martedì, 17 Maggio 2022

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    Alonte, successo del “Sabato del vignaiolo” della Fivi grazie a vini sinceri e di qualità

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    Molte le novità proposte ad Alonte alla giornata della Fivi

    Il più giovane partecipante al “Sabato del vignaiolo” è Federico: per lui solo acqua nel biberon

    Andrea Mattiello assieme all’enologo Luca (e alla sua fidanzata) presentano il Sauvignon che è tornato tra i vini della cantina

    Collematto Dama è una garganega prodotta da “Magia di Barbarano”

    Giacomo Bernardi, titolare della “Magia di Barbarano”

    Franca Miotti con il suo “Anima”, raffinate bollicine di metodo classico assieme ad Alessandra Piovene Porto Godi e il suo rosso nobile

    Le “Origini” di Vigne al colle di Rovolon: quasi un orange wine

    Martino Benato di “Vigne al colle” di Rovolon: le sue “Origini” sono molto interessanti

    Paola Fabris e il marito Walter Smittarello dell’antica osteria “Al Castello” di Gambellara hanno curato la ristorazione di visitatori e produttori

    Il risotto al grana e polvere di liquirizia dell’antica osteria: di alto livello

    Gianni Zattarin dell’azienda “Al contadin” di Rovolon nel Padovano

    Si chiama “Settecento” il profumato marzemino bianco prodotto da “Al contadin”

    Ugo Biasin rappresenta la generazione di esperti di Cà Rovere, azienda in espansione

    Enrico e Alesandro Pegoraro con il loro “Iose” la paicevolezza diventata vino

    Marcella Biasin rappresenta la nuova generazione di Cà Rovere

     

     

     

     

     

     

     

     

    La Fivi ha molti meriti, primo fra tutti quello di raccogliere sotto la sua bandiera vignaioli genuini e appassionati del loro lavoro e che, per questi motivi, producono vini di alto livello, spesso eccellenti. Magari non vi convinceranno, liberissimi di pensarla così, ma sono sicuramente sinceri come i loro produttori. Tanto che qualcuno, porgendoti il bicchiere per la degustazione, avverte: “Il vino può anche non piacere, ma è prodotto con serietà ed è quello che ci piace sperimentare”. A parlare così, per esempio, è Gianni Zattarin dell’azienda vinicola “Al contadin” di Rovolon che produce un inedito marzemino bianco che stupirebbe anche Mozart che nel suo Don Giovanni celebra il marzemino che da sempre è rosso.

    Il “Sabato del vignaiolo”, organizzato dalla Fivi grazie all’ospitalità dell’azienda Ca Rovere di Alonte, ha dato la possibilità di conoscere alcuni di questi protagonisti del vino. Realtà anche piccole, spesso familiari, ma dai risultati assai interessanti proprio perché ci sono valori profondi che motivano i vignaioli. S’é detto di “Al contadin”, famiglia che lavora in vigna da quattro generazioni. Nello stesso paese del Padovano (l’incontro raccoglieva produttori di Vicenza e Padova) e con la stessa anzianità di servizio c’è “Vigne al colle” a nome della quale Martino Benato presenta “Origini”, vale a dire un bianco 70% di garganega e 30% di moscato giallo: questo vino spiega molto bene che cosa sia un terreno vulcanico, cioè dei Colli Euganei, grazie ai suoi sentori di frutti gialli e alla sua complessità: riposa un anno nei tonneaux e sembra quasi un un orange wine con un finale sapido assai interessante.

    La pattuglia vicentina è caratterizzata da volti conosciuti e affermati e da qualche new entry. Tra questi ultimi c’è Giacomo Bernardi con la sua “Magia di Barbarano”: studi scientifici al liceo Quadri, laurea in economia, Giacomo da sette anni segue la cantina di famiglia. Produce milleottocento bottiglie della sua “Collematto Dama”, una garganega in purezza ottenuta da vecchie viti che proprio per questo motivo afferma la sua personalità.

    La contessa Alessandra Piovene Porto Godi è testimonial della cantina di Toara di Villaga che è la portabandiera delle piccole realtà di qualità del Vicentino. Che siano bianchi o rossi, i suoi sono vini che convincono, anzi ormai sono dei classici nel panorama enologico.

    Vicina di banco (ma non copia…) è Franca Miotti da Breganze: anche la sua è una realtà conosciuta, soprattutto grazie al nome del padre Firmino, anche se sono vent’anni che di fatto al timone c’è lei. La novità della cantina è il suo “Anima”, raffinato metodo classico di fascino, vendemmia 2017, che sull’etichetta ha un disegno di Nereo Quagliato che ritrae proprio Franca adolescente.

    Soltanto conferme giungono anche da Cà Rovere, cantina che ha maturato in questi dieci anni una consapevolezza dei propri mezzi e meriti in campo enologico: le sue bollicine di metodo classico sono davvero di alto livello. Ugo Biasin spiega che la cantina produce 50mila bottiglie ma che ha una potenzialità doppia. Già alcuni lavori effettuati, come la nuova sala degustazione e la terrazza dimostrano che il desiderio di proseguire sulla strada dell’ampliamento è ben presente. Ugo Biasin rappresenta la generazione al timone, ma la figlia Marcella e i nipoti Marco e Matteo stanno dimostrando di avere la stoffa necessaria per proseguire il lavoro con competenza.

    Enrico e Alessandro Pegoraro, della omonima cantina di Mossano, hanno presentato la nuova annata di Iose, una garganega che è la piacevolezza trasformata in vino, grazie alla cura che la famiglia ci mette. Il vino resta nelle botti di acciaio per dieci mesi. Quasi esaurita l’edizione 2019, della successiva hanno prodotto poco meno di 3000 bottiglie. L’etichetta è un omaggio a Giuseppe, l’avo che un secolo fa realizzò quel vigneto: per loro è ancora uno di famiglia.

    Un altro vignaiolo che ha tracciato un bel po’ di cammino dei Colli Berici è Andrea Mattiello, persona che unisce molte doti: simpatia, modestia, competenza. Ha presentato il suo Sauvignon, una sorta di ritorno al futuro, perché quel vino era un classico della Cantina. A proposito di futuro, Andrea ha deciso di separare la mano di chi cura i rossi da quella di chi produce i bianchi, in modo da ottenere più selezione e accuratezza.

    Due ultime citazioni. Una per Walter Smittarello e Paola Fabris, dell’Antica osteria “Al Castello” di Gambellara, che assieme alla figlia Anna hanno curato la ristorazione di visitatori e produttori. Da segnalare il risotto al grana e polvere di liquirizia: proprio ben eseguito.

    Il record del più giovane partecipante all’incontro è da assegnare a Federico che con il suo pannolone sgambettava tra vigneti e piazzola. Nel suo biberon soltanto acqua, comunque.

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