sabato, 2 Luglio 2022

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    HomeAppuntamentiVenezia, in Piazza San Marco le opere di Bruno Catalano

    Venezia, in Piazza San Marco le opere di Bruno Catalano

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    L’arte monumentale torna in Piazza San Marco. Per la prima volta a Venezia le opere monumentali di Bruno Catalano esposte in quattro luoghi diversi della città

    L’arte monumentale torna in Piazza San Marco. Dal 14 maggio al 15 giugno in occasione del Salone Nautico Venezia, quattro opere monumentali di Bruno Catalano saranno esposte in quattro luoghi diversi di Venezia, tra cui una straordinariamente in Piazza San Marco.

    Grazie alla collaborazione del Comune di Venezia e Vela Spa, le opere monumentali di Bruno Catalano si potranno ammirare sotto le arcate dell’Ala Napoleonica, in Riva Ca’ di Dio, all’entrata dell’Arsenale e all’interno del Salone Nautico di Venezia.

    Le opere fanno parte della serie Les Voyageurs, sorprendenti sculture in bronzo caratterizzate dalla totale mancanza della parte centrale del corpo, personaggi eterei “non finiti” che hanno sempre con sé un bagaglio.

    Le opere di Bruno Catalano sono rappresentate in esclusiva in Italia dalla Galleria Ravagnan, la più antica galleria d’arte contemporanea di Piazza San Marco. Nel 2022 la Galleria Ravagnan arriva al suo 55° anno d’attività continuativa, cercando di mantenere
    sempre un legame stretto con la città, in particolar modo con Piazza San Marco, dove ha già più volte esposto in passato opere d’arte e dato vita a performance artistiche.

    “Benoît”, una scultura di un viaggiatore in disequilibrio e in movimento a ricordare i ritmi frenetici del presente, sarà collocata sotto le arcate dell’Ala Napoleonica davanti all’entrata del Museo Correr; la scultura “Pierre David Triptyque”, metafora plastica del nostro essere semplici viaggiatori della vita, sarà posta in Riva Ca’ di Dio; “Hubert”, scultura di un viaggiatore umile che si accontenta di seguire il corso delle cose e “Non Finito” scultura che rappresenta l’infinità di direzioni, ritocchi, modifiche, su un’opera d’arte, consentiti dall’argilla, saranno poste all’entrata dell’Arsenale.

    I Viaggiatori di Bruno Catalano

    I Viaggiatori di Bruno Catalano sono personaggi che la scultura immortala nel mezzo di un lungo viaggio, la cui durata, origine e destinazione rimangono a noi ignote. Nella sua opera, uomini e queste donne tratti dal mondo del quotidiano, assumono una dimensione eroica. La loro statura monumentale rende omaggio all’esperienza universale del viaggio, la fuga, l’esilio. Questi individui trasportano all’interno dei loro bagagli dei frammenti di vita e di storia. Il loro destino si lega inevitabilmente alle loro radici e li mantiene in un equilibrio precario. Bruno Catalano rappresenta esseri umani strappati, attraversati da un immenso vuoto che evoca la cicatrice della partenza e della separazione, le identità frammentate dalle difficoltà, o le zone d’ombra dell’immagine di loro stessi.

    Le Opere Esposte

    “Benoît” (bronzo, 310x150x150 cm)

    È una scultura ambivalente all’interno della serie dei viaggiatori cui appartiene, perché si situa a un crocevia di diversi momenti temporali. La postura in disequilibrio, il particolare slancio del movimento, e il tessuto allentato degli abiti che indossa, indicano la volontà di quest’uomo di vivere attraverso le pressioni del mondo moderno. In questo personaggio, che si potrebbe incontrare per strada, al lavoro o nei trasporti, il viso ricorda i canoni della scultura classica. L’espressione e la figura rinviano a figure mitologiche e divine dell’antichità, come una presenza anacronistica che si ritrova qui, stranamente legata ai ritmi frenetici del presente.

