sabato, 25 Giugno 2022

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    Vicenza, racket delle badanti: la Finanza confisca 39 milioni, indaga 20 persone e 17 società

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    La Finanza di Vicenza ha scoperto che le società inquadravano molto altro personale

    I finanzieri del comando provinciale di Vicenza, con il coordinamento della procura di Roma – annuncia una nota della Finanza – hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca emesso dal tribunale di Roma capitolino, per oltre 39 milioni di euro, nei confronti di 19 società, nonché di venti persone fisiche indagate per frode fiscale.

    Le indagini, condotte dalle Fiamme Gialle della compagnia di Schio, hanno tratto origine dalla presentazione di un esposto al reparto, da parte di una badante attiva nell’Alto Vicentino, la quale segnalava di essere stata costretta, da un dipendente di un’agenzia di Padova, a corrispondere una somma di denaro all’atto dell’assunzione e della percezione del primo stipendio.

    I successivi accertamenti dei militari permettevano di far luce su una vasta frode fiscale che si celava dietro l’operatività di tale agenzia. Nonostante questa fosse il front office sul territorio per la fornitura di manodopera, le badanti erano formalmente inquadrate all’interno di società cooperative, con sede legale a Roma e operativa a Milano, ma di fatto inesistenti.

    Erano, difatti, evasori totali, e formalmente amministrate da soggetti prestanome; inoltre, le sedi romane e milanesi dichiarate sono risultate del tutto fittizie (in alcuni casi, il numero civico era persino inesistente).

    Sono state individuate – prosegue la nota – 17 società cooperative attive in tutto il territorio nazionale in svariati settori economici di fornitura di manodopera: al loro interno non erano inquadrate solo badanti, ma anche infermieri, personale paramedico, autotrasportatori, braccianti stagionali e operai edili, per oltre 3.000 posizioni lavorative comunicate, risultate tutte irregolari.

    Sul territorio veneto spiccava l’operatività della principale società cooperativa che in pochi anni ha inquadrato oltre 1.400 badanti attraverso le collegate agenzie di Padova, Vicenza, Camposampiero (Pd) e Dolo (Ve), realizzando un volume d’affari di oltre 5 milioni di euro.

    Le società cooperative hanno ricevuto e utilizzato in dichiarazione, ai fini dell’Iva, fatture per operazioni oggettivamente inesistenti per 27 milioni di euro emesse da parte di due società di capitali attive nel settore immobiliare, qualificabili come imprese cartiere, le quali a loro volta, prive di struttura economica, hanno operato in spregio degli obblighi dichiarativi e di versamento; in alternativa, le Cooperative hanno artificiosamente inserito nei modelli Iva operazioni passive del tutto inesistenti.

    L’ingente credito Iva conseguito con i modelli fraudolenti o infedeli è stato impiegato per la sistematica compensazione c.d. “orizzontale”, tramite modello F24, delle ritenute irpef operate sulle retribuzioni dei lavoratori, nonché dei debiti previdenziali e assicurativi riferiti a tali rapporti. In alternativa, i fittizi crediti d’imposta sono stati ceduti, a titolo oneroso, a soggetti giuridici terzi, accomunati dal pesante indebitamento con il Fisco, realizzando una monetizzazione del profitto della frode fiscale. Complessivamente, sono state individuate indebite compensazioni per oltre 8 milioni di euro.

    In altre parole, non è mai stato eseguito alcun versamento d’imposta afferente le posizioni lavorative inquadrate nelle Società Cooperative. La frode fiscale commessa a monte ha permesso, a valle, di alleggerire in maniera definitiva il costo del lavoro.

    Successive e serrate investigazioni di polizia giudiziaria – prosegue la nota – eseguite su delega della procura di Roma, hanno permesso di individuare tre figure professionali orbitanti intorno ai soggetti giuridici di comodo: un dottore commercialista, con studio in Ascoli Piceno, il quale ha eseguito la trasmissione telematica di tutte le dichiarazioni Iva, fraudolente o infedeli, presentate dalle cooperative, apponendo altresì su di esse l’obbligatorio visto di conformità, nonostante la completa difformità dalle scritture contabili; un ragioniere, con studio a Roma e gravato da precedenti di polizia specifici per frode fiscale, il quale ha trasmesso telematicamente indebite compensazioni per svariati milioni di euro; un imprenditore, amministratore de facto di gran parte delle società cooperative.

    Sono, allo stato, indagate 20 persone fisiche, a vario titolo, per i reati di dichiarazione fraudolenta, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, emissione di fatture per operazioni inesistenti, omesso versamento Iva e indebita compensazione.

    Condividendo le ipotesi investigative del Reparto e la successiva analitica ricostruzione della procura capitolina, il gip del tribunale di Roma ha emesso un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, nei confronti di 19 tra società di capitali e cooperative di lavoro, nonché dei 20 indagati, per oltre 39 milioni di euro, profitto illecito delle condotte di rilievo penal-tributario sopra descritte.

    Le attività esecutive hanno permesso di sottoporre a misura cautelare reale 36 immobili ubicati nelle province di Lucca, Pistoia, Latina, Roma e Ascoli, 2 imbarcazioni da diporto, 3 autoveicoli di pregio, 27 partecipazioni societarie, 2 orologi di pregio e disponibilità finanziarie.

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