mercoledì, 17 Agosto 2022

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    Al Bailo di Treviso arriva Canova

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    La grande mostra su Canova è stata inaugurata. Fino al 25 settembre al Bailo oltre 200 opere, anche inedite, del grande scultore di Possagno.

    Duecento anni fa, il 13 ottobre 1822, moriva a Venezia Antonio Canova. E Treviso, capoluogo di quella terra in cui nacque, ha scelto di dedicargli una grande mostra. La prima vera grande mostra del quinquennio di Mario Conte, fortemente segnato da una pandemia e anche da qualche polemica (tutta locale) sulle scelte culturali. Ma, ultimato il laborioso e ultradecennale progetto di recupero del Museo Bailo con i suoi spazi espositivi raddoppiati, l’attesa è finita, il taglio del nastro è stato fatto e fino al 25 settembre trevigiani, foresti e turisti potranno godersi “Canova gloria trevigiana. Dalla bellezza classica all’an-
    nuncio romantico”, che riunisce più di duecento testimonianze dell’immenso scultore di Possagno, la maggior parte delle quali finora mai esposte al pubblico.

    La città in cui nacque il mito di Canova proverà a catturare non solo chi già sa, chi già conosce, chi vuole riammirare e chi è attratto dagli inediti e in generale dalla storia dell’arte, ma – come ha fatto sapere la titolare della cultura cittadina, Lavinia Colonna Preti – anche quella parte di pubblico che ama di più il pop (nel senso di popolare). Quelli che visitano luoghi e cose per poterli anche fotografare, postare sui social network e dire “io c’ero”. Tanto che l’anteprima della monografica in scena oggi si è consumata a San Valentino, quando al Bailo l’amministrazione comunale ha scelto di esporre gratis il gesso originale di “Amore e Psiche”, riscuotendo successo e collezionando valanghe di selfie e promesse d’amore.

    Ora ci si aspetta che tutti quei baci in posa tornino alla mostra curata da Fabrizio Malachin, direttore dei Musei Civici trevigiani. Che, nella sua appassionata costruzione di un viaggio fra capolavori dal mondo e reliquie di un culto laico, è riuscito a portare al Bailo anche due spettacolari gessi di grandi dimensioni appena restaurati – “La morte di Priamo” e “La danza dei figli di Alcinoo” – che, patrimonio delle Generali, appartengono alla Collezione Albrizzi. Vale la pena? Fosse anche solo per una delle oltre duecento opere, ma vale la pena. È Antonio Canova, è la bellezza.

    (s.s.)

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