martedì, 6 Dicembre 2022

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Papa Francesco: “Vergogna per l’aumento della spesa militare”

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Il duro attacco alle richieste della Nato arriva da Papa Francesco: “Mi vergogno per gli Stati che aumentano la spesa militare al 2%, pazzi!”

E“Io mi sono vergognato”. Comincia così il duro attacco di Papa Francesco all’aumento delle spese militari richiesto dalla NATO ed approvato da alcuni governi, tra cui quello italiano.

Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2% del Pil per l’acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!”. Queste le parole di papa Francesco, durante un’udienza tenuta giovedì al Centro femminile italiano. “La vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari – ha affermato il pontefice -, ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare un mondo ormai globalizzato, non facendo vedere i denti, e di impostare le relazioni internazionali. Il modello della cura è già in atto, grazie a Dio, ma purtroppo è ancora sottomesso a quello del potere economico-tecnocratico-militare”.

Papa Francesco e l’aumento alle spese militari, l’o.d.g. della Lega

La Camera ha approvato lo scorso 16 marzo un ordine del giorno al decreto Ucraina proposto dalla Lega – ma sottoscritto da tutte le altre forze di maggioranza più Fratelli d’Italia – che impegna il governo a incrementare le spese per la Difesa fino al 2% del prodotto interno lordo (oggi sono all’1,4%), per un totale, secondo i dati dell’osservatorio Milex, di 38 miliardi l’anno, 104 milioni al giorno. L’impegno a spendere, entro il 2024, almeno il 2% del proprio Pil nell’ambito della difesa nasce dalla sottoscrizione dei capi di Stato e di governo della Nato nel 2014, ma nel 2021 solo dieci Paesi membri su trenta avevano raggiunto quella soglia. La mossa politica della Lega sembra esser nata con l’idea di smarcarsi dalla grande figuraccia rimediata da Salvini in Polonia e, in generale, dalle critiche per lo stretto rapporto con il dittatore Putin. Con l’invasione dell’Ucraina anche la Germania ha impresso un’accelerata, mettendo a bilancio uno stanziamento straordinario di cento miliardi di euro per rafforzare l’esercito.

Aumento delle spese militari, piovono critiche su Draghi

 

Ora però, lo stesso ordine del giorno approvato con larga maggioranza alla Camera potrebbe non passare al Senato la prossima settimana. La Lega, travagliata al suo interno, ha annunciato di non volerlo ripresentare. “Noi restiamo convinti che gli impegni Nato vadano rispettati, da qui l’aumento delle spese militari”, sostiene il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Dove non si permette la Lega c’è ovviamente Fratelli d’Italia. Isabella Rauti ha depositato un breve testo in cui invita il governo “a dare seguito all’ordine del giorno approvato a maggioranza alla Camera dei Deputati lo scorso 16 marzo”. Ma sul tema è arrivato anche un netto dietrofront del leader M5S Giuseppe Conte, che ha annunciato il voto contrario del suo partito. In un’intervista alla Stampa Conte ha sottolineato come “in un momento come quello attuale di caro-bollette, dopo due anni di pandemia, e con la recessione che si farà sentire sulla pelle di famiglie e imprese, non si capisce per quale motivo le priorità debbano essere le spese militari”.

Contrario anche il gruppo di Liberi e Uguali al Senato, con in testa la capogruppo Loredana De Petris. Altrove nessuna critica, nemmeno dall’ampia corrente cattolica interna al Pd. Tutto ciò nonostante nel suo discorso, papa Bergoglio abbia definito “ormai evidente che la buona politica non può venire dalla cultura del potere inteso come dominio e sopraffazione ma solo da una cultura della cura, cura della persona e della sua dignità e cura della nostra casa comune. Lo prova, purtroppo negativamente, la guerra vergognosa a cui stiamo assistendo. Penso che per quelle di voi che appartengono alla mia generazione sia insopportabile vedere quello che è successo e sta succedendo in Ucraina. Ma purtroppo questo è il frutto della vecchia logica di potere che ancora domina la cosiddetta geopolitica“.

 

Enrico Caccin

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