Serra riproporrà tutti gli appuntamenti bloccati dalla pandemia: a metà aprile ci sarà il tour Slow Food del Nizza (altro vino vanto della Cantina); dal 25 aprile al 1° maggio il picnic nei Nidi; a maggio le cantine aperte e a giugno di nuovo i picnic dei Nidi. Poi la Festa della Bagna Cauda a fine novembre.

Ma, al di là degli eventi, la cantina può essere visitata in tutte le stagioni per scoprire le tante espressioni del Barbera. Soprattutto il Sei Vigne Insynthesis, il Docg Superiore affinato in barrique che si è meritato anche i 3 Bicchieri del Gambero Rosso. E poi il Vecchie Viti (c’è pure l’edizione dei 50 anni), ottenuto dalle piante più antiche. E poi il Laudana, che è un Nizza Docg e Riserva. Barbera che oggi ha acquisito eleganza e qualità, dando un significato nuovo alla celebre canzone di Gaber “Barbera e champagne”. Vino da osteria sì, ma evoluta. Interessanti anche le tante Barbere classiche della Cantina: ognuna reca il nome del luogo di provenienza: Sorì dei Mori, Rive Rosse, I Tre Vescovi, appunto. Con 480 ettari di produzione, di cui il 70 per cento coltivato a Barbera, quest’anno Vinchio Vaglio ha prodotto 29.800 ettolitri di vino, con un mercato interno forte e un mercato estero in crescita (più 21,38 per cento di fatturato) che va dalla Svizzera ai Paesi Baltici, dalla Germania alla Corea del Sud, agli Stati Uniti e al Giappone.

“Mi riprende la nostalgia del paese – scriveva Lajolo – Come un’ossessione. Ho bisogno di quell’aria che soffia leggera sul-
le colline. Anche di quell’afa che riporta lo scrocchio gutturale delle galline, del frinire assordante delle cicale, invisibili nel loro
colore eguale alla scorza degli olmi dove stanno incollate. Ho bisogno di seguire il volo largo del merlo quando sale dalla valle di Langa e, la sera, ascoltare la musica incantata dell’usignolo mentre danza leggero sull’estremità del ramo che lo dondola in altalena tra cielo e terra”.

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