domenica, 25 Settembre 2022

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    A Venezia istituiti gli “infermieri di famiglia” dell’ULSS

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    L’ULSS 3 inaugura il nuovo servizio “infermieri di famiglia”. Il direttore dell’ULSS Venezia “Già attivi per tutti gli anziani cronici”

    Sono già cinquecento i malati seguiti a domicilio dalla neonata figura professionale dell’assistenza sanitaria, nata da ormai tre mesi e capace di aumentare l’aspettativa e la qualità di vita degli assistiti. Come avviene per i medici di base, ad ogni infermiere di famiglia è assegnata una porzione di Venezia e un’agenda specifica di pazienti.

    “Se apre il frigorifero e mancano frutta e verdura (perché per arrivare al primo fruttivendolo il suo paziente deve attraversare tre ponti a piedi) l’infermiere di famiglia attiva la spesa a domicilio. Se il farmaco non viene assunto all’ora giusta perché si trova sulla mensola più alta della cucina (e il suo anziano deve attendere la visita del figlio per procurarselo) l’infermiere di famiglia organizza in dispensa uno spazio farmaci che rende autonoma l’assunzione della terapia. Ma l’infermiere di famiglia passa anche per la farmacia in campo, a controllare che il proprio assistito abbia ritirato correttamente le medicine, chiama il cardiologo se i parametri non sono nella norma, il neurologo se variano i sintomi” dichiara Edgardo Contato, direttore dell’ULSS 3 Serenissima.
    “Pazienti spesso anziani, ma anche giovani adulti, con patologie croniche come diabete, scompenso cardiaco, bronchite cronica ostruttiva, disturbi cognitivi. O utenti che devono seguire terapie delicate come quella con anticoagulanti orali. Quella dell’infermiere di famiglia è una neonata figura professionale istituita dalla Regione Veneto, che vede la sua prima sperimentazione su vasta scala proprio in laguna.
    L’infermiere di famiglia segue i pazienti soprattutto a domicilio. Interagisce con gli stessi applicativi informatici del medico di famiglia: durante la visita rileva i parametri vitali del paziente e li registra nel sistema informatico, rendendoli disponibili anche al medico di base, interagendo costantemente con lui”.

    Francesca Rossi “infermieri di famiglia formati con tutti i medici di medicina generale”

    L’infermiere di famiglia è un professionista dell’azienda sanitaria che si dedica tutto il giorno alla cronicità semplice, e che pur avendo già esperienza nella gestione dei malati, è stato formato per mesi alla ‘medicina di iniziativa territoriale’.
    “Questo vuol dire che questi professionisti hanno imparato a orientare la propria attività professionale verso la presa in carico. Non è il paziente che richiede di essere seguito ma l’infermiere di famiglia che lo intercetta e prevede i suoi bisogni – spiega la direttrice delle professioni sanitarie dell’Ulss 3 Francesca Rossi -. Abbiamo selezionato questi professionisti tra i nostri dipendenti e li abbiamo poi formati attraverso un percorso di affiancamento con tutti i medici di medicina generale, gli specialisti del distretto, gli assistenti sociali”.

    Il medico di base, quando il paziente è eleggibile, ovvero ha una malattia cronica che con una buona organizzazione può essere ancora gestita a domicilio, attiva il nuovo infermiere di famiglia. Questa nuova figura non agisce sul bisogno, come avviene con l’attivazione dell’Assistenza domiciliare integrata (nel caso, ad esempio, di cateteri o terapie infusionali): “L’infermiere di famiglia agisce prima – continua Rossi -, riducendo le ricadute, gli accessi al pronto soccorso e i ricoveri. Lavora quindi sul corretto stile di vita, controlla che vengano seguite correttamente le indicazioni cliniche degli specialisti e del medico di famiglia. Ma il suo lavoro permette anche l’attivazione di tutta la rete territoriale e sociale che sta attorno alla persona”.

    “Spesso il paziente non si aspetta di essere preso in carico dall’infermiere di famiglia, perché pensa di non averne bisogno – dice Amalia Fontanel, dirigente delle professioni sanitarie dell’area territoriale -. Ma un paziente cronico davanti a sé ha ancora molti anni di vita. L’infermiere di famiglia può contribuire al miglioramento dell’aspettativa e della qualità di vita: chi ha uno scompenso cardiaco, ad esempio, può diminuire drasticamente i numerosi ricoveri aiutandolo a dosare la terapia”.
    Le visite degli infermieri di famiglia sono programmate e cadenzate a seconda delle necessità dei pazienti. In caso di necessità, ogni infermiere può essere direttamente contattato dal paziente in carico attraverso il suo cellulare aziendale

     

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