sabato, 2 Luglio 2022

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    Vicenza, uno straordinario Arlecchino, fresco e divertente con i giovani fenomeni di Stivalaccio

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    L’Arlecchino di Stivalaccio a Vicenza è molto di più di una riproposizione della commedia dell’arte

    Marco Zoppello, ripreso da Serena Pea, un Arlecchino che ricorda il grande Soleri

    Se vi capita, e capiterà nei prossimi mesi, di imbattervi in una locandina che annuncia “Arlecchino muto per spavento” ascoltate un consiglio: non perdetelo. A nessun costo. È uno spettacolo brillante che affonda le sue radici nella commedia dell’arte, ma offre molto di più: musiche, canti, improvvisazioni e divertimento. Due ore spese bene.

    Merito di Stivalaccio teatro e prima di tutto di Federico Corona che, dalla sua esperienza di Arteven ha saputo trarre gli ingredienti giusti per guidare gli straordinari giovani di Stivalaccio lungo una strada di sapiente innovazione. Detto della produzione, il merito va diviso fra tutti gli attori, attorno ai 35 anni o anche meno, che danno il meglio di sé evitando due rischi sempre in agguato quando si parla di commedia dell’arte: cercare di imitare canoni e interpreti famosi, oppure ridurre il testo a una farsa giocando sulle macchiette.

    Invece no: l’Arlecchino di Stivalaccio non cade nei tranelli, interpreti e regia proseguono diritti e sicuri su una strada di personale reinterpretazione di un classico che si dimostra vincente per la sua freschezza.

    Questo “Arlecchino muto per spavento” affonda le sue radici nel canovaccio dei primi del Settecento di Luigi Riccoboni, il quale tornato a Parigi doveva fare recitare la compagnia in francese, ma il suo Arlecchino (Tommaso Visentini) non sapeva la lingua. Perciò Riccoboni s’inventò un Arlecchino muto. E infatti per tre quarti dello spettacolo il protagonista non parla, bensì gesticola e mugugna con passione e stile. Perché l’interpretazione che ne dà Marco Zoppello, che ha curato il soggetto ripreso da Riccoboni e la regia dello spettacolo, è di alto livello. Con una fisicità e qualche gesto atletico all’altezza dell’Arlecchino con la A maiuscolissima, quello di Ferruccio Soleri. I colleghi di Zoppello sono alla sua altezza per vivacità e profondità. Ne esce uno spettacolo divertente ma equilibrato, che offre molti spunti di novità e non cala mai di tono.

    La trama racconta naturalmente di amori incrociati, sia di nobili sia di popolani, di legami ostacolati dalle famiglie e dirottati verso partner convenienti ai loro disegni. Gli amori si ricompongono secondo le intenzioni originali nell’happy end, non prima che i protagonisti abbiano superato vari dribbling tra accidenti e fortune, perfino duelli.

    La produzione di questo Arlecchino è degli stabili di Bolzano, del Veneto, di Verona e della stessa compagnia Stivalaccio. Al teatro comunale di Vicenza va il merito, personalmente ad Annalisa Carrara, di aver visto giusto puntando su questo spettacolo e dimostrando che si può essere profeti in patria visto che Stivalaccio è vicentino di Anconetta. Che sarà anche l’ultimo della stagione – stasera c’è ancora una replica – ma dovrebbero riprogrammarlo presto. Come detto, ne vale la pena: due ore di intelligente divertimento con un plauso convinto (quanti ne hanno ricevuti ieri sera!) oltre che a Zoppello, a Sara Allevi, Marie Coutance, Matteo Cremon, Anna De Franceschi (splendida Stramonia), Michele Mori (un Mario molto efficace), Stefano Rota, Pierdomenico Simone, Maria Luisa Zaltron. Bravò, come avranno detto a suo tempo i francesi a Riccoboni.

    Antonio Di Lorenzo

     

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