sabato, 24 Febbraio 2024
 
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Profughi in fuga dall’Ucraina, il racconto di una famiglia di Cona

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Cona. Hanno ospitato due donne e una bambina, scappate da Lutsk. Tutti portano qualcosa. La Protezione civile e la Caritas di Chioggia li assistono

Lutsk notte dell'11 marzo 2022
Lutsk notte dell’11 marzo 2022

Le immagini che stanno giungendo dall’Ucraina negli ultimi due mesi sono note a tutti. Il prolungarsi della guerra non ha fatto altro che dividere migliaia di famiglie e disperdere nel territorio europeo milioni di profughi. Per molti scegliere la Patria avrebbe significato soltanto ulteriori morti tra i civili, le principali vittime in un conflitto bellico.

In molti, sia associazioni che privati, si sono messi in moto per aiutare tutte le donne, gli uomini e i bambini che a gran voce chiedevano un sostegno. Anche la nostra comunità, nel suo piccolo, ha contribuito ad assistere queste persone. Infatti, molte sono le famiglie che hanno messo a disposizione posti letto e cure. Tra queste ce n’è una a Cona che ha accolto due donne e una bambina in fuga da Lutsk (Luc’K, ndr). Si tratta di due sorelle e la figlia di una di loro che il 13 marzo hanno passato il confine con la Polonia, dopo che nella notte dell’11 l’aeroporto della loro città è stato bombardato dalle truppe russe.

La famiglia che le ospita ha riferito alla Piazza che “il dolore più grande è stato quello di separarsi dai loro affetti”. Infatti, i mariti e i figli sono stati arruolati nella Guardia Civile Ucraina e per questo motivo non vogliono rivelare i loro nomi o fornire dati sensibili che possano mettere in pericolo i loro cari.

“C’è stata una forte accoglienza da parte di tutti” afferma uno dei due coniugi, “e in molti, quasi ogni giorno, portano frutta e verdura. Per far comprendere il senso di solidarietà possiamo dirvi che ogni sabato sera vengono ordinate e offerte delle pizze”.

Ma non solo, perché anche “la Protezione Civile e la Caritas di Chioggia non ci hanno abbandonato per un attimo. Da loro abbiamo un continuo supporto per tutto ciò che riguarda cibo e vestiario. E in tutto questo vanno anche ricordate le suore, grazie a loro la bambina ha avuto a disposizione un computer per poter seguire le lezioni da remoto, lezioni che continuano ad essere erogate dall’Ucraina. Ovviamente gli orari non sono sempre gli stessi, questo perché va a seconda dei bombardamenti e del relativo pericolo”.

Inoltre, per permettere loro di integrarsi maggiormente nella comunità, è stato anche organizzato un corso di italiano. “Tutto quello che potevamo e possiamo fare per loro lo abbiamo fatto e lo stiamo facendo – ribadisce la famiglia, – è il minimo per delle persone che tutto questo non lo hanno voluto e che da un giorno all’altro hanno visto il loro quartiere cambiato, trasfigurato dalla violenta e insensata crudeltà della guerra”.

Samuele Contiero

 
 
 

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