martedì, 5 Luglio 2022

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    HomeVenetoCultura e spettacoliL’arte di Piero Annibaletto in mostra al MAC di Teolo

    L’arte di Piero Annibaletto in mostra al MAC di Teolo

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    Fino al 12 giugno il MAC Museo di Arte Contemporanea “Dino Formaggio” di Teolo ospita “Piero Annibaletto – Le umili sinfonie”, mostra dedicata alle opere del pittore originario di Albaredo d’Adige, Verona, ma padovano d’adozione.

    Piero Annibaletto e la figlia
    Piero Annibaletto e la figlia

    La prima mostra dedicata ad Annibaletto dopo oltre 30 anni (l’ultima risale al 1989, in occasione delll’ottantesimo compleanno dell’artista) si propone di esplorarne l’intera produzione, passando in rassegna 30 anni di attività attraverso una trentina di opere, dalla più vecchia, un olio su tavola del 1954, alle ultime produzioni della fine degli anni Settanta.

    Curatore della mostra, Stefano Annibaletto, nipote dell’artista. “La mostra – spiega – si propone come una riscoperta del suo lavoro e della sua figura d’artista. Classe 1909, cominciò a dipingere da autodidatta dopo la guerra, a Padova, dove era immerso nel vivace ambiente culturale dell’epoca, caratterizzato da varie gallerie e da un tessuto di relazioni fra artisti più fitto di quello che conosciamo oggi”.

    La sua arte, fra acquerelli e dipinti ad olio, si inserisce nella tradizione paesaggistica veneta ma presenta dei tratti innovativi. Quali sono le peculiarità della sua tecnica?

    Gli anni Sessanta sono caratterizzati da una ricerca sull’acquerello che porta a risultati del tutto particolari, con l’affinamento della tecnica del “bagnato su bagnato”, libera, incorporea, basata sulla macchia. Sono gli anni delle partecipazioni alla Biennale d’Arte Triveneta. Negli anni Settanta si dedica invece alla china acquerellata e quindi all’olio, con una pittura più precisa. Anche qui il suo lavoro arriva a visioni personali, pur concentrandosi ancora una volta sui paesaggi, in particolare quelli euganei.

    Da dove deriva il nome della mostra, “Le umili sinfonie”?

    “Sinfonie” fa riferimento ai suoi dipinti, delle sinfonie di forme e colori. “Umili” perché la sua è una pittura autentica, sincera, cui lui si dedicava per puro piacere personale, certo anche per donarla agli altri, ma mai con l’intento di stupire. Era innamorato della pittura: non l’ho mai sentito definirsi un artista, ma sempre un pittore.

    Che ricordo ha del nonno Piero Annibaletto?

    Da quando ne ho memoria, l’ho sempre visto dipingere. Mi piacevano le cose che dipingeva perché le faceva lui, mio nonno, ma ovviamente da bambino non avevo il senso critico per valutarle.

    Qual è invece l’opinione del critico di oggi?

    Non nego che si tratta di una mostra alquanto strana per me, non a caso la rimando da dieci anni, un po’ per pudore, un po’ per la difficoltà di guardare alle sue opere con la distanza che tengo invece quando affronto un altro artista. Oggi però posso dire di riconoscere un pittore legato alla tradizione del paesaggio veneto, ma con una grande personalità e dal tratto molto riconoscibile, con alcuni guizzi che lo hanno portato spesso a realizzare opere sorprendenti.

    Francesca Tessarollo

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