    “Pierre David Triptyque” (bronzo, 300x106x102 cm / 269x106x102 cm / 53x106x102 cm)

    Traccia di un viaggio che è allo stesso tempo mobile e immobile. Perché il Viaggiatore non è solo chi ha lasciato tutto per un sogno e un altrove. È anche chi, calzato di tutto punto, valigia in mano, nella sua postura diritta e degna, rappresenta ognuno di noi. È con questa idea che Bruno Catalano ha creato “Pierre David Triptyque”, una metafora plastica, limpida e giusta, della nostra condizione umana, eludendo il tabù della senilità e della morte. Qualunque sia il nostro itinerario, vagabondo o più sedentario, ecco ciò che resterà di noi, viaggiatori effimeri su questa Terra: qualche traccia di materia consunta, derisoria. Un paio di scarpe, una valigia, metafore del lascito di ogni essere umano dopo il suo passaggio. Nella maturità della sua opera, l’artista mostra sempre più il passaggio del tempo; con il suo Trittico, propone un emblema grezzo ed eloquente della nostra mortalità, del nostro
    essere semplici viaggiatori della vita.

    “Hubert” (bronzo, 300x127x96 cm)

    In piedi, in attesa, “Hubert” è stato immortalato in un momento di assenza in cui il suo spirito aleggia già altrove. Vestito solamente di un paio di jeans, a torso e piedi nudi, è un viaggiatore umile, che si accontenta di seguire il corso delle cose. Il blu del pantalone contrasta con la pelle bronzea, brillante e grezza, esposta al sole e agli elementi. Il corpo, nonostante il vuoto lasciato, lascia intravedere un chiasmo degno dell’arte statuaria greco-romana, mentre una mano casualmente infilata in tasca conferisce al personaggio tutto lo sdegno e la spensieratezza della gioventù.

    “Non Finito” (bronzo, 300x150x130 cm)

    Scultura dal drappeggio che confonde, che ricopre tutta la figura, invisibile, indecifrabile, ineffabile: “Non Finito” rappresenta l’infinità di direzioni, ritocchi, modifiche, su un’opera d’arte, consentiti dall’argilla. Concretamente, per mantenerla malleabile e morbida, lo scultore avvolge la scultura ogni sera con un canovaccio bagnato. L’artista scrive una poesia in tre dimensioni per questo canovaccio, questo suo complice che gli consente di continuare il lavoro su una statua incompiuta, allegoria del work in progress. L’aspetto spettrale, soprannaturale, di questa scultura, rappresenta lo straordinario spettro delle possibilità della creazione. Non sorprende, se si pensa che questo artista, se potesse, ritoccherebbe all’infinito ogni sua opera. Occorre tuttavia una fine, e “Non Finito” è anche uno spaccato di ciò che può essere ottenuto in un dato momento, un finito. Scrutando oltre i riferimenti allo stile classico, possiamo notare una reverenza verso i maestri, con i ricchi drappeggi che hanno tanto affascinato questo artista autodidatta. Infine, questa scultura parla del lavoro nella sua dimensione assoluta, quotidiana, dell’artista come anche dell’operaio. Bruno Catalano, prima operaio in catena di montaggio, marinaio e poi elettricista, nutre e onora il lavoro manuale fatto di gesti reiterati, con le sue minime variazioni, sempre alla ricerca della perfezione.

    Biografia di Bruno Catalano

    Di origini miste e mediterranee, Bruno Catalano è nato in Marocco nel 1960. Nel 1975 è costretto all’esilio con la sua famiglia. Sbarcato a Marsiglia con la speranza di ricominciare una nuova vita, conserva nella memoria il dolore del proprio sradicamento. A 18 anni diventa marinaio, poi elettricista, a 30 incontra l’arte e la scultura in argilla attraverso artisti come Rodin, Giacometti, César. Da quel momento decide di consacrare la propria esistenza all’arte scultorea. La sua arte evolve dall’argilla al bronzo e scolpisce personaggi sempre più grandi, realizzando così notevoli prodezze tecniche.

    La Galleria Ravagnan

    La Galleria Ravagnan svolge la sua attività tra ricerca artistica e impegno commerciale, ospitando nei suoi spazi alcuni tra gli artisti più originali e importanti della nostra epoca.
    Fondata da Luciano Ravagnan nel 1967, la Galleria Ravagnan si trova nel lato orientale di Piazza San Marco, sotto le arcate delle Procuratie Nuove, a pochi passi dal Campanile.
    Nel 2019, La Galleria Ravagnan ha aperto una seconda sede a Venezia, nel cuore del “Dorsoduro Museum Mile”, accanto alla Peggy Guggenheim Collection.

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