martedì, 5 Luglio 2022

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    Vicenza, entusiamante Matthias Martelli con il suo “Mistero buffo”, interpretazione fedele e personale

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    Il “Mistero buffo” di Martelli a Vicenza riscuote un caldo successo

    Matthias Martelli, interprete di Mistero Buffo

    Entusiasmante. Basta una parola per raccontare il “Mistero buffo” portato in scena al Ridotto di Vicenza da Matthias Martelli. È arrivato con due anni esatti di ritardo rispetto alla programmazione (doveva essere a Vicenza giusto a marzo 2020, ma naturalmente in quei giorni l’Italia era chiusa a chiave dal lockdown) ma ha raccolto applausi e consensi anche per allora.

    Il motivo credo si possa individuare in alcune caratteristiche dello spettacolo. A parte le qualità dell’interprete, di cui diremo dopo, e della regia di Eugeio Allegri, va sottolineato che chiunque si avvicini a questo pezzo di storia (non solo) del teatro ha due tentazioni. Da un lato l’imitazione dell’autore, il che di solito si risolve in una brutta copia dell’originale; e dall’altro la trasgressione, cioè il desiderio di lasciare un’impronta personale che, all’opposto, finisce per trasformare lo spettacolo in una caricatura. Martelli, attore che compirà 36 anni il prossimo giovedì 24, evita l’una e l’altra e riesce a sfornare invece un’interpretazione che è fedele ma anche personale, perché aggiunge qualcosa di suo al testo, arricchendolo e no stravolgendolo.

    Lui, del resto, ha studiato con Dario Fo e ha compreso la sua lezione più importante: rimanere sempre se stessi. Così il suo “Mistero buffo” non perde nulla del fascino trasgressivo delle giullarate classiche – in scena sono andate le nozze di Cana, i miracoli di Gesù bambino e Bonifacio ottavo – ma vi aggiunge quel pizzico di verve personale che insaporisce il menu con l’attualità. L’asino della fuga in Egitto è visto come “la prima Ong della Storia”, Erode è paragonato a Mussolini che faceva arrivare in orario i treni a Betlemme, fra i miracoli-miraggi di questi tempi è giusto annotare anche la fine della pandemia. Sbucano dal palco anche i personaggi dell’attualità politica, fra un’imitazione di Berlusconi, il celebre “stai sereno” di Renzi, e poi Salvini, Conte, Draghi, Grillo. Martelli non è esagerato, non sposta l’asse dello spettacolo: fosse una ricetta, aggiunge “un nonnulla di…” e non “una dose generosa” per usare la terminologia di Giorgione Barchiesi.

    Il pubblico ride molto, il clima a teatro è sciolto, spesso gli spettatori sono chiamati in causa dal protagonista e se non lo fa lui ci pensano loro stessi a provocare il dialogo, tanto per ribadire che il teatro è libertà e quanto l’atmosfera sia rilassata. Un’ora e mezza se ne va e, senza accorgersene, si impara molto del teatro e della storia.

    Martelli merita tutti i premi e le definizioni che hanno coniato su di lui: “Un attore treno, un campione dinamico, specialista nella mimetica che pesca dalla risata” (Rodolfo di Gianmarco); “Pirotecnico e irresistibile” (Osvaldo Guerrieri).

    A noi spetta solo aggiungere che 44 anni dopo il “Mistero buffo” che fu un fiasco a Vicenza nel 1978, Dario Fo s’è preso una gran bella rivincita con Matthias Martelli. È cambiata anche Vicenza, grazie a Dio. (a. d. l.)

